Prosegue la partnership avviata con Devenir historien-ne, il blog di informazione sulla storia mantenuto da Émilien Ruiz, collaboratore di Diacronie. Questo mese proponiamo la traduzione del post «Pourquoi s’intéresser à l’historiographie?».

La traduzione e l’adattamento dal francese sono stati curati da Jacopo Bassi.

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Perché studiare la storiografia?
26 luglio 2011

di Émilien Ruiz

Lo studio della storiografia è parte integrante del mestiere di storico e rappresenta gran parte del lavoro da realizzare per conseguire una Laurea magistrale. La prima difficoltà nella quale si imbattono gli storici in fieri è quella di doversi confrontare con la polisemia del termine.

Cosa significa “studiare la storiografia”?

Come spiega Marie-Paule Caire-Jabinet, questo termine «compare nel XIX secolo, mutuato dagli storici polacchi e tedeschi. Significa a seconda dei casi: l’arte di scrivere la storia, la letteratura storica, o ancora “la storia letteraria dei libri di storia”. Può, in ragione del contesto, designare le opere storiche di un’epoca, le opere dei secoli successivi relativi a quest’epoca o, ancora, la riflessione degli storici sulla scrittura della storia»¹.

Concretamente, studiare la storiografia implica dunque prendere in considerazione contemporaneamente tre campi di studio, ciascuno corrispondente a questioni fondamentali che sono alla base della definizione dell’oggetto della ricerca:

Nella pratica, a chi serve?

  • A breve e medio termine, si tratta in primo luogo di conoscere meglio il vostro argomento di tesi e di imparare a prendere posizione in ambito storiografico.

La tesi magistrale è un lavoro di ricerca originale: questo non significa che l’argomento non debba mai essere stato affrontato da alcuno storico prima di voi; piuttosto che, anche se questo tema è già stato oggetto di studio, che voi dobbiate apportare qualcosa di “nuovo” alla sua conoscenza (nuove fonti e/o nuovi modi di utilizzare alle fonti conosciute; adozione di approcci nuovi o formulazione di interrogativi originali; etc.).

L’unico modo per essere consci di ciò che si apporta di nuovo è di conoscere ciò che esiste… e pertanto è necessario leggere ciò che è già stato scritto sull’argomento.

  • A lungo termine, l’obiettivo è di imparare il mestiere di storico.

Nel 1990, Bernard Lepetit scriveva che una «disciplina non è solamente un modo di strutturare la realtà descritta», ma «allo stesso modo un mestiere, ossia un insieme di procedure verificate che costituiscono una prima garanzia di formulazione di un discorso coerente»².

Per conoscere questo «insieme di procedure verificate», niente sostituisce la lettura attenta degli storici del passato e contemporanei. Questo consente, ad esempio, di comprendere in quale modo alcune fonti – o tecniche di trattamento di queste – si siano imposte o, al contrario, siano state rivalutate negativamente.

Leggere tutto di uno storico…

Ovvero, è indispensabile non limitarsi alla sola lettura delle opere e degli articoli che vertono esclusivamente sul soggetto di una ricerca in corso. I lavori che trattano di temi e/o periodi lontani dai vostri vi schiuderanno sentieri che voi non avete considerato.

Così una parte (ma una solamente una parte!) del lavoro storiografico riguarda quello che alcuni chiamano la serendipità – “l’arte di trovare ciò che non si cercava” – e si deve svolgere al di fuori dei vostri ambiti d’interesse immediato.

Ogni nuova lettura deve divenire occasione di interrogarsi sistematicamente: che cosa possono apportare alla mia ricerca? La tesi, l’approccio adottato o le fonti utilizzate da questo autore?

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  1. CLAIRE-JABINET, Marie-Paule, Introduction à l’historiographie, Paris, Nathan, 2002, p. 8. []
  2. LEPETIT, Bernard, Propositions pour une pratique restreinte de l’interdisciplinarité, in Carnet de croquis. Sur la connaissance historique, Paris, Albin Michel, 1999, p. 309. []

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