ISSN: 2038-0925

Focus: la Springer fra protesta studentesca e opposizione alla Ostpolitik

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Come in altre aree del mondo anche nella Germania occidentale il 1968 fu l’anno della contestazione giovanile. L’intensificazione delle attività del movimento studentesco era iniziata il 2 giugno 1967: in quell’occasione una manifestazione – indetta per protestare contro la visita dello scià di Persia Reza Pahlavi – aveva visto un epilogo tragico, segnando un punto di non ritorno. Uno dei giovani manifestanti, Benno Ohnesorg, era stato ucciso dalla polizia durante gli scontri: da allora la mobilitazione era andata costantemente crescendo sino a conoscere, nella primavera del 1968, il proprio apice. A ingrossare la protesta contribuì il varo delle “leggi di emergenza”: queste prevedevano una sospensione delle garanzie democratiche a fronte del profilarsi di una possibile minaccia eversiva; venivano inoltre contemplate limitazioni alle libertà individuali (compreso un capillare controllo delle comunicazioni dei sospettati), ma anche la possibilità di dichiarare illegittimi alcuni scioperi.

Uno dei principali obiettivi della contestazione studentesca era stato individuato nel gruppo editoriale Springer e in particolare nella sua testata di punta, la «Bild-Zeitung». Axel Cäsar Springer, il fondatore dell’omonima casa editrice, veniva accusato di avere costituito un monopolio nel campo dell’editoria: un dato difficilmente contestabile dal momento che nel 1967 le copie dei quotidiani di Springer costituivano il 90% delle tirature a livello nazionale, mentre per quanto riguardava i giornali della domenica il monopolio era totale. Le pubblicazioni del gruppo Springer venivano considerate dal movimento studentesco uno strumento di manipolazione delle masse, e la «Bild» in particolare più di qualsiasi altra testata per via del “giornalismo ottico” che proponeva ai suoi lettori. Basato sull’affiancamento di immagini, titoli e didascalie ad effetto era indirizzato a creare un legame empatico con il lettore. La «Bild», pur conducendo molto di rado vere e proprie campagne politiche, non mancava di mostrare una linea radicalmente anticomunista che si esprimeva tanto nel sostegno alla “dottrina Hallstein” – e quindi al rifiuto al dialogo con la Germania orientale e con quanti ne riconoscevano l’autorità statale – quanto alla negazione della conflittualità sociale all’interno della Repubblica Federale Tedesca. In quelle giornate primaverili del 1968 il movimento studentesco tedesco – guidato dal suo leader Rudi Dutschke – attuò una serie di clamorose manifestazioni nelle principali città della Germania occidentale (Berlino ovest, Francoforte, Amburgo, Monaco, Norimberga, …) per impedire la distribuzione delle pubblicazioni di Springer. L’operazione era indirizzata a mostrare attraverso questa mobilitazione la carica di pericolosità insita nella stampa “ottica” e nella sua capacità di manipolare le masse. La contropropaganda dei periodici Springer contribuì a generare un clima tesissimo, nel quale gli studenti – e in particolare il loro leader – erano dipinti come sovversivi e che sfociò in un attentato ai danni di Rudi Dutschke, contro cui furono esplosi tre colpi di arma da fuoco da un estremista di destra.

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La capacità di fare presa sull’opinione pubblica esercitata dai giornali di Springer preoccupò per lungo tempo la SPD e Brandt. Fu fonte di inquietudine lungo l’intero arco degli anni Sessanta, quando anche Egon Bahr fu costretto a recarsi a Sylt – che Axel Springer avevano eletto a proprio “rifugio” avendovi acquistato una dimora storica – per domandare un “cessate il fuoco” delle critiche alla politica socialdemocratica. Ma lo fu soprattutto negli anni della Ostpolitik: Bahr, l’architetto della Ostpolitik, si disse in più di un’occasione preoccupato dalla possibilità che durante le fasi negoziali alcuni documenti potessero finire nella mani della stampa di Springer ed essere divulgati.
Del resto tra l’aprile e il settembre del 1970 l’interesse dei tedeschi nei confronti dell’Est Europa era andato aumentando sulla scia della politica socialdemocratica: la visita di Stato in Polonia di Brandt e la firma del trattato fornirono un’ulteriore occasione di discussione per la pubblica opinione.
La genuflessione stessa di Brandt suscitò un vasto dibattito, culminato in un sondaggio commissionato dal settimanale «Spiegel»: il 41% degli intervistati ritenne il gesto appropriato, l’11% non si espresse, mentre ben il 48% lo ritenne eccessivo.

Bibliografia essenziale

Bibliografia

  • BACKHAUS, Giorgio, Springer: la manipolazione delle masse, Torino, Einaudi, 1968.
  • BAHR, Egon, Zu meiner Zeit, München, Siedler/Goldmann, 1998.
  • CORNILS, Ingo, “1968” and the Media, in ID., Writing the Revolution. The Construction of “1968″ in Germany, Melton, Boydell & Brewer, 2016, pp. 151-174.
  • Von HODENBERG, Christina, «Mass Media and the Generation of Conflict: West Germany’s Long Sixties and theFormation of a Critical Public Sphere», in Contemporary European History, 15, 3/2006, pp. 367-395.
  • SEDLMAIER, Alexander, The Media: The Anti-Springer Campaign in ID., Consumption and Violence: Radical Protest in Cold-War West Germany, Ann Arbor, University of Michigan Press, 2014, pp. 168-204.

Sitografia

Video

Le manifestazioni studentesche contro la casa editrice Springer nel 1968

Nelle immagini di un servizio giornalistico televisivo, le immagini dell’assalto agli uffici della sede della «Bild-Zeitung» di Monaco di Baviera.

Le manifestazioni studentesche a seguito del tentato omicidio di Rudi Dutschke

Le manifestazioni studentesche dopo l’attentato a Dutschke e l’energica risposta della polizia a Berlino ovest nella primavera del 1968 in un cinegiornale British Pathé.

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