ISSN: 2038-0925

“Il movimento del ‘77″

Convegno di studi

Il movimento del ‘77

Firenze, 30 novembre-1 dicembre 2017 Call for papers / Invito a partecipare

In occasione del quarantennale, l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, in collaborazione con il Dipartimento di Storia, archeologia, geografia, arte e spettacolo dell’Università di Firenze, propone una riflessione sul movimento del ’77, che muova dalla consapevolezza della pluralità di scenari, protagonisti e temi che rendono difficile ogni reductio ad unum di quella stagione.

Definito già a ridosso degli eventi uno «strano movimento di strani studenti», il ’77 è l’ultima mobilitazione politica del Novecento italiano, che assume però caratteristiche inedite: insieme all’irrompere di tematiche legate al privato, compaiono i linguaggi nuovi dell’autonomia operaia e si mescolano componenti creative, dalle avanguardie artistiche agli indiani metropolitani, segnando la crisi irreversibile della sinistra tradizionale e, secondo alcuni, l’inizio dell’età postmoderna dopo la cesura rappresentata dallo shock petrolifero del 1973. D’altra parte il ’77 italiano è apparso anche l’esito di un decennio connotato dalla violenza politica, il cui legame con il secolo breve è in questo senso evidente: le violentissime manifestazioni di piazza – vere e proprie guerriglie urbane – si combinano alla crescita esponenziale del fenomeno armato, che nei quattro anni successivi raggiunge il suo culmine. Mentre nel resto del mondo occidentale si parla già di reflusso e il ’77 assume altre caratteristiche, in Italia il movimento si attarda su temi e questioni che hanno ancora un legame vivo con il passato.

Posto al crocevia di realtà apparentemente contrapposte, il destino del ’77 è stato quindi quello di divenire una sorta di terra di nessuno e, come tale, di soffrire di “censure” plurime. Le letture hanno difatti oscillato tra ipotesi non componibili e il ’77 è stato visto ora come la fine di un ciclo, ora come l’inizio di un altro, con tutto ciò che questo comporta, a seconda che si ritenga vi abbiano prevalso la violenza o la creatività, la politica o il privato, le ideologie o la loro definitiva eclissi, il rifiuto o la nascita di un nuovo modo di intendere il lavoro, l’operaismo o il post-industrialismo.

Resistendo alle tentazioni uguali e contrarie di demonizzarlo o idealizzarlo, il convegno si propone di analizzare il ’77 in tutta la sua complessità e in tutte le sue contraddizioni, differenziando così il caso italiano dal resto d’Europa. Innanzitutto è necessaria una più puntuale contestualizzazione del movimento e degli eventi connessi all’interno dell’anno solare 1977 e più in generale della storia repubblicana, senza però perdere di vista un tempo più lungo, che anche lo scontro generazionale -

cifra di quel movimento – ci impone. La cornice è quella di una democrazia condizionata dai vincoli nazionali e internazionali della guerra fredda, ma nel momento in cui quegli equilibri cominciano a entrare in crisi. La “rivoluzione” di cui il movimento si fa paladino ha poco a che fare con la tradizione novecentesca e la cifra autodistruttiva che lo percorre riflette semmai la sparizione di certezze culturali, politiche e sociali con cui tutto il mondo occidentale è costretto a confrontarsi dopo la crisi economica del 1973.

In questo senso il ’77 appare un’espressione della transizione italiana, in cui vecchio e nuovo si mescolano. Protagonista è di fatti un proletariato metropolitano che assomiglia all’operaio sociale teorizzato da Toni Negri, fatto di studenti-lavoratori e precari di settori marginali del terziario; l’epicentro è l’università, in particolare a Roma e Bologna, ma altrettanto importanti sono le piazze di Milano, Torino e Firenze. L’ottica locale non può essere del tutto dimenticata per indagare sul mondo a tutt’oggi poco conosciuto dell’autonomia, il vero soggetto politico del ’77, al cui interno l’opzione della lotta armata si rafforza e si diffonde, senza con questo autorizzare a troppo semplici equazioni. Di grande rilievo è la rottura irreversibile che si consuma tra la nuova sinistra e il Pci il quale, vestendo i panni di partito dell’ordine e tacciando il movimento di anticomunismo, rivendicava la rappresentanza unica delle forze dell’opposizione.

 

Invito a partecipare

A partire dalle considerazioni di cui sopra, gli organizzatori promuovono un convegno di studi, che si svolgerà a Firenze nei giorni 30 novembre e 1 dicembre 2017 e invitano chiunque desideri presentare una relazione a inviare entro il 19 marzo p. v. all’indirizzo isrt@istoresistenzatoscana.it una breve scheda (circa 3-4000 caratteri) illustrativa del tema che intende affrontare, di come intenda svolgerlo, eventualmente delle ricerche, anche in corso, su cui si basa, unitamente ad un proprio breve curriculum vitae.

Oltre a quanto sopra richiamato, sono benvenuti interventi sulle seguenti tematiche:

  •   L’esperienza italiana nel contesto europeo
  •   Dal ’68 al ’77?
  •   Realtà urbane e casi di studio locali (Roma, Milano, Torino, il Veneto)
  •   Lavoro e bisogni: per una storia dell’operaio sociale
  •   Linguaggi e soggetti culturali
  •   Centri sociali e circoli giovanili
  •   Repertori della violenza di strada
  •   La gestione dell’ordine pubblico

    I promotori sceglieranno, entro il 15 aprile 2017, le proposte ritenute più confacenti al profilo del convegno.

     

    Monica Galfrè

    Dipartimento Sagas – Università di Firenze

     

    Simone Neri Serneri

    Istituto Storico della Resistenza in Toscana Università di Siena

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