ISSN: 2038-0925

Panoramica – Francia 2014

DELPLA, François, Une Histoire du IIIe Reich, Paris, Perrin, 2014, 567 pp.

DELPLA, François, Une Histoire du IIIe Reich, Paris, Perrin, 2014, 567 pp.

Questo libro rappresenta una summa delle ricerche e delle pubblicazioni di François Delpla su Hitler e sul nazismo: l’autore è uno dei maggiori specialisti del nazismo in Francia. Storico appartenente alla scuola intenzionalista, anche in quest’opera dimostra la sua opposizione alle teorie funzionaliste, che danno un’interpretazione della strategia nazista come di un programma modellato in fieri, sulla scorta degli avvenimenti. Delpla, al contrario, sostiene che il successo del nazismo fu frutto dell’abilità dimostrata da Hitler sia in politica interna, sia estera. Sin dall’ascesa al potere e fin quando gli fu possibile, creò le condizioni per poter raggiungere accordi diplomatici favorevoli alla Germania e costruire consenso intorno a sé.
La prima parte del libro è dedicata al periodo che precede la guerra e – alla precisa ricostruzione dei fatti, dal momento che si tratta di un’opera di sintesi –, ma si sofferma su anche alcuni aspetti marginali e meno indagati (la politica igienista come misura preventiva di lotta al cancro o le misure di indennizzo per i lavoratori soggetti all’esposizione all’amianto); tuttavia è nel suo nucleo centrale che si possono rinvenire i motivi di maggiore interesse dell’opera.
Delpla ritorna infatti su una questione già dibattuta tra gli storici: la ragione del temporeggiamento dei Tedeschi di fronte all’armata inglese in rotta verso Dunkerque. Una rapida azione tedesca avrebbe fermato l’evacuazione dell’esercito britannico dalla Francia, ma un ordine diretto di Hitler fermò l’offensiva. Secondo l’autore questa decisione sarebbe stata finalizzata a salvaguardare i rapporti diplomatici con la Gran Bretagna, nell’intento di poter trovare un accordo con Londra per sospendere le ostilità. La tesi, non nuova – sostenuta, fra gli altri, anche da Basil Liddell-Hart [1] – s’inserisce nel quadro degli studi portato avanti da Delpla, attento ai rapporti tra Londra e Berlino [2].
Il successivo atteggiamento di Churchill, ostile ad ogni possibile accordo con la Germania e sospettoso anche nei confronti dell’atteggiamento dei Francesi avrebbe disorientato Hitler e avrebbe posto fine ad ogni speranza di accordo: l’attacco britannico alla flotta transalpina ormeggiata a Mers el-Kébir rappresenterebbe in tal senso una cartina tornasole.
Delpla evidenzia dunque tre grandi assi nella condotta della guerra da parte della Germania hitleriana: la ricerca di un compromesso con la Gran Bretagna, l’antisemitismo feroce e il progetto di conquista dell’Europa continentale.


NOTE


[1] LIDDELL-HART, Basil, Storia della seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1996.

[2] DELPLA, François, La Face cachée de 1940: Comment Churchill réussit à prolonger la partie, Paris, François-Xavier de Guibert, 2003. 

Linea di separazione

DELORME, Olivier, La guerre de 14 commence à Sarajevo. L'attentat, les enjeux, les débats, Paris, Hatier, 2014, 128 pp.
DELORME, Olivier, La guerre de 14 commence à Sarajevo. L’attentat, les enjeux, les débats, Paris, Hatier, 2014, 128 pp.

Olivier Delorme è uno studioso della Grecia e dei Balcani; dopo avere edito una storia della Grecia in tre volumi [1], affronta il tema della Prima guerra mondiale e, in particolar modo, della sua causa scatenante. Il breve saggio in questione è, anzitutto, una riabilitazione del ruolo della Serbia: Delorme sottolinea come lo Stato balcanico fosse un paese democratico, in cui il sovrano non possedeva un potere reale, al contrario dell’Austria-Ungheria, in cui il potere era di fatto concentrato nelle mani dell’imperatore.
L’attacco austroungarico alla Serbia è dunque interpretato dall’autore come una risposta ai problemi interni all’impero asburgico. L’inizio della guerra del 1914, sostiene Delorme, risiede perciò nel 1878: il protettorato austroungarico sulla Bosnia-Erzegovina e gli interessi russi sull’area balcanica avrebbero inevitabilmente condotto, prima o poi, allo scoppio della guerra. Il libro condensa nelle sue 128 pagine una prospettiva balcanica sullo scoppio della guerra e invita a individuare nelle scelte prese durante il Congresso di Berlino del 1878 le cause del conflitto.


NOTE


[1] DELORME, Olivier, La Grèce et les Balkans, 3 t., Paris, Gallimard, 2013.

Linea di separazione

VIGREUX, Jean, Croissance et contestations: 1958-1981, Paris, Seuil, 2014, 475 pp.
VIGREUX, Jean, Croissance et contestations: 1958-1981, Paris, Seuil, 2014, 475 pp.

Il filo rosso che lega il periodo preso in esame da Jean Vigreux è quello dei mesi di maggio. Il saggio analizza quest’arco cronologico a partire da una prospettiva politica: sono i mesi di maggio del 1958 (con il ritorno al potere di De Gaulle), del 1968 (con i ben noti avvenimenti del Maggio francese) e del 1981 (con l’elezione di François Mitterand) a costituire i passaggi obbligati di questa storia della Francia. La prospettiva è – e non potrebbe essere altrimenti – politica: percorre tutto il gaullismo francese fino alla crisi di questo modello, giungendo alla cesura rappresentata dalla sconfitta di Giscard d’Estaing contro Mitterand. Il libro si concentra dunque sui primi ventitre anni della Quinta Repubblica, caratterizzati da molte contraddizioni: come riecheggiato dal titolo dalla crescita economica dei “trenta gloriosi”, ma anche dalle contestazioni. Proprio nell’analisi del decennio 1958-1968, Vigreux mette in evidenza il carattere rigidamente conservatore del governo, che si contrappose alle tendenze interne alla società, che sfociarono nel Maggio francese. Attraversano il libro – così come il periodo preso in esame – il tema della violenza politica, della modernizzazione della società e dell’urbanizzazione. La narrazione è sempre accompagnata da una corposa bibliografia di riferimento, in grado di permettere un’efficace connessione fra ambito sociale e politico.

Linea di separazione

CABANES, Bruno, Août 14. La France entre en guerre, Paris, Gallimard, 2014, 256 pp.
CABANES, Bruno, Août 14. La France entre en guerre, Paris, Gallimard, 2014, 256 pp.

In occasione del centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale, Bruno Cabanes si concentra su un mese in particolare del 1914: quello di agosto, il più mortifero per i soldati impegnati al fronte. Negli otto capitoli in cui è suddiviso il libro, l’autore prende in esame la mentalità e l’immaginario collettivo, le origini politiche della guerra e le conseguenze del conflitto sulla società francese. Il libro si compone di tre parti: la prima si sofferma sui mesi precedenti agosto; i capitoli centrali, invece, sono incentrati sulle sanguinose battaglie combattute in questo mese; la terza parte è dedicata alla paura del nemico. Cabanes, anziché soffermarsi su una teoria specifica per rintracciare le cause della Prima guerra mondiale, sottolinea la duplice natura dello scoppio della guerra, evento probabile ma inatteso. La chiave della comprensione dello scoppio del conflitto, secondo Cabanes, è comprensibile solo andando oltre le ragioni diplomatiche e geopolitiche, soffermandosi proprio su questa presa di coscienza del rischio di una guerra. Il libro suggerisce numerose tracce di ricerca, con il chiaro intento di non fornire una tesi esaustiva, ma sollevare interrogativi.

Linea di separazione

DAUMALIN, Xavier, Le patronat marseillais et la deuxième industrialisation: 1880-1930, Aix-en-Provence, Presses universitaires de Provence, 2014, 326 pp.
DAUMALIN, Xavier, Le patronat marseillais et la deuxième industrialisation: 1880-1930, Aix-en-Provence, Presses universitaires de Provence, 2014, 326 pp.

Il libro di Xavier Daumalin rappresenta la prosecuzione di un lavoro di ricerca già avviato da molti anni sulle origini e le specificità dell’industrializzazione marsigliese. Nella sua analisi l’autore privilegia quattro aspetti, interdipendenti fra loro: gli investimenti economici, l’innovazione tecnologica, i mercati e il contesto sociale.
Se il primo elemento permette di comprendere la struttura, il funzionamento dell’impresa marsigliese e i cambiamenti avvenuti nel periodo preso in esame, il secondo – quello dell’innovazione tecnologica – consente di indagare la nascita di nuovi comparti produttivi. Il tema dei mercati è invece strettamente legato al ruolo del porto marsigliese, anche e soprattutto in relazione al mondo coloniale francese. Infine il contesto sociale offre un’interessante indagine sociologica oltreché storica, sull’immigrazione – italiana, ma non solo – a Marsiglia.
L’approccio locale si dimostra un efficace sistema per indagare un’area industriale con le sue peculiarità; Daumalin, inoltre, mette a disposizione del lettore un quadro sempre chiaro ed esaustivo delle fonti e della loro provenienza, incoraggiando ulteriori ricerche sul tema.

Linea di separazione

HAYAT, Samuel, 1848. Quand la République était révolutionnaire. Citoyenneté et représentation, Paris, Seuil, 2014, 416 pp.
HAYAT, Samuel, 1848. Quand la République était révolutionnaire. Citoyenneté et représentation, Paris, Seuil, 2014, 416 pp.

Il libro di Hayat propone un’analisi della rivoluzione del 1848 in Francia soffermandosi in modo particolare sulle questioni politiche discusse in quel contesto. L’indagine dell’autore è focalizzata sui protagonisti della rivoluzione e sulla loro concezione della Repubblica. Il 1848 rimane, infatti, secondo l’autore, storiograficamente schiacciato fra le rivoluzioni del 1789 e quella del 1870, con il rischio che il suo lascito non sia dovutamente analizzato. Ed è a partire dall’introduzione –”La République et son double” – che Hayat si sforza di mettere in luce lo iato che si venne a creare fra la Repubblica sognata da alcuni dei rivoluzionari e il sistema politico realizzato effettivamente dalla monarchia di Luglio. Hayat sottolinea come nel 1848 si siano scontrate due differenti concezioni politiche della Repubblica: quella direttamente derivante dalla Rivoluzione del 1789 contro le idee sviluppatesi nella prima metà del XIX secolo. Nei sette capitoli che compongono il libro, l’autore ricostruisce sia le vicende, sia l’operato degli attori protagonisti del 1848. Hayat privilegia, nell’uso delle fonti, la stampa dell’epoca: in questo influisce il suo percorso accademico di politologo e storico.

Scrivi un commento