ISSN: 2038-0925

Panoramica – Brasile 2014

AARÃO REIS, Daniel, <em>Ditadura e democracia no Brasil. Do golpe de 1964 à Constituição de 1988</em>, Rio de Janeiro, Zahar, 2014, 192 pp.

AARÃO REIS, Daniel, Ditadura e democracia no Brasil. Do golpe de 1964 à Constituição de 1988 [Dittatura e democrazia in Brasile. Dal golpe del 1964 alla Costituzione del 1988], Rio de Janeiro, Zahar, 2014, 192 pp.

Il libro Ditadura e democracia no Brasil di Reis apporta un polemico contributo al tema della memoria collettiva della dittatura e a quello del processo di transizione all’attuale regime democratico brasiliano. Si tratta di un’edizione rivista e ampliata del suo libro precedente, Ditadura militar, esquerdas e sociedade (2000), con l’aggiunta di nuovi capitoli e di riflessioni che l’autore ha sviluppato nell’ultimo decennio. Per quanto riguarda la periodizzazione della dittatura, l’aspetto più innovativo è rappresentato dal termine del regime, che l’autore individua nel 1979. Secondo Reis, la revoca dell’AI-5 alla fine del 1978 e la Lei de Anistia promulgata l’anno successivo, che permise il ritorno degli oppositori in esilio, rappresentarono azioni che determinarono la fine dello stato di eccezione e l’installazione di uno  “stato autoritario di diritto” che avrebbe contraddistinto il periodo di transizione alla democrazia, concluso solamente con la promulgazione della Costituzione del 1988. La tesi non sembra convincente não parece convincente esi può dire che non sia stato in grado di radunare intorno a se una parte considerevole della storiografia, se si fa eccezione per il revisionismo di marca liberale (si vedano ad esempio i libri di Elio Gaspari e Marco Antonio Villa). Percependo lo scetticismo con il quale la sua tesi è stata accolta, Reis preferisce attribuire questo atteggiamento a un «senso comune», difeso da quello che sarebbe stato un «fronte sociale, politico e accademico» [p. 127] e al supposto intento di definire il regime dittatoriale come esclusivamente militare, negando così il ruolo che “i civili” esercitarono nel regime e l’appoggio che molti elementi della società accordarono a questo. Malgrado il tono duro con il quale si riferisce a coloro che dissentono dalla sua visione revisionista, Reis non è in grado di menzionare un solo autore che possa essere inquadrato in questo supposto fronte, probabilmente per via del fatto che si tratta di un mero espediente retorico.

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MOTTA, Rodrigo Patto Sá, As universidades e o regime militar. Cultura política brasileira e modernização autoritária, Rio de Janeiro, Zahar, 2014, 448 pp.
MOTTA, Rodrigo Patto Sá, As universidades e o regime militar. Cultura política brasileira e modernização autoritária [Le università e il regime militare. Cultura politica brasiliana e modernizzazione autoritaria], Rio de Janeiro, Zahar, 2014, 448 pp.

Lo studio delle relazioni del mondo universitario con il regime dittatoriale militare brasiliano, particolarmente per ciò che riguarda il progetto di modernizzazione conservatrice in questo ambito della società, è al centro di questo recente lavoro dello storico Rodrigo Motta. I dati sono significativi: il numero di studenti salì dai 140.000 del 1964 a 1.300.000 nel 1974; dai 23 corsi di specializzazione esistenti nel 1964 si passò ai più di quattrocento del 1974, in linea con le borse rivolte agli specializzandi erogate dalle agenzie federali (Capes e CNPq), che dalle mille del 1964, divennero circa 10.000 nel 1976. Malgrado ciò che si afferma riguardo alle epurazioni dei quadri docenti, l’autore dimostra che durante i due principali cicli repressivi, nel 1964 e nel 1969, da 250 a 300 professori furono allontanati dalle università pubbliche a causa delle loro convinzioni ideologiche.  Tuttavia i settori collaborazionisti del corpo docente e della burocrazia universitaria erano molto in vista. A questo proposito uno dei dati riportati da Motta è sintomatico: delle 25 università pubbliche esistenti in Brasile al momento del Golpe, solamente sei furono sottoposte a interventi del regime militare. Ciò nonostante e contrariamente agli intenti, l’ampliamento della comunità universitaria finì per incrementare, alcuni anni dopo, uno dei principali focolai della contestazione nei confronti della dittatura.

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NAPOLITANO, Marcos, 1964. História do regime militar brasileiro, São Paulo, Contexto, 2014, 365 pp.

NAPOLITANO, Marcos, 1964. História do regime militar brasileiro [1964. Storia del regime militare brasiliano], São Paulo, Contexto, 2014, 365 pp.

Storico il cui apporto allo studio degli aspetti culturali del Brasile degli anni Sessanta e Settanta, Marcos Napolitano ha contribuito al dibattito sulla dittatura militare brasiliana con un libro che è una delle migliori narrazioni su quel periodo. Sfruttando le conoscenze accumulate negli ultimi decenni, in 1964. História do regime militar brasileiro l’autore si addentra nelle principali che dividono gli specialisti e che hanno ripercussioni nelle contese sulla memoria della dittatura. Monitorando i beneficiari del processo, il suo approccio a quel periodo chiamato “miracolo economico” (1969-1973) – quando i tassi di crescita superarono il 10% annuo – demolisce le letture che ultimamente hanno tentato di presentare quell’epoca come “anni d’oro”, rendendo evidente come la stragrande maggioranza del popolo brasiliano non colse i frutti della crescita economica e quando si andò incontro alla crisi, alla fine degli anni Settanta, fu alla cittadinanza che venne presentato il conto.

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CAMPOS, Pedro Henrique Pedreira, Estranhas catedrais. As empreiteiras brasileiras e a ditadura civil-militar de 1964-1985, Niterói, EdUFF, 2014, 444 pp.
CAMPOS, Pedro Henrique Pedreira, Estranhas catedrais. As empreiteiras brasileiras e a ditadura civil-militar de 1964-1985 [Strane cattedrali. Gli appalti brasiliani e la dittatura civile-militare del 1964-1985], Niterói, EdUFF, 2014, 444 pp.

L’epoca del regime, iniziata con il golpe del 1964, produsse in Brasile un ambiente istituzionale favorevole alla formazione di grandi gruppi economici, monopoli che anche oggi hanno un peso decisivo nell’economia nazionale. Tra questi gruppi, vi furono quelli dei grandi appaltatori Odebrecht, Mendes Júnior, Camargo Corrêa e Andrade Gutierrez grazie alle relazioni, ben poco repubblicane, intessute con il potere pubblico. Questo è il tema del nuovo libro dello storico Pedro Campos, in cui l’autore dimostra come questi gruppi guadagnarono fiumi di denaro grazie alle opere pubbliche che segnarono quell’epoca e non a caso questi stessi gruppi parteciparono al finanziamento di quelle strutture di repressione messe in piedi per perseguire, arrestare, torturare e uccidere gli oppositori del regime. Estranhas catedrais è un contributo rilevante che indica per quale ragione una parte della storiografia critica preferisce etichettare quel regime come una “dittatura civile-militare”, considerando come civili coloro che erano inseriti nelle strutture di potere a fianco dei militari e non la totalità dei civili.

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MELO, Demian Bezerra de (org.), A miséria da Historiografia: uma crítica ao revisionismo contemporâneo, Rio de Janeiro, Consequência, 2014, 266 pp.
MELO, Demian Bezerra de (org.), A miséria da Historiografia: uma crítica ao revisionismo contemporâneo [La miseria della storiografia: una critica al revisionismo contemporaneo], Rio de Janeiro, Consequência, 2014, 266 pp.

In un anno marcato dalla “commemorazione” dei 50 anni dal Golpe del 1964 – inizio della dittatura militare in Brasile – vede la luce un volume collettaneo curato dallo storico Melo. Prendendo il marxismo come riferimento teorico, otto autori muovono una critica serrata una certa storiografia, accusata già dal titolo – parafrasando Marx – di essere miserabile. Alla base di questa critica vi è un problema teorico che si riflette nelle differenti tappe del procedimento storiografico, toccando anche l’opinione pubblica: la pratica contemporanea del revisionismo. Affrontando il revisionismo a partire da esperienze radicali e/o traumatiche  – come le dittature brasiliana e quelle iberiche, il fascismo, l’olocausto, la Rivoluzione russa del 1917 o la Rivoluzione dei garofani – la raccolta collettanea offre controargomentazioni fondate su un accurato lavoro sulle fonti e un’ampia letteratura. Viene denunciato il tono conciliatorio di alcuni dibattiti per nascondere la gravità delle operazioni che tentano “normalizzare” l’eccezione, insabbiare memorie scomode o, allo stesso modo,  “espiare” colpe (p.106). In apertura viene messa in evidenza l’emergenza del termine “revisionismo” nella storiografia dell’Occidente. La storicizzazione scandisce la dinamicità del concetto (p.29), distinguendolo dal negazionismo, «mera manipolazione» (p.33), assassinio deliberato della memoria (p.40). Casi studio sulla storiografia, la stampa e l’industria culturale, aiutano a comprendere come lo stesso revisionismo sia passibile di revisione, ingranaggio di una battaglia storiografica che, per quanto sia intellettuale, ha anche le sue ripercussioni politiche (p.54). Una lettura che, a nostro parere, deve suscitare appassionati dibattiti nella storia contemporanea, sia quella pubblica e sia quella delle idee.

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