ISSN: 2038-0925

ControVersa: EUROPEISMO / NAZIONALISMI

di Luca Zuccolo

Controversa - Islamismo e laicità

Europa, l’Unione delle Secessioni: le nuove frontiere del nazionalismo europeo

La decisione del primo ministro scozzese Alex Salmond di indire un referendum per la possibile secessione della Scozia dalla Gran Bretagna nell’autunno del 2014 [1] ha riaperto la mai sopita questione dei movimenti indipendentisti europei e della loro voglia di secessione. Dalla Catalogna, già teatro di manifestazioni di massa pro indipendenza nel settembre 2012 [2], ai paesi baschi (francesi e spagnoli), seguiti dalla Corsica [3] e dal Belgio, dove la vittoria elettorale del partito indipendentista fiammingo ha rimesso in discussione l’unità federale [4], l’Unione Europea si trova nuovamente alle prese con spinte centrifughe e richieste di autonomia e indipendenza di parti importanti del suo territorio.

Ad essere messa in discussione non è solo la struttura politica ed economica del Vecchio Continente; ancor prima di questa, i movimenti indipendentisti pongono all’Unione problemi sociali, morali ed etici oramai improcrastinabili viste le attuali sfide cui l’Europa deve fare fronte. La definizione chiara della natura politica e sociale dell’Europa stessa e della sua forma di governo deve essere definita in modo chiaro, anche alla luce delle nuove dinamiche proto-nazionali messe in luce dai movimenti indipendentisti e dalle richieste sempre più pressanti di autonomia [5].

La questione che sta emergendo in Europa è legata al nazionalismo e alla sua interpretazione come costruzione [6] e invenzione [7] storico-culturale oltre che politica. Da trent’anni, infatti, il paradigma nazionalista è stato costantemente reinterpretato, svuotato delle sue prerogative per poi essere nuovamente ripreso e utilizzato in forme lontane dai modelli storici originali. A partire dalla teorizzazione di Hobsbawm e Ranger, passando alle Imagined Communities di Anderson, fino ai più recenti studi post-coloniali e sulla global history [8], il modello, se così si può definire, di nazionalismo ha ampliato a dismisura il suo raggio d’azione e ha modificato le sue caratteristiche adattandosi alle diverse contingenze storiche delle nuove realtà socio-politiche a cui è stato affiancato. L’Unione Europea non fa eccezione a questo processo come dimostrano la sua recente storia e gli odierni sviluppi.

Dal 1990, sia a livello geografico che politico, l’Europa ha subito un radicale mutamento che ha visto, da un lato l’emergere di nuove entità statali e nuovi modelli nazionali, dall’altro ha dato vita ad una struttura politica proto-federale in cui gli stati membri, pur rimanendo sovrani nei propri territori, delegano determinate decisioni politiche, sociali ed economiche alla comunità sovranazionale dell’Unione Europea. Questo processo – a partire dalla riunificazione tedesca, passando per la secessione tra Cechi e Slovacchi, fino alle guerre balcaniche – si è concluso con l’allargamento del patto Europeo, è strettamente connesso al tema del nazionalismo e soprattutto alla sua definizione di comunità immaginata [9].

L’Unione Europea, fin dalla sua creazione nel 1992, infatti, si è presentata come un’entità sovranazionale atta a integrare le politiche e le forme di cooperazione instaurate dal trattato di fondazione con il compito di organizzare in modo coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri e tra i loro popoli [10]. In altre parole, si venne a sviluppare un organo politico, e soprattutto economico, con la finalità di regolare le relazioni interstatuali in Europa. Ciò che non risulta chiaro dal trattato fondativo, nemmeno nella “Parte seconda” relativa alla cittadinanza dell’Unione, è il rapporto con questa nuova entità e le pregresse formazioni nazionali. Questo iato istituzionale e ideologico, si sta rivelando tutt’ora critico per l’Unione Europea, la quale sebbene rivendichi istituzioni e organi politici – e una cittadinanza – europei, ponendosi così nel solco già percorso dagli Stati-Nazione che la compongono, al tempo stesso tende a superare questo concetto nazionale proponendo una dimensione comunitaria maggiormente egalitaria e orizzontale, in cui si annullino le differenze nazionali [11].

Questa ambiguità di fondo mal si concilia, tuttavia, con l’assenso e la difesa dei diritti dei popoli e dell’uomo ad auto-identificarsi e definirsi, anche su base nazionale, che da sempre hanno coinvolto i popoli europei e, dalla fondazione dell’Unione in poi, hanno tratto nuova linfa, peso politico e giuridico [12]. Sebbene le secessioni odierne paventate da Catalogna, Scozia e Fiandre abbiano forti motivazioni economiche – come sostiene Andrea Carteny, professore di Storia delle minoranze nazionali dell’Europa all’Università La Sapienza di Roma [13] – la possibilità e la tutela data dall’Europa stessa ai movimenti e ai partiti che rivendicano l’identità di una comunità locale o regionale ha contribuito enormemente a sviluppare le spinte centrifughe.

In questo contesto controverso si sono sviluppate due tendenze contrapposte che vedono l’aspetto nazionale e comunitario in due modi dissimili.

Da un lato si trovano i molteplici gruppi, partiti e movimenti indipendentisti-autonomisti che vedono nella secessione dagli Stati di appartenenza un modo efficace – per alcuni l’unico – di rivendicare e difendere le loro specificità “nazionali” [14]. Queste ultime variano dalla lingua alla cultura, passando anche per rivendicazioni economiche (Catalogna e Scozia) [15] o storico-geografiche (Lega Nord) [16] ma tutte vertono sul concetto alla base di tutti questi movimenti: l’immaginazione di una nuova comunità.

Dall’altro lato, invece, si pongono gli europeisti. Questi ultimi con modalità frequentemente molto simili a quelle nazionaliste, rivendicate dai gruppi autonomisti, propongono una visione più centralista dell’Unione in cui, pur mantenendo le singole diversità “regionali” e “nazionali”, si crei un sostrato identitario comune, atto a creare l’unità nella diversità, favorendo quindi lo sviluppo di un patriottismo europeo che baratti la fedeltà alle singole realtà nazionali – qui da intendere nel senso più ampio – con quella per l’Unione. Come ha ribadito lo scorso ottobre il Financial Time Deutschland, per gli europeisti, «l’aspirazione all’indipendenza è giustificabile, ma non offre risposte agli interrogativi cruciali che l’Europa deve affrontare oggi. Solo il superamento dei confini e del pensiero nazionale ha assicurato benessere e sicurezza all’Europa. [...] L’Europa deve conservare la sua eterogeneità regionale. Ma per ottenere questo risultato non bisogna proclamare ogni volta un nuovo stato: alla lunga si rischia così di compromettere la capacità dell’Unione di risolvere i problemi» [17].

Il confronto tra le due posizioni, tuttavia, non è sempre radicale e spesso si presenta in modo più moderato come ha dimostrato la pretesa di Alex Salmond, capo del governo Scozzese e promotore del referendum per l’indipendenza, di rimanere in Europa anche dopo la secessione da Londra. Questa pretesa, sebbene sia subito stata smentita dal presidente della commissione europea Manuel Barroso – «I am not going to speculate now about possible secessions, it is not my job. But I can tell you that to join the European Union, yes, we have a procedure. It is a procedure of international law» [18] – testimonia come una via mediana sia possibile e auspicabile per risolvere il contrasto tra centralisti e autonomisti. È abbastanza evidente che nessuna delle realtà regionali europee che ambisce all’indipendenza possa e voglia uscire dall’Unione Europea divenendo totalmente indipendente. La presenza di queste aspettative da parte di sempre più parti dell’Europa, tuttavia, testimonia della necessità di una verifica e di un ripensamento della forma politica e amministrativa dell’Unione.

Macro regioni europee a base etnica

Macro regioni europee a base etnica

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Un tentativo di mediazione è stato fatto dai Verdi e dal gruppo europeo ALE (Alliance Libre Européenne) i quali hanno proposto un manifesto e un’azione politica a favore delle “etnie” europee prospettando per l’Unione un sistema federale in cui al posto degli odierni Stati-Nazionali siano presenti solo delle macro regioni europee a base etnica [19] come si può osservare dalla carta qui a fianco.

Le tre posizioni restano, nonostante tutto, alquanto ambigue nella definizione della futura realtà europea, ma per tutte il dato fondamentale resta la dimensione nazionale-federale declinata in modi dissimili seppur a partire da un medesimo sostrato storico-culturale.

La questione nazionale e la definizione politica e ideologica del nazionalismo, inteso in senso lato, quindi, rimane un tema aperto nel dibattito europeo non solo dal punto di vista storico ma in primis da quello politico. La dimensione politica assunta dall’Europa negli ultimi due decenni presuppone una decisa e chiara analisi di questo fenomeno storico che proprio in Europa trova le sue origini. Senza una comprensione delle nuove dinamiche nazionali interne all’Unione e una successiva chiarificazione della forma politica e amministrativa che intenderà assumere l’UE stessa, sarà impossibile mettere d’accordo le tre parti in causa: organi sovranazionali, Stati nazionali e comunità locali. Queste ultime, infatti, come lo sono ora, resteranno sempre schiave di quella dimensione nazionale che in modi diversi stanno tentando di rivoluzionare.

Bibliografia essenziale

Bibliografia essenziale

  • ALAMARI, Stefano, CARTENY, Andrea, GIACALONE, Rachele, RICCI, Antonio, Dai Dardanelli a Gibilterra. Profili di storia del Mediterraneo nel Novecento, Cosenza, Periferia, 2002.
  • ANDERSON, Benedict, Imagined Communities, Reflection on the Origins and Spread of Nationalism, London, Verso, 1991.
  • BAYLY, Christopher A., La Nascita del Mondo Moderno 1780-1914, Torino, Einaudi, 2009.
  • CARTENY, Andrea, MOTTA, Giuseppe (edited by), Nationalisms, Identities, European Enlargement. Case Studies on the 20th and the New Century, Cluj, Accent publisher, 2004.
  • CHATTERJEE, Partha, Nation and its fragments. Colonial and Postcolonial Histories, Princeton NJ, Princeton University Press, 1993.
  • COPPIETERS, Bruno, HUYSSEUNE, Michel (Editors), Secession, History and the Social Sciences, Brussels, VUB-Brussels University Press, 2002.
  • DARWIN, John, After Tamerlane, the Rise and Fall of Global Empires, 1400-2000, New York-London-Berlin, Bloomsbury press, 2008.
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  • Pole Sud : Le Partis Régionalistes et Nationalistes, 20, 1/2004, in URL: < http://www.cairn.info/revue-pole-sud-2004-1.htm > [consultato il 16 dicembre 2012].
  • SCODITTI, Enrico, La Costituzione senza popolo, Unione Europea e Nazioni, Bari, Dedalo, 2001.
  • SMITH, Anthony D., «National Identity and the ideas of European Unity», in International Affairs (Royal Institute of International Affairs 1944-), 68, 1/1992, pp. 55-76.
  • «Trattato sull’Unione Europea», in Gazzetta ufficiale, n. C 191, 29 luglio 1992 (URL: < http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html#0001000001 > [consultato il 16 dicembre 2012]).

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NOTE


[1] GESSA, Daniele Guido, «La Scozia vuole staccarsi dall’Inghilterra. Cameron ha paura del nuovo Braveheart», in Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2012, in URL: < http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/scozia-vuole-staccarsi-dallinghilterracameron-paura-nuovo-braveheart/183318/ > [consultato il 16 dicembre 2012]; VALDAMBRINI, Andrea, «Dalla Scozia al Galles è il Regno(dis)Unito» in Il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2012, in URL: < http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/dalla-scozia-al-galles-il-regno-disunito/195034/ > [consultato il 16 dicembre 2012]; FRANCESCHINI, Enrico, «La Scozia voterà per l’indipendenza» in la Repubblica, 16 ottobre 2012, p. 17; si veda anche il video «Scozia, nel 2014 l referendum per uscire dal Regno Unito» in CorriereTV, 15 ottobre 2012, in URL: < http://video.corriere.it/scozia-2014-referendum-uscire-regno-unito/c6a58c26-1704-11e2-be27-71fc27f55c26 > [consultato il 16 dicembre 2012].

[2] EURONEWS, «Catalogna: si al referendum sull’autodeterminazione», 28 settembre 2012, in URL: < http://it.euronews.com/2012/09/28/catalogna-si-al-referendum-sull-autodeterminazione/” >; EURONEWS, «Barcellona vuole la sovranità ed è pronta a ricorrere a Bruxelles», 15 ottobre 2012, in URL: < http://it.euronews.com/2012/10/15/barcellona-vuole-la-sovranita-ed-e-pronta-a-ricorrere-a-bruxelles/ > [consultato il 16 dicembre 2012].

[3] Per una visione “repubblicana” della storia della Corsica e per un inquadramento generale dei rapporti tra l’isola e Parigi tra la fine del XIX e l’inizio del XXI secolo si veda PELLEGRINETTI, Jean-Paul, ROVERE, Ange, La Corse et la République. La vie politique de la fin du second Empire au début du XXIe siècle, Paris, Editions du Seuil, 2004.

[4] EURONEWS, «Valloni e fiamminghi, i problemi del divorzio», 14 giugno 2010 in URL: < http://it.euronews.com/2010/06/14/valloni-e-fiamminghi-i-problemi-del-divorzio/ > [consultato il 16 dicembre 2012]. Sulla vittoria di Bart de Wever e della Nuova alleanza fiamminga (NVa) vedi anche: STURTEWAGEN, Bart, «La scommessa di De Wever» [originariamente pubblicato De Standaard], in Internazionale, 19, 971, p. 20; DELVAUX, Béatrice, «I nazionalisti fiamminghi trionfano ad Anversa», Le soir, in Internazionale, 19, 971, p. 20. Rilevante per capire la complessità dei sentimenti nazionalisti belgi e il ruolo decisivo degli storici nel crearli è svilupparli è il capitolo settimo: «Reconstructions of the Past in Belgium ad Flanders» del saggio di COPPIETERS, Bruno, HUYSSEUNE, Michel (Editors), Secession, History and the Social Sciences, Brussels, VUB-Brussels University Press, 2002, pp. 179-206.

[5] A questo proposito si veda l’interessante saggio di Gianluigi Palombella, «Tradizioni, politica e innovazione nel nuovo ordine europeo», in l’autore descrive alcune delle odierne dinamiche e teorie politiche e amministrative dell’Unione Europea in relazione alla sua futura forma istituzionale. Il saggio fa da introduzione al volume di SCODITTI, Enrico, La Costituzione senza popolo, Unione Europea e Nazioni, Bari, Dedalo, 2001, pp. 5-44.

[6] HOBSBAWM, Eric J., RANGER, Terence, The Invention of Tradition, Cambridge-New York, Cambridge University Press, 1983.

[7] ANDERSON, Benedict, Imagined Communities, Reflection on the Origins and Spread of Nationalism, London, Verso, 1991.

[8] La bibliografia su post-colonial studies e sulla global history è oramai molto ampia solo per fare alcuni esempi si vedano i saggi di HOPKINS, Anthony G., Globalization in World History, New York-London, W. W. Norton & Company, 2002; DARWIN, John, After Tamerlane, the Rise and Fall of Global Empires, 1400-2000, New York-London-Berlin, Bloomsbury press, 2008; BAYLY, Christopher A., La Nascita del Mondo Moderno 1780-1914, Torino, Einaudi, 2009; CHATTERJEE, Partha, Nation and its fragments. Colonial and Postcolonial Histories, Princeton NJ, Princeton University Press, 1993.

[9] Questi due concetti si legano strettamente ai movimenti di indipendenza e secessione come dimostrano i saggi: COPPIETERS, Bruno, HUYSSEUNE, Michel (Eds.), op. cit.; LEHNING, Percy B. (Editors), Theories of secession, London, Routledge, 1998.

[10] «Trattato sull’Unione Europea», Gazzetta ufficiale, n. C 191 del 29 luglio 1992, consultabile on-line all’URL: < http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html#0001000001 > [consultato il 16 dicembre 2012].

[11] Vedi SMITH, Anthony D., «National Identity and the ideas of European Unity», in International Affairs (Royal Institute of International Affairs 1944-), 68, 1/1992), pp. 55-76.

[12] Relativamente al rapporto tra secessione e auto-determinazione si veda il saggio di MOORE, Margaret (Editor), Self-Determination and Secession, Oxford, Oxford University Press, 1998 e in modo particolare il capitolo 4 di MILLER David, «Secession and the Principle of Nationality», pp. 62-78.

[13] PIRA Andrea, «Vecchie e nuove secessioni, l’UE è sempre più divisa dai movimenti autonomisti», in Il Fatto Quotidiano, 7 ottobre 2012 in URL: < http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/07/vecchie-e-nuove-secessioni-stati-europei-sempre-piu-divisi-dai-movimenti-autonomisti/375384/ > [consultato il 16 dicembre 2012]; vedi anche TISDALL, Simon, «Separation anxiety: the state of independence movements in Europe» in The Guardian, 13 settembre 2012, in URL: < http://www.guardian.co.uk/world/2012/sep/13/nationalism-regional-independence-movements-europe > [consultato il 16 dicembre 2012].

[14] Per farsi un’idea dei molteplici gruppi indipendentisti presenti in Europa si veda l’indice proposto da Wikipedia, URL: < http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_active_separatist_movements_in_Europe > [consultato il 16 dicembre 2012].

[15] Sia la Scozia, con le sue riserve petrolifere, sia la Catalogna – che contribuisce al 5% del PIL spagnolo – sono due realtà economicamente e socialmente rilevanti per i rispettivi Paesi e per l’Unione Europea.

[16] Riguardo alle aspettative secessioniste della Lega Nord vedi: HUYSSEUNE, Michel, «Imagined Geographies: Political and Scientific Discourses on Italy’s North-South Divide» in COPPIETERS, Bruno; HUYSSEUNE, Michel (Editors), op. cit.. Si veda anche l’articolo di GOMEZ-REINO CACHAFEIRO, Margarita, «La Lega Nord, Mobilisation et revendication du ‘nationalisme padan’» in Pole Sud, 20, 1/2004, pp. 133-146. Interessante per operare un confronto sul tema dei movimenti secessionisti italiani è anche l’articolo di ROUX, Christophe, «Des difficultés de la contestation périphérque dans le Mezzogiorno. L’exemple du Parti Sarde d’Action», in Pole Sud, 20, 1/2004, pp. 147-164.

[17] Editoriale, “Separatismi Europei” [originariamente pubblicato in Financial Time Deutschland], in Internazionale, 19 , 971, p. 17.

[18] CARRELL, Severin, «Barroso casts doubt on independent Scotland’s EU membership rights», in The Guardian, 12 settembre 2012, in URL: < http://www.guardian.co.uk/politics/2012/sep/12/barroso-doubt-scotland-eu-membership > [consultato il 16 dicembre 2012].

[19] HILLARD, Pierre, «Les Verts, partisans d’une Europe des ethnies», in URL: < http://www.voltairenet.org/article14960.html > [consultato il 16 dicembre 2012]. La mappa dell’Europa ridisegnata dai Verdi e dall’ALE è reperibile all’URL: < http://www.voltairenet.org/IMG/jpg/fr-carte-grand_format.jpg > [consultato il 16 dicembre 2012].

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