ISSN: 2038-0925

Focus: la «fine della tregua»: verso l’Historikerstreit

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La genuflessione di Willy Brandt segnò in qualche modo la rottura di un tabù e dischiuse la possibilità di discutere pubblicamente di quanto commesso dalla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Ma l’avvio di un dibattito avrebbe portato con sé la anche la rimessa in discussione delle responsabilità della Germania: un processo che avrebbe preso avvio qualche anno più tardi, nel 1976, a partire dalla rappresentazione di una pièce teatrale di Rainer Werner Fassbinder. I rifiuti, la città e la morte [Der Müll, die Stadt und der Tod] – questo il nome della rappresentazione – metteva in scena una società violentemente antisemita, ma tratteggiava, al contempo, un personaggio ebreo carico di connotati fortemente negativi e dei tipici clichés.

La trama della pièce rappresentava un vero shock per la società della RFT.
In una città tedesca, nell’immediato dopoguerra si fa largo un imprenditore edile ebreo. La stessa società tedesca necessita di imprenditori senza scrupoli che possano rimettere in moto l’economia e la crescita. In questo senso la spregiudicatezza dell’imprenditore ebreo – che acquista vecchie case, le fa demolire, ne costruisce di nuove e le vende – è utile per i vertici cittadini perché svolge un “lavoro sporco” godendo di uno status privilegiato: essendo ebreo il suo operato è infatti indiscutibile nella Germania del dopoguerra. Il “senso di colpa“, lo Schuldgefühl agisce come meccanismo protettivo: dal momento che l’intero popolo tedesco ha consentito l’olocausto, la responsabilità grava su tutti. Non solo l’antisemitismo, dunque, ma anche la critica e la contestazione divengono impossibili perché accusare un ebreo è divenuto un tabù. Lo speculatore ebreo svolge dunque una funzione necessaria alla società e, soprattutto, ai suoi poteri forti, rievocando con la sua figura il personaggio di Süss descritto nell’omonimo libro di Lion Feuchtwanger. Risulta al contempo vittima e carnefice. Decide infatti di vendicarsi scegliendo di prendere come amante una delle prostitute della città, Roma. Roma rappresenta con il suo personaggio le due anime della Germania: ha una madre in carrozzella che legge Lenin e Marx e un padre che è un nazista non pentito che per sopravvivere canta canzoni travestito da donna, impersonando Zarah Leander, un attrice svedese molto popolare nella Germania nazista. Ed è proprio contro di lui che l’ebreo dirige la sua vendetta, dal momento che è convinto che sia stato lui a uccidere i suoi genitori: trasforma la figlia nell’oggetto del desiderio dell’intera città e il luogo in cui dà appuntamento ai suoi clienti diviene la scena in cui i clienti stessi liberano i loro sentimenti antiebraici. Fassbinder compie così una sorta di operazione psicoanalitica, facendo riemergere i luoghi comuni antisemiti dal profondo della società tedesca.

Reiner Werner Fassbinder a Venezia in occasione della Mostra del Cinema (1980): la sua presenza era dovuta alla presentazione dei 14 episodi del film 'Berlin Alexanderplatz'.Una simile rappresentazione non poteva però avere vita facile: la prima, prevista a Francoforte, non poté avere luogo per la dura protesta della comunità ebraica della città, i cui rappresentanti occuparono il palco per impedirne la messa in scena. Marcel Reich-Ranicki, che era presente, tentò di convincere i contestatori a consentire la rappresentazione, ma senza successo. Pur non condividendo quanto fatto da Fassbinder e ritenendo la pièce di scarso livello, il critico colse ciò che stava avvenendo. La discussione che sortì dal lavoro di Fassbinder e l’ondata di polemiche segnarono la «fine della tregua»: i tedeschi si interrogarono sul loro rapporto con gli ebrei, sul “senso di colpa” e sulla memoria del passato.

Il dibattito sfociò, anni dopo, nell’Historikerstreit, la controversia fra storici, che prese avvio il 6 giugno 1986, sulle pagine culturali della «Frankfurter Allgemeine Zeitung»: qui lo storico Ernst Nolte con un articolo significativamente intitolato «Un passato che non vuole passare, un discorso che è stato scritto ma che non è stato possibile tenere» rivendicava il diritto dei tedeschi a poter considerare quanto era accaduto durante la Seconda guerra mondiale liberandosi del “senso di colpa”. In particolare l’olocausto – interpretato come una risposta alle politiche sovietiche – non poteva rappresentare un eterna spada di Damocle sul presente tedesco.

Bibliografia essenziale

Bibliografia

  • ELSAESSER, Thomas, Fassbinder’s Germany: history, identity, subject, Amsterdam, Amsterdam University Press, 1996.
  • FASSBINDER, Rainer Werner, I rifiuti, la città e la morte e altri testi, Milano, Ubulibri, 1992.
  • REICH-RANICKI, Marcel, La mia vita, Palermo, Sellerio, 2003.
  • TRIMBORN, Jürgen, Un giorno è un anno è una vita. Rainer Werner Fassbinder: la biografia, Milano, Il saggiatore, 2014.

Video

I rifiuti, la città e la morte

Uno spezzone del dialogo fra Roma e il padre, tratto da I rifiuti, la città e la morte messo in scena dalla compagnia Phoebe Zeitgeist nel 2012 a Milano.

 

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