ISSN: 2038-0925

Fonti: Yoga

Diacronie > La trama e l’ordito: l’impresa di Fiume > Fonti

G. C. [COMMISSO, Giovanni], Prolegomeni, in BARTOLINI, Simonetta, “Yoga”. Sovversivi e rivoluzionari con d’Annunzio a Fiume, Luni editrice, Milano 2019, pp. 91-93.

.
.

La «Yoga» si costituisce al di sopra di tutti i partiti.

Constata la mancanza assoluta da parte di questi di un senso e di una volontà di razza conseguenti alle più perfette tradizioni ed ai più naturali destini e decisa a svolgere un’azione critica e analitica di tutti i partiti o tendenze (coi quali desidera prendere contatto privo di qualsiasi prevenzione o attrezzata valutazione sia in male che in bene) onde far risultare ad essi, alla prova della Ragione quel sommo utile, quel sommo bene e quel sommo bello necessario per riportare la razza italica al suo diritto di indipendenza prima, e di imperio poscia.

Considerata la fatalità degli eventi svolgentisi nel corso dei secoli nei quali noi, razza italica creatrice di Numi e di Ordini, e le razze sovrastanti negative e formali, siamo portati a gareggiare in dominio gli uni sugli altri con mezzi e prove sempre più elevate (difatti se al primo nostro impero, basato sul mezzo «forza più giustizia», gli altri reagirono con «orde più distruzione», al nostro secondo, basato sul mezzo «amore più bellezza perfetta», gli altri reagirono con il mezzo «pensiero più scienza»), dobbiamo credere nella zona europea, quale nostra ragione di vita. Il superare sempre più oltre in noi stessi i mezzi di reagire nel respingere le sovrapposizioni imposteci.

La «Yoga» considera inoltre che lo spirito d’una razza è, in modo incontrastabile, dato e plasmato da l’ambiente terra; e che quanto più duro ne è il paesaggio e quanto più tremendo e creatore d’incubo ne è il suolo, tanto più profondo e trascendente ne riesce l’individuo che da tali forze è vagliato; per questo ritiene la terra italica, dotata di un tale eletto paesaggio e di momenti vulcanici tremendi (più ancora dei miti ellenici ed egizi di tragiche offerte) quale terra d’Europa la più perfetta nel foggiare lo spirito.

Tale spirito (sola nostra inestimabile materia prima), avendo origine dalla terra incorruttibile è esso stesso indistruttibile pur tuttavia variabile d’intensità; esso pari ad un fuoco, ora ne è aceso e vampante ed ora ne è fiocoe ridotto ai semplici limiti lasciandosi avvolgere e opprimere dalle tenebre. Oggi appunto il nostro spirito è in queste condizioni di luce: esso non è spento ma circondato dalla notte. Dimenticata per opera della casta borghese (assunta, per proprio contagio d’idee a casta dominante e veggente della nostra razza ed educata alle accademie grossolane e precluse alla spiritualità), la coscienza e l’orgoglio di noi stessi ci ingolfammo ingenui e leggeri in questioni e necessità limitate all’oggi e alla forma.

È duro ma occorre fin da ora confessare che a mezzo del linguaggio moderno europeo e a mezzo del sistema di vita e di traffico delle razze sovrastanti è vana cosa sperare, per la nostra razza un avvenire indipendente e trionfante. Come è possibile ottenere pensiero, giudizio e diritto italico senza la possessione sicura di una nostra moneta e di una nostra spada e soprattutto di un mistero realizzato quale nostro valore e fascino? Oggi noi non abbiamo ancora la sicurezza di una nostra consistente possessione né la certezza di un [sic] abile e diritta arma, ma però, favoriti da un fenomeno vario e smisurato nelle sue forme d’esaltazione e d’incubo qual è stata la guerra possiamo ritenere, quali sicuri presagi della nostra nuova formula di dominio, le forme nuove di rivolta tendenti alla scoperta che ognuno di noi sente pulsare.

Lo sviluppo e la coscienza di tali forze ognuna secondo il suo modo, ma per ragioni di razza e di terra entro ad una armonia di limiti va creando in ciascuno di noi il nume meraviglioso e fecondo dell’individualità. Nostro primo senso è quello di non essere né dominati né educati secondo le altrui volontà ed esperienze. Noi sentiamo di poter rifare da noi la considerazione della vita e trarre da noi nuove leggi e nuovi ordini. L’orgoglio, unitamente ad una profonda conoscenza della Ragione di vita della propria razza, deve avere incontra stabilmente come conseguenza, in un primo tempo, indipendenza da qualsiasi intenzione di asservimento sia spirituale e materiale. Quella razza che col trionfo delle sue proprie individualità componenti la sua vera essenza avrà saputo crearsi una casta composta dai migliori, non dominanti ma veggenti e condottieri, potrà affermarsi con sicurezza senza armati e senza imposizioni di limiti creati dalla paura anche in mezzo alle altre razze. Lo spazio non potrà essere ragione di incubo per lo spirito, ma lo spirito potrà affermarsi con sicurezza senza armati e senza imposizioni di limiti creati dalla paura anche in mezzo alle altre razze. Lo spazio non potrà più essere ragione di incubo per lo spirito, ma lo spirito potrà spaziare liberamente in esso superandolo e dominandolo. Solo così raggiungerà la sia maggior liberazione dal senso terrestre del diviso ed il suolo troverà la ragione della sua esistenza nel cerchio perfetto.

Qui la nostra razza toccherà la sua perfezione donando all’umanità il senso massimo della sua armonica bellezza.
.
.
da «Yoga», 1, 13 novembre 1920, p. 1

Scrivi un commento