ISSN: 2038-0925

ControVersa: STORIA MONDIALE / HISTOIRE MONDIALE

di Elisa Tizzoni

Controversa - Storia mondiale e histoire mondiale

STORIA MONDIALE / HISTOIRE MONDIALE

La recente pubblicazione della Histoire mondiale de France, diretta da Patrick Boucheron (Paris, Seuil, 2017), e di un’opera che si richiama esplicitamente ad essa per struttura e contenuti, la Storia mondiale dell’Italia, curata da Andrea Giardina (Roma-Bari, Laterza, 2017), offre l’occasione per una riflessione sulle declinazioni della world history[1] in Francia e in Italia.

Una prima difficoltà è posta dal fatto che la world history si presenta come un approccio, un bagaglio metodologico applicato con prassi ed esiti estremamente diversi dai singoli autori, più che come una disciplina codificata. Occorre sottolineare, inoltre, che a partire dagli anni Sessanta del Novecento[2] la world history si è diffusa in connessione o, più spesso, in contrapposizione, con correnti ad essa affini e, pure, basate su diversi presupposti, come la global history[3], la transnational history[4], l’histoire connectée[5], la storia comparata[6], anch’esse coltivate tanto nel contesto italiano che in quello francese. In terzo luogo, mentre in ambito anglosassone[7] l’affermazione della world history è stata accompagnata da una costante riflessione metodologica, stimolata da un confronto, talvolta aspro, tra prospettive divergenti, nei due paesi al centro della nostra attenzione una sorta di «condescendance critique»[8] ne ha ritardato la diffusione e ha messo in dubbio la sua capacità euristica[9].

Nonostante le iniziali perplessità, a partire dagli anni Duemila sono stati editi diversi volumi[10] e special issues[11] di riviste scientifiche ascrivibili al filone della world history sia nel contesto francese che in quello italiano. Questi lavori, peraltro, hanno contribuito al lungo processo di “metabolizzazione” della world history in Europa, caratterizzato dal rifiuto dell’etnocentrismo sempre più diffuso nell’opinione pubblica del Vecchio Continente e dalla critica alle strettoie di un approccio storiografico focalizzato esclusivamente sulla prospettiva dello stato-nazione. Francesi ed italiani, inoltre, hanno rimproverato alla world history di marca statunitense la limitata profondità di analisi e la scarsa consapevolezza metodologica di una produzione spesso appiattita sulle logiche accademiche e sui desiderata dei grandi finanziatori della ricerca[12].

Nonostante i numerosi punti in comune, tuttavia, l’approccio francese presenta alcune peculiarità, a partire dall’ampio spazio dedicato alla questione definitoria, dal momento che il termine world history si traduce solitamente in francese con histoire mondiale e il termine inglese globalization corrisponde a mondialisation, generando un’ambiguità lessicale (e, in definitiva, concettuale) tra world history e global history. In Francia, inoltre, si è insistito particolarmente sul debito metodologico della world history nei confronti della Scuola degli Annales e di alcune leading figures della storiografia europea, ridimensionandone pertanto la carica innovativa[13].

Nel caso italiano, invece, come sottolineato da Marco Meriggi, la diffusione di questa corrente storiografica è stata ostacolata da «fattori di ordine materiale», individuabili nella mancanza delle risorse strutturali e finanziarie indispensabili per realizzare ricerche di respiro sovranazionale e nel limitato «tasso di pluralismo etnico-culturale» riscontrabile nell’ambiente accademico nostrano[14]. Ciononostante, nell’ultimo ventennio anche gli storici italiani hanno acquisito familiarità con la world history e hanno fornito il proprio contributo alla riflessione sulle sue finalità ed i suoi presupposti metodologici[15]. Il caso italiano si segnala per l’attenzione agli aspetti didattici della world history, inserendosi nello sterminato dibattito sull’insegnamento della storia a scuola che ciclicamente si riaccende[16], e per il proficuo ricorso a categorie interpretative proprie di questo approccio all’interno di quegli atlantic studies che negli ultimi anni hanno messo radici solide anche nel nostro paese, superando i limiti di periodizzazioni troppo rigide e aprendosi alla collaborazione con centri di ricerca internazionali[17].

Al di là delle divergenze menzionate, i due volumi citati in apertura sono accomunati dal tentativo di definire i confini di indagine e gli orientamenti metodologici di una via “nazionale” alla world history, attraverso il contributo di alcuni dei più affermati storici contemporanei (molti dei quali, tuttavia, non sono specialisti di questi filone). I testi condividono l’adesione ad alcuni capisaldi della world history, tra i quali l’attenzione per le finalità divulgative e didattiche (i saggi contenuti nei volumi sono limitati nel numero di pagine e privi di note per risultare accessibili anche ad un pubblico non esperto)[18] e il riferimento ad un arco cronologico ampio che, partendo dagli albori delle civiltà, sposa il concetto di antropocene impiegato nella storiografia anglosassone. Nei due volumi citati, tuttavia, prevale la prospettiva culturalista, dedicando uno spazio, tutto sommato, limitato, a temi pure centrali nella world history contemporanea (ad esempio le migrazioni o la globalizzazione economica) e ad approcci metodologici che con essa intrattengono un dialogo privilegiato, come la storia ambientale e i post-colonial studies[19]. Prevale l’impressione che l’iniziativa coordinata da Boucheron e ripresa da Giardina rappresenti, almeno in parte, un tentativo di “salvare” la storia nazionale attraverso un’opera di de-costruzione e ri-costruzione dell’identità e del ruolo storico della Francia e dell’Italia sul lungo periodo e nell’orizzonte di fenomeni di scala globale.

Nonostante i limiti menzionati, sia l’Histoire mondiale de La France che la Storia mondiale dell’Italia rappresentano un punto di partenza per una riflessione sulla collocazione della world history rispetto a filoni di ricerca ancorati a tradizioni “nazionali” e, più in generale, sul ruolo pubblico dello storico in un’Europa in bilico tra ripiegamento su scala regionale e proiezione in uno scenario internazionale sempre più incerto.
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NOTE


[1] Per una panoramica sulle più consolidate definizioni di world history: MANNING, Patrick, Navigating World History: Historians Create a Global Past, New York, Palgrave Macmillan, 2003; OLSTEIN, Diego, Thinking History Globally, New York, Palgrave Macmillan, 2014.

[2] Tradizionalmente le origini della world history sono ricondotte alla pubblicazione dell’opera di William H. McNeill The Rise of the West: A History of the Human Community, Chicago, The University of Chicago Press, 1963.

[3] La distinzione tra world history e global history, riferendo quest’ultima espressione allo studio dei «phénomènes d’interdépendance et des processus d’intégration à l’échelle de la planèt» (MAUREL, Chloé, «La World/Global History. Questions et débats», in Vingtième Siècle. Revue d’histoire, 104, 4/2009, pp. 153-166, p. 156) nel corso degli anni ha alimentato un vasto dibattito, non scevro di polemiche riguardo le finalità e la solidità metodologica dei due approcci. Per uno sguardo su temi e problemi della global history: MAZLISH, Bruce, Global History and World History, in MAZLISH, Bruce, IRIYE, Akira (eds.), The Global History Reader, New York – London, Routledge, 2005, pp. 16-20; SUBRAHMANYAM, Sanjay, Aux origines de l’histoire globale: Leçon inaugurale prononcée le jeudi 28 novembre 2013, Paris, Collège de France, 2014 URL: < https://books.openedition.org/cdf/3606?lang=it > [consultato il 27 aprile 2018]; GARAVINI, Giuliano, «Storia internazionale e storia globale: differenze e contaminazioni», in Ricerche di storia politica. Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica, 3/2016, pp. 285-294.

[4] IRIYE, Akira, SAUNIER, Pierre-Yves (eds.), The Palgrave dictionary of transnational history: from the mid–19th century to the present day, Basingstoke, Palgrave Macmillan, 2009; KAELBLE, Hartmut, «Comparative and Transnational History», in Ricerche di storia politica. Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica, special issue, 2017, pp. 15-24.

[5] BERTRAND, Romain, Histoire globale, histoire connectée, in DELACROIX, Christian, DOSSE, François, GARCIA, Patrick, OFFENSTADT, Nicolas (dir.), Historiographies, vol. I, Concepts et débats, Paris, Gallimard, 2010, pp. 366-377; MINARD, Philippe, «Globale, connectée ou transnationale: les échelles de l’histoire», in Esprit, 12/2013, pp. 20-32.

[6] HAUPT, Heinz-Gerhard, KOCKA, Jürgen (Hrsg.), Comparative and transnational history. Central European approaches and new perspectives, New York – Oxford, Berghahn Books, 2009.

[7] Può sembrare paradossale parlare di “world history anglosassone”, dal momento che questo approccio nacque con l’intento di contestare la centralità attribuita alle civiltà occidentali dalla storiografia mainstream e spostare il baricentro della ricerca verso aree ritenute marginali; tuttavia, la world history si è inizialmente affermata come materia di insegnamento nel sistema universitario degli Stati Uniti e si è consolidata come disciplina autonoma grazie all’appoggio di strutture e finanziatori anch’essi legati a questo paese, mentre la lingua di espressione dei maggiori autori, sebbene provenienti da aree del mondo periferiche o comunque collocate al di fuori dei confini statunitensi (a partire dal “fondatore” della disciplina, il canadese William McNeill), era e resta prevalentemente l’inglese (POMERANZ, Kenneth, SEGAL, Daniel A., World History: Departures and Variations, in NORTHROP, Douglas (Ed.), A Companion to World History, Chichester, Wiley-Blackwell, 2012, pp. 15-31).

[8] DOUKI, Caroline, MINARD, Philippe, «Histoire globale, histoires connectées: un changement d’échelle historiographique? Introduction», in Revue d’histoire moderne et contemporaine, 54-55, 5/2007, pp. 7-21, p. 13.

[9] L’evoluzione del dibattito storiografico su world/global history in Francia è ben sintetizzato in MARTIN, Marguerite, MOCHTARI DE PIERREPONT, Zacharie, PAILLETTE, Céline, PÉTRIAT, Philippe, «À l’épreuve de la World History», in Hypothèses, 17, 1/2014, pp. 77-85; per il contesto italiano si veda: GOZZINI, Giovanni, «Dalla Weltgeschichte alla world history: percorsi storiografici intorno al concetto di globale», in Contemporanea, 1/2004, pp. 3-37.

[10] DI FIORE, Laura, MERIGGI, Marco, World History. Le nuove rotte della storia, Roma-Bari, Laterza, 2011; MAUREL, Chloé, Manuel d’histoire globale, Paris, Armand Colin, 2014.

[11] L’interesse delle riviste di settore è stato più precoce in Francia (Revue d’histoire moderne et contemporaine : Histoire globale, histoires connectées: un changement d’échelle historiographique?, 54, 4/2007; Le Débat : Écrire l’histoire du monde, 154, 2/2009; Annales. Histoire, Sciences Sociales : Une histoire à l’échelle globale, 1/2001; Cahiers d’Histoire : Pourquoi l’histoire globale?, 121, 2013.

[12] MAUREL, Chloé, 2009, «La World/Global History. Questions et débats», cit.

[13] DOUKI, Caroline, MINARD, Philippe, «Histoire globale, histoires connectées: un changement d’échelle historiographique? Introduction», cit.

[14] MERIGGI, Marco, «Intervento sulla World History,» in Giornale di storia, 17, 2015, pp. 5-6.

[15] CAPUZZO, Paolo, VEZZOSI, Elisabetta, Introduzione, in IID. (a cura di), «Traiettorie della “World History”. Interventi di P.N. STEARNS, K. POMERANZ, M. CARMAGNANI, I. BLOM, B. MAZLISH», in Contemporanea, Rivista di storia dell’800 e del ’900, 1/2005, pp. 105-134.

[11] DETTI, Tommaso, Per una prospettiva di storia globale, Relazione al convegno su L’insegnamento della storia nei licei: riflessioni della comunità degli storici sui nuovi programmi ministeriali promosso da Reti Medievali; SISEM – Società Italiana degli Storici dell’età moderna; SIS – Società Italiana delle Storiche; SISSCO – Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea, Bologna, 24 giugno 2005. Anche in ambito francese negli ultimi anni gli studiosi di didattica della storia hanno cominciato a interrogarsi sul valore educativo della world history; DE COCK, Laurence (dir.), La fabrique scolaire de l’histoire, Marseille, Agone, 2009.

[12] BATTISTINI, Matteo, «Un mondo in disordine: le diverse storie dell’Atlantico», in Ricerche di storia politica, Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica, 2/2012, pp. 173-188; MARIANO, Marco, «Il Mondo atlantico tra storia moderna e contemporanea: periodizzazioni, confini, parole-chiave», in Ricerche di storia politica, Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica, 2/2013, pp. 199-210; MORELLI, Federica, Il mondo atlantico. Una storia senza confini (secoli XV-XIX), Roma, Carocci, 2013.

[13] Boucheron nell’Ouverture rivendica la volontà di «écrire une histoire de France accessible et ouverte, en proposant au plus large public un livre innovant mai sous la forme familière d’une collection de dates, afin de réconcilier l’art du récit et l’exigence critique» (p. 7), mentre il riferimento alle finalità divulgative è meno marcato nell’Introduzione di Giardina.

[14] In quest’ultimo caso il contributo più significativo è rappresentato dal saggio di CHELATI DIRAR, Uoldelul, Tante Adue per tante memorie, in GIARDINA, Andrea (a cura di), Storia mondiale dell’Italia, Roma-Bari, Laterza, 2017, pp. 555-558.

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Bibliografia essenziale

Bibliografia essenziale

Monografie e articoli

  • BATTISTINI, Matteo, «Un mondo in disordine: le diverse storie dell’Atlantico», in Ricerche di storia politica, Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica, 2/2012, pp. 173-188
  • BOUCHERON, Patrick, Histoire mondiale de la France, Paris, Seuil, 2017.
  • CAPUZZO, Paolo, VEZZOSI, Elisabetta, Introduzione, in IID. (a cura di), «Traiettorie della “World History”. Interventi di P.N. STEARNS, K. POMERANZ, M. CARMAGNANI, I. BLOM, B. MAZLISH», in Contemporanea. Rivista di storia dell’800 e del ’900, 8,1/2005, pp. 105-134.
  • COOPER, Frederick, «Le concept de mondialisation sert-il à quelque chose ? Un point de vue d’historien», in Critique internationale, 10/2001, pp. 101-124.
  • DE COCK, Laurence (dir.), La fabrique scolaire de l’histoire, Marseille, Agone, 2009.
  • DETTI, Tommaso, Per una prospettiva di storia globale, Relazione al convegno su L’insegnamento della storia nei licei: riflessioni della comunità degli storici sui nuovi programmi ministeriali promosso da Reti Medievali; SISEM – Società Italiana degli Storici dell’età moderna; SIS – Società Italiana delle Storiche; SISSCO – Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea, Bologna, 24 giugno 2005. Anche in ambito francese negli ultimi anni gli studiosi di didattica della storia hanno cominciato a interrogarsi sul valore educativo della world history, URL: < http://www.academia.edu/11388055/Per_una_prospettiva_di_storia_globale >.
  • DI FIORE, Laura, MERIGGI, Marco, World History. Le nuove rotte della storia, Roma-Bari, Laterza, 2011.
  • DOUKI, Caroline, MINARD, Philippe, «Histoire globale, histoires connectées: un changement d’échelle historiographique?», in Revue d’histoire moderne & contemporaine, 54, 4/2007, pp. 7 -21.
  • GARAVINI, Giuliano, «Storia internazionale e storia globale: differenze e contaminazioni», in Ricerche di storia politica. Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica, 3/2016, pp. 285-294.
  • GIARDINA, Andrea (a cura di), Storia mondiale dell’Italia, Roma-Bari, Laterza, 2017.
  • GOZZINI, Giovanni, «Dalla Weltgeschichte alla world history: percorsi storiografici intorno al concetto di globale», in Contemporanea. Rivista di storia dell’800 e del ’900, 7, 1/2004, pp. 3-37.
  • GRUZINSKI, Serge, Les quatre parties du monde. Histoire d’une mondialisation, Paris, La Martinière, 2004.
  • HÜBINGER, Gangolf, OSTERHAMMEL, Jürgen, PELZER, Erich (herausgegeben von), Universalgeschichte und Nationalegeschichten, Freiburg im Breisgau, Rombach Verlag, 1994.
  • MANNING, Patrick, Navigating World History. Historians create a Global Past, Basingstoke, Palgrave-Macmillan, 2003.
  • MARIANO, Marco, «Il Mondo atlantico tra storia moderna e contemporanea: periodizzazioni, confini, parole-chiave», in Ricerche di storia politica. Quadrimestrale dell’Associazione per le ricerche di storia politica, 2/2013, pp. 199-210.
  • MARTIN, Marguerite, MOCHTARI DE PIERREPONT, Zacharie, PAILLETTE, Céline, PÉTRIAT, Philippe, «À l’épreuve de la World History», in Hypothèses, 17, 1/2014, pp. 77-85.
  • MAUREL, Chloé, Manuel d’histoire globale, Paris, Armand Colin, 2014.
  • MAZLISH, Bruno, BUULTJENS, Ralph (eds.), Conceptualizing Global History, Boulder, Westview Press, 1993.
  • MAZLISH, Bruno, «Comparing global history to world history», in Journal of Interdisciplinary History, 28, 3/1998, pp. 385-395.
  • MAZLISH, Bruno, The New Global History, London, Routledge, 2006.
  • MERIGGI, Marco, «Intervento sulla World History», in Giornale di storia, 17, 2015, pp. 1-10.
  • MORELLI, Federica, Il mondo atlantico. Una storia senza confini (secoli XV-XIX), Roma, Carocci, 2013.
  • SUBRAHMANYAM, Sanjay, «Connected Histories: Notes towards a Reconfiguration of Early Modern Eurasia», in Modern Asian Studies, 31, 3/1997, pp. 735-762.

 

Numeri monografici di riviste

  • Revue d’histoire moderne et contemporaine : Histoire globale, histoires connectées: un changement d’échelle historiographique?, 54, 4/2007.
  • Le Débat : Écrire l’histoire du monde, 154, 2/2009.
  • Annales. Histoire, Sciences Sociales : Une histoire à l’échelle globale, 1/2001.
  • Cahiers d’Histoire : Pourquoi l’histoire globale?, 121, 2013.

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Empires et mondialisation : réflexions sur l’histoire globale et l’universalisme from Maison Archéologie & Ethnologie on Vimeo.

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