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N28_ARVAY

14/ When Security Overrules Reason: McCarthyism in View of The Cases of Charles Chaplin and Lucille Ball

di Erzsébet Árvay

Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, N. 28, 4|2016

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ABSTRACT TESTO INTEGRALE L’AUTORE REFERENZE LICENZE

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"Charlie Chaplin" by Insomnia Cured Here on Flickr (CC BY-SA 2.0)

“Charlie Chaplin” by Insomnia Cured Here
on Flickr (CC BY-SA 2.0)

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Abstract


{tab=Italiano}

Le operazioni di controspionaggio come parte della moderna condotta bellica sono funzionali alla sicurezza nazionale. Tuttavia, queste operazioni spesso prendono di mira civili e per questo possono originare accuse le cui conseguenze sulle vite delle persone possono essere devastanti. Lo scopo di questo articolo è quello di descrivere il meccanismo del maccartismo seguendo il caso delle persecuzioni di Charles Chaplin e Lucille Ball. I loro casi mostrano in modo adeguato le tattiche controverse e i metodi del maccartismo nell’America post-bellica. Per esplorare le reti utilizzate dalle autorità e dagli attori delle operazioni anticomuniste, questo contributo sfrutta le fonti archivistiche dei casi Chaplin e Ball che assommano ad oltre duemila pagine di documenti dell’MI5 e dell’FBI. Questa dettagliata documentazione offre un punto di vista sull’impatto che le accuse di spionaggio avevano sulle vite dei civili e offre un buon esempio sulle operazioni di intelligence nell’America post-bellica.

Parole chiave: Charlie Chaplin, FBI, Guerra fredda, Lucille Ball, Maccartismo.

{tab=English}

Counter-Intelligence operations as part of modern warfare serve the purpose of national security. However, these operations often target civilians, and therefore give rise to serious allegations which can have devastating effects on many people’s life. The aim of this paper is to depict the mechanisms of the McCarthy era in view of the persecution of Charles Chaplin and Lucille Ball. Their cases aptly illustrate the controversial tactics and methods of McCarthyism in post-war America. To explore the networks used by authorities and actors of anti-communist operations, this paper exploits the archival sources of Chaplin’s and Ball’s cases which adds up to over two thousands pages in the records of the MI5 and the FBI. The fully detailed records give an insight into the impact of espionage accusations on civilians’ lives and provide a good account of post-war American intelligence actions.

Keywords: Charlie Chaplin, Cold war, FBI, Lucille Ball, McCarthyism.

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Testo integrale


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[gview file=”http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2016/12/14_ARVAY.pdf”]

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L’autore


Erzsébet Árvay is a graduate student at Pázmány Péter Catholic University. She holds a Bachelor’s Degree in English and American Studies from PPCU, and she is currently an MA student of Modern History.
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Per citare questo articolo


Árvay, Erzsébet, «When Security Overrules Reason: McCarthyism in View of The Cases of Charles Chaplin and Lucille Ball», Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, N. 28, 4|2016

URL: <http://www.studistorici.com/2016/12/29/arvay_numero_28/>

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Creative Commons License«When Security Overrules Reason: McCarthyism in View of The Cases of Charles Chaplin and Lucille Ball» by Erzsébet Árvay / Diacronie. Studi di Storia Contemporanea is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

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N26_DECARLI

1/ Il Concilio Vaticano II nel contesto internazionale della Guerra Fredda

di Romina De Carli

Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, N. 26, 2|2016

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ABSTRACT TESTO INTEGRALE L’AUTORE REFERENZE LICENZE

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"Tormenta" by Mariano Mantel on Flickr (CC BY-NC 2.0)

“Tormenta” by Mariano Mantel on Flickr (CC BY-NC 2.0)

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Abstract


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Il concilio Vaticano II rappresentò per la Santa Sede il momento per rivedere la propria presenza internazionale. La coscienza di aver abbandonato l’eurocentrismo, in favore di una dimensione realmente universale, la portò a considerare l’importanza dell’unità tra i cristiani e il diritto civile alla libertà religiosa come gli strumenti per proporsi come un’istituzione spirituale in grado di affiancare le Nazioni Unite.

Parole chiave: azione internazionale della Santa Sede, Concilio Vaticano II, ecumenismo, Guerra Fredda, libertà religiosa.

{tab=English}

The Second Vatican Council was a time the Holy See updated its international presence in the world. The consciousness of having abandoned the Eurocentric dimension, having moved to a truly universal other one, led her to consider the importance of unity of Christianity and the civil right to religious freedom as instruments of becoming the spiritual side of the UN.

Keywords: Cold War, ecumenism, International action of the Holy See, religious freedom, Second Vatican Council.

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Testo integrale


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L’autore


Romina De Carli si è laureata in storia presso l’Università degli Studi di Trieste con una tesi sulla storia contemporanea della Spagna; ha conseguito il dottorato di ricerca con menzione europea presso la Universidad Computense de Madrid nel 2007. Nel 2011 è divenuta Profesor Ayudante Doctor presso il dipartimento di Geografia e Storia della Universidad Pública de Navarra.
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Per citare questo articolo


De Carli, Romina, «Il Concilio Vaticano II nel contesto internazionale della Guerra Fredda», Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, N. 26, 2|2016

URL: <http://www.studistorici.com/2016/06/29/de-carli_numero_26/>

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Creative Commons License«Il Concilio Vaticano II nel contesto internazionale della Guerra Fredda» by Romina De Carli / Diacronie. Studi di Storia Contemporanea is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

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N19_DUPUIS_thumb

3/ «The Family of Man»: réflexions autour des usages et de la patrimonialisation d’une exposition photographique controversée

di Claude Dupuis

Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, N. 19, 3|2014

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ABSTRACT TESTO INTEGRALE L’AUTORE REFERENZE LICENZE

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Dorothea Lange (1895 -1965), "Migrant Mother", 1936. Riproduzione fotomeccanica, 10×13 cm. Washington D.C., Library of Congress: Prints and Photographs Division (attraverso Wikimedia Commons [Public domain])

Dorothea Lange (1895 -1965), Migrant Mother, 1936. Riproduzione fotomeccanica, 10×13 cm. Washington D.C., Library of Congress: Prints and Photographs Division (attraverso Wikimedia Commons [Public domain])

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Abstract


{tab=Italiano}

Tra il suo debutto nel 1955 e la sua scomparsa temporanea nel 1966, la mostra fotografica progettata da Edward Steichen a partire da immagini raccolte in tutto il mondo ha continuato ad attrarre un vasto pubblico. Restaurata negli anni ’90 e presentata in maniera permanente nel Granducato del Lussemburgo, dal giugno 1994, la mostra veicola fin dalla sua origine un messaggio “umanista” apprezzato in modo diverso dalla critica. Il presente contributo si sofferma in primo luogo su queste controversie, per lo più animate dal rifiuto di un americanismo talvolta troppo liberale e troppo religioso e moraleggiante. Nel contempo, si propone di fare una distinzione tra gli usi che della mostra possono essere stati fatti dai proprietari successivi, dalla sua circolazione durante la Guerra fredda all’installazione presso il Castello di Clervaux. Partendo dall’ipotesi che la collezione fotografica sia stata in prima battuta soggetta a una strumentalizzazione “nazionalista”, l’articolo si conclude con una riflessione sulla genesi e le implicazioni dell’iscrizione di «The Family of Man» nel “Registro della Memoria del Mondo” dell’UNESCO nel 2003.

Parole chiave: Edward Steichen, Guerra fredda, Memoria del Mondo, mostra fotografica, umanesimo.

{tab=Français}

Entre sa création en 1955 et sa disparition temporaire en 1966, l’exposition photographique conçue par Edward Steichen à partir d’images collectées à travers le monde n’a cessé d’attirer un public nombreux. Restaurée dans les années ’90 et présentée de manière permanente au Grand-Duché du Luxembourg depuis juin 1994, l’exposition véhicule depuis son origine un message “humaniste” différemment apprécié des critiques. La présente contribution revient dans un premier temps sur ces différentes polémiques, principalement animées par le rejet d’un américanisme à la fois trop libéral et trop religieux et moralisateur. Parallèlement elle tente de dissocier les usages qui ont pu être par les propriétaires successifs de l’exposition, de sa circulation pendant la Guerre Froide à son installation au Château de Clervaux. A partir de l’hypothèse d’une utilisation précédemment “nationaliste” de la collection photographique, c’est enfin une réflexion sur la genèse et les enjeux de l’inscription de «The Family of Man» au “Registre de la Mémoire du Monde” de l’UNESCO en 2003 qui est menée.

Mots-clés: Edward Steichen, exposition photographique, Guerre Froide, humanisme, Mémoire du Monde.

{tab=English}

Between its inception in 1955 and his temporary disappearance in 1966, the photographic exhibition «The Family of Man» curated by Edward Steichen from images collected around the world has continued to attract a large audience. Restored in the Nineties and presented permanently to the Grand Duchy of Luxembourg since June 1994, the exhibition vehicles since its origin a “humanistic” differently appreciated message by the critics. This contribution goes back in a first time over these various controversies, mainly led by the rejection of an Americanism both too liberal and too religious and moralizing. At the same time it attempts to dissociate the uses that could be made by the successive owners of the exposure, from its circulation during the cold war until its installation at the castle of Clervaux. Finally, from the assumption of a previously “nationalist” use of the photographic collection, it is a reflection on the genesis and implications of the inclusion of «The Family of Man» in the “Register of the Memory of the World” by UNESCO in 2003 which is conducted.

Keywords: Cold War, Edward Steichen, humanism, Memory of the World, photographic exhibition.

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Testo integrale


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L’autore


Claude Dupuis est diplômé de l’Université de Trèves (Allemagne) et docteur en Histoire de l’Art. Dans une approche transdisciplinaire (histoire de l’art, sociologie visuelle), il poursuit ses investigations sur la formation du regard, en particulier celui des photographes. C’est ainsi que dans un esprit analogue, il porte régulièrement son intérêt sur la reconnaissance et la reproduction de schémas constructifs en photographie à travers les époques.
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Per citare questo articolo


Dupuis, Claude, «“The Family of Man”: réflexions autour des usages et de la patrimonialisation d’une exposition photographique controversée», Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, N. 19, 3|2014

URL: <http://www.studistorici.com/2014/09/29/dupuis_numero_19/>

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Creative Commons License«“The Family of Man”: réflexions autour des usages et de la patrimonialisation d’une exposition photographique controversée» by Claude Dupuis / Diacronie. Studi di Storia Contemporanea is licensed under a Creative Commons Attribuzione 2.5 Italia License.

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IMPRESSUM

DIACRONIE Studi di Storia Contemporanea ISSN 2038-0955 Rivista e risorsa digitale indipendente a carattere storiografico. Uscita trimestrale. Autorizzazione n°8043 del Tribunale di Bologna in data 11/02/2010 Gli articoli di Diacronie. Studi di Storia Contemporanea sono pubblicati sotto licenza Creative Commons 2.5.

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