ISSN: 2038-0925

“Stūra māja” (la casa d’angolo)

Dopo oltre vent’anni di accesi dibattiti, la Lettonia ha finalmente deciso di rendere pubblici gli archivi del KGB, i servizi segreti sovietici. Tra poche settimane, il Centro per la Documentazione delle Conseguenze del Totalitarismo trasmetterà all’Archivio Nazionale della Lettonia tutta una serie di documenti che diventeranno accessibili online entro la fine del 2018. La pubblicazione sarà accompagnata dal lancio di una mostra, anch’essa virtuale, che avrà il compito di contestualizzare gli archivi e di fornire una chiave di lettura al pubblico.

La decisione di pubblicare gli archivi del KGB è il risultato di un voto storico del Parlamento (Saeima) lettone: lo scorso 4 ottobre, 71 deputati su 100 hanno votato a favore del disegno di legge avente lo scopo di “informare il pubblico sul regime totalitario che governò la Lettonia durante l’occupazione, sul totale controllo sociale, sui meccanismi e gli strumenti usati da tale regime, e promuovere la possibilità per il pubblico di comprendere le conseguenze di questo regime, di superarle e di continuare a sviluppare la democrazia in Lettonia”.

Secondo quanto riportato dal sito d’informazione lettone LSM.LV, gli archivi che saranno pubblicati entro la fine dell’anno contengono 4.300 schede di agenti del KGB e un indice alfabetico e statistico dell’agenzia; altri documenti saranno resi pubblici successivamente. Secondo la legge, i documenti relativi alle vittime del KGB (che si trovano in archivi separati) non saranno pubblicati online, ma saranno comunque disponibili per chi volesse effettuare delle ricerche.

E’ possibile che la pubblicazione delle schede degli ex agenti dei servizi segreti riserverà qualche sorpresa ai cittadini lettoni, e che si scateneranno nuove controversie su come queste rivelazioni possano e debbano essere gestite sul piano pubblico, politico e storico. Ma gli archivi che presto saranno pubblicati andranno soprattutto trattati con cautela.

In primo luogo, gli archivi sono incompleti: le 4.300 schede in essi contenuti rivelano l’identità di una minima parte degli agenti che lavorarono nei servizi segreti lettoni (per l’esattezza un quinto del totale) tra il 1953 e il 1991. L’identità degli altri agenti non sarà rivelata, perché i file sono stati distrutti o trasferiti in altri archivi, e non si hanno fonti sulle persone che collaborarono con i servizi segreti prima del 1953.

Inoltre, gli archivi riveleranno i nomi degli agenti, ma non daranno informazioni sulle azioni compiute da questi. Durante l’epoca sovietica, molti cittadini furono costretti ad accettare di diventare agenti del KGB (per fare carriera o perché sottoposti a varie forme di pressione), ma non tutte le persone iscritte sulle liste collaborarono in maniera davvero attiva.

Infine, sembra che le informazioni su quegli ex agenti del KGB che hanno in seguito ricoperto funzioni di alto rango all’interno delle strutture di potere sovietiche (ad esempio, il partito comunista, le organizzazioni giovanili comuniste, ma anche gli organi di giustizia) venissero solitamente distrutte al fine di non comprometterne l’identità. 

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