ISSN: 2038-0925

ControVersa: ISRAELE / PALESTINA

di Luca Zuccolo

Controversa - Israele e Palestina

Quale futuro per la Palestina?

Alla luce della recente decisione dell’ONU, ratificata nel novembre 2012 da ben 138 voti favorevoli, che prevede l’innalzamento dell’Autorità Palestinese a Stato Osservatore nelle Nazioni Unite [1], la situazione Israelo-Palestinese assume una nuova prospettiva e si ripropone ancora una volta la vexata questio su quale sia la migliore soluzione politica, sociale e storica per una regione che da più di sessant’anni si trova in un permanente stato di crisi e tensione.

“La solitudine d’Israele” (traduzione: Netanyahu a Lieberman: «Il mondo è isolato»). Vignetta tratta dalla rubrica “L’angolo di Yitzhak”: «Due vignette sulla Palestina all’Onu e le nuove abitazioni israeliane», in “Limes”, 10 dicembre 2012 (© L’immagine appartiene ai rispettivi proprietari / Property of its respective owners)

La solitudine d’Israele
(traduzione: Netanyahu a Lieberman: «Il mondo è isolato»)
Vignetta tratta dalla rubrica “L’angolo di Yitzhak”:
«Due vignette sulla Palestina all’Onu e le nuove abitazioni israeliane»,
in Limes, 10 dicembre 2012 (© L’immagine appartiene ai rispettivi proprietari / Property of its respective owners)

Le domande e le problematiche che pone questa epocale decisione dell’ONU sono molte e affondano le loro radici in problemi a dir poco atavici, che risalgono fin al tardo periodo Ottomano, quando il sultano Abdülhamid II concesse agli ebrei europei e al sionismo nascente la possibilità di stabilirsi nella regione palestinese. La decisione, tuttavia, venne quasi subito messa in discussione dallo stesso Sultano, il quale interpretava la decisione ebraica di stabilirsi in Palestina senza accettare la cittadinanza Ottomana come un ostacolo ai suoi progetti di unificazione patriottica e islamista del Medio Oriente [2].

Questa prima annotazione basta a dimostrare come la questione arabo-israeliano-palestinese sia molto più complessa di quanto un distorto uso pubblico della storia e una certa propaganda vogliano far credere al pubblico internazionale troppo spesso pronto a schierarsi senza una minima conoscenza dei fatti o della loro manipolazione per scopi di partito o interessi economico-politici.

“Avanzi di Palestina nella morsa di Israele”. Mappa di Luca Canali tratta da “Limes”: «La Palestina impossibile», 5/2007, 28 settembre 2007 (© L’immagine appartiene ai rispettivi proprietari / Property of its respective owners)

Avanzi di Palestina nella morsa di Israele – Mappa di Luca Canali tratta da Limes: «La Palestina impossibile», 5/2007, 28 settembre 2007 (© L’immagine appartiene ai rispettivi proprietari / Property of its respective owners)

Resta da capire alla luce di quanto deciso dall’ONU cosa riserverà il futuro ai Palestinesi e agli Israeliani. Resta da capire quali direttrici prenderà questa “questione orientale” che troppe volte sembrava sulla via della conclusione e che troppo spesso è stata rimessa in discussione dalla scarsa lungimiranza di politici “nazionalisti” o schiavi di mitologie oramai superate dagli eventi correnti.

Fiumi di inchiostro sono stati spesi per raccontare e spiegare la situazione israelo-palestinese. Fiumi di inchiostro sono serviti a perorare la causa dell’una o dell’altra parte, e non è certo a considerazioni di valore che deve rispondere la Storiografia.

Altre sono le domande a cui gli storici devono e dovranno rispondere. Prima tra tutte quella sulla possibilità o meno di un doppio Stato, che tiene banco dal secondo dopoguerra, a cui si aggiunge la problematica sulla reale possibilità di convivenza tra due realtà ormai irrigidite su posizioni contrastanti e troppo spesso dominate da discorsi estremistici. Infine, si devono considerare i nuovi attori che stanno interpretando questa vicenda. L’Iran con le sue minacce, e, soprattutto, la Turchia [3] sono rientrati in gioco nello scacchiere medio-orientale e hanno fatt0 precise scelte di campo a favore dei Palestinesi, come dimostra l’appoggio della Turchia alla risoluzione ONU e le plateali felicitazioni del ministro degli esteri turco Ahmet Davutoğlu al suo collega Palestinese.

«Con un linguaggio acceso Davutoglu ha accusato il mondo di aver “taciuto per 65 anni sulle piaghe dei palestinesi”, identificando nella “bandiera palestinese che sventolerà su questo edificio” un “atto di dignità e rispetto per la Palestina sanguinante”. “Saremo sempre a fianco dei palestinesi fino a quando non avranno uno Stato con Gerusalemme capitale” ha concluso il ministro di Ankara, parafrasando con voluta malizia il Pirkè Avot – le Massime dei Padri della tradizione ebraica – nel dire “se non riconosciamo la Palestina ora, allora quando?”» [4].

Parole che esprimono un chiaro segnale riguardo al ruolo che vuole ricoprire Ankara in Medio Oriente. Un ruolo che andrà considerato anche in relazione alla parte che vorrà svolgere l’Europa – sempre più divisa e incerta – schiava dei suoi fantasmi coloniali e non solo. Senza dimenticare gli Stati Uniti e le altre “grandi potenze” mondiali – Russia, Cina, India, Brasile, ecc. – le quali pur non intervenendo direttamente saranno in grado di influenzare le prossime decisioni dell’ONU e dei due contendenti. Così come un peso strategico e decisivo rivestiranno gli altri paesi arabi e africani, a cui va sommata tutta la pletora di gruppi più o meno legali interessati a mantenere la regione in uno stato di crisi permanente.

L’attuale situazione, quindi, al di là di quanto stabilito dall’ONU, resta ancora molto complessa e difficilmente districabile. Non si deve dimenticare, infatti, l’isolamento fisico imposto da Israele a se stesso e ai Palestinesi con i molti chilometri di “muro” fatti costruire dal Governo di Tel Aviv per difendere lo Stato e i coloni israeliani [5]. Va, inoltre, considerato il costante esproprio perpetrato dai coloni e dalle autorità israeliane sulle terre e le proprietà dei Palestinesi a Gaza e in Cisgiordania [6]. Una pratica che aumenta palesemente i risentimenti e i rancori di una popolazione che sta perdendo molto più della casa.

La questione israelo-palestinese, nondimeno, rimane aperta anche dal punto di vista storiografico, al quale, accanto al tradizionale confronto-scontro tra retoriche storiografiche nazionali israeliane e palestinesi, si è aggiunta, a partire dagli anni 1980, una nuova corrente: i “nuovi storici”.

A partire dalla proclamazione dello Stato di Israele nel 1948, le narrazioni storiografiche nazionali arabe, israeliane e palestinesi hanno proposto una diversa e controversa visione dei fati storici, sostenendo le proprie ragioni e le diverse esigenze di costruzione di un’identità nazionale israeliana [7] o palestinese, riducendo la storiografia avversaria a semplice falsificazione o revisionismo storico.

La più forte e la più ascoltata di queste narrazioni nazionaliste è stata sino a tempi recenti quella israeliana, il cui filo conduttore è lo stato di accerchiamento che quotidianamente Israele deve sopportare, minacciato costantemente dagli Stati arabi e da pressioni internazionali ritenute ingiuste [8]. L’opinione dominante di queste correnti è incentrata sulla necessaria espulsione dei Palestinesi dallo Stato di Israele. Un’espulsione motivata sia da aspetti economici che sociali ma che nasconde sotto una facciata pacifica un lato molto più violento e categorico: i Palestinesi se ne devono andare in quanto minaccia alla sicurezza della Nazione Israeliana.

A partire da questa contrapposizione, durante gli anni 1980, i “nuovi storici” [9] hanno riconsiderato le vicende della formazione dello Stato Israeliano, partendo da presupposti diversi rispetto a quelli della retorica dominante e hanno sviluppato una nuova corrente storiografica – per altro fortemente osteggiata dalla “vecchia” storiografia e dall’establishment israeliani – in cui hanno contestato la pretesa israeliana di attribuire tutte le cause dei diversi conflitti e dell’attuale situazione di crisi ai Palestinesi e agli Arabi. In primis i “nuovi storici” tra cui spiccano Benny Morris, Ilan Pappe, Avi Shlaim e Tom Segev [10] hanno riconsiderato la storia e la nascita di Israele puntando il dito non solo sulla civil religion dello Stato ebraico, da loro posta su altre basi, ma soprattutto sulla deliberata espulsione dei Palestinesi dalle loro terre [11].

Accanto alla riconsiderazione dei miti fondativi israeliani, tuttavia, il tema più caldo e controverso di questa nuova storiografia è senza dubbio quello dei rifugiati palestinesi; un tema che riesce a contrapporre anche i due autori più significativi Pappe e Morris. Infatti, mentre Morris predilige una linea più moderata, Pappe arriva a sostenere che Israele ha attuato una vera e propria pulizia etnica contro i palestinesi costringendoli a fuggire. Il merito di Pappe, al di là della forte presa di posizione, resta nondimeno quello di aver usato anche fonti palestinesi e di aver coinvolto nel dibattito internazionale anche storici palestinesi [12] come Jamil Hilal con cui ha prodotto il saggio Parlare con il nemico. Narrazioni palestinesi e israeliane a confronto [13].

Su questo stesso tema e sull’attacco indiscriminato di Israele e dei suoi coloni contro i Palestinesi si esprime anche il linguista Noam Chomsky attraverso il sito dell’organizzazione Israeli-Occupation Archive (http://www.israeli-occupation.org). Nel suo intervento Chomsky ribadisce alcuni degli squilibri presenti nella politica israeliana verso i Palestinesi e rende palese l’approccio fondamentalmente anti-semita degli israeliani. Un atteggiamento confermato da episodi recenti che hanno visto coinvolti alcuni membri della Knesset il parlamento israeliano [14].

Da parte palestinese, invece, la figura di riferimento è senza dubbio Jamil Hilal, il quale non solo perora la causa palestinese e promuove una nuova interpretazione storica dei fatti legati alla formazione dello Stato di Israele ma si relaziona anche in modo attivo con i “nuovi storici” isrealiani.

Il fine dell’opera storiografica di Halil è quello di dare maggior spazio alla storia e alla storiografia palestinesi, in modo da fornire una più completa e corretta visione della questione israelo-palestinese. Come lui stesso sottolinea, infatti,

The dominant political literature on the Palestinian question has become plagued with misrepresentations of the history, geography and condition of the Palestinian people. These misrepresentations are taken for granted in the current language of international organizations (including those of the United Nations), political leaders, international mass media (including in some of the official Arab media), and have crept in the discourse of the Palestinian Authority and the major political organizations [15].

La difesa della storia e della storiografia palestinese è sostenuta anche dall’Institute for Palestine Studies, fondato a Beirut nel 1963 e uno tra i più importanti centri di studio e ricerca sulla questione palestinese, grazie anche alle sue numerose edizioni tra cui spiccano il Journal of Palestine Studies e il Jerusalem Quartely [16].

La svolta storiografica operata dai “nuovi storici”, quindi, mostra come ci siano ancora molte cose da scrivere e da conoscere sulla storia della questione palestinese, ma anche come la contrapposizione troppo spesso violenta tra i due popoli e il rifiuto Israeliano di riconoscere i Palestinesi e di trattare con loro per un nuovo equilibrio territoriale, renda difficile trovare una soluzione ad una questione così articolata. La speranza per il futuro dei due popoli e della sicurezza del Medio Oriente sta tutta nella buona volontà che dimostreranno i leader dei due schieramenti verso una soluzione condivisa che riporti la pace e permetta alle ferite quotidianamente riaperte di guarire permettendo alle nuove generazioni di costruire un nuovo futuro.

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NOTE


[1] Si veda a questo proposito la trascrizione della seduta alle Nazioni Unite, URL: < http://www.un.org/News/Press/docs/2012/ga11317.doc.htm > [consultato il 30 gennaio 2013], e il testo della risoluzione, URL: < http://unispal.un.org/UNISPAL.nsf/47D4E277B48D9D3685256DDC00612265/181C72112F-4D0E0685257AC500515C6C > [consultato il 15 gennaio 2013].

[2] Relativamente alla situazione Medio Orientale e alle sue dinamiche storiche si consulti il saggio di GELVIN, James L., Storia del Medio Oriente moderno, Torino, Einaudi, 2009.

[3] A proposito del ruolo nuovo interpretato dalla Turchia in Medio Oriente si veda l’articolo apparso sul sito de La Stampa a firma di Maurizio Molinari, «Onu, La Turchia guida il fronte pro-palestinese», URL: < http://www.lastampa.it/2012/11/30/blogs/finestra-sull-america/onu-la-turchia-guida-il-fronte-pro-palestinese-5Xfn6a4g5vIZFIobI4PLPO/pagina.html > [consultato il 10 gennaio 2013].

[4] MOLINARI, Maurizio, «ONU, la Turchia guida il fronte pro-palestinese» in La Stampa, URL: < http://www.lastampa.it/2012/11/30/blogs/finestra-sull-america/onu-la-turchia-guida-il-fronte-pro-palestinese-5Xfn6a4g5vIZFIobI4PLPO/pagina.html > [consultato il 10 gennaio 2013].

[5] Quattro sono i “muri” di Israele, due interessano da vicino i Palestinesi e sono al centro della problematica bi-statuale e della nuova colonizzazione israeliana, quello di Gaza (URL: < http://it.wikipedia.org/wiki/Barriera_tra_Israele_e_la_Striscia_di_Gaza > [consultato il 1 febbraio 2013]) e quello in Cisgiordania (URL: < http://it.wikipedia.org/wiki/Barriera_di_separazione_israeliana > [consultato il 1 febbraio 2013]). Altri due muri, invece, sono frontalieri, con lo scopo dichiarato di bloccare l’immigrazione illegale e i terroristi e sono situati al confine con l’Egitto (URL: < http://www.ilpost.it/2013/01/03/israele-muro-egitto/ > [consultato il 1 febbraio 2013]) e con il Libano (URL: < http://www.ilpost.it/2012/04/30/israele-ha-iniziato-a-costruire-il-muro-al-confine-col-libano/ > [consultato il 1 febbraio 2013]).

[6] A questo proposito si veda il film del 2008 Lemon Tree (Il giardino di limoni) diretto da Eran Riklis.

[7] Questa retorica/propaganda storiografica si palesa in una forte propaganda anti-palestinese facilmente reperibile nei molti siti internet che sostengono la causa israeliana come il Jewish Community Relation Council, URL: < http://www.jcrc.org/israel_jewsinme.htm > [consultato il 27 gennaio 2013]; il sito Pro-Israel.org, URL: < http://www.pro-israel.org/ > [consultato il 30 gennaio 2013]; o il sito del ministero degli esteri Israeliani, URL: < http://www.mfa.gov.il/gazafacts > [consultato il 25 gennaio 2013].

[8] Significativo a questo proposito è il video propagandistico proposto dal sito Pro-Israel.org, URL: < http://www.pro-israel.org/ > [consultato il 30 gennaio 2013], in cui si palesa il sentimento di accerchiamento degli israeliani.

[9] Con “nuovi storici” si intende la giovane generazione di storici israeliani.

[10] Tra le opere principali di questi storici si vedano: SEGEV, Tom, 1949, The First Israelis, 1986; MORRIS, Benny, The Birth of the Palestinian Refugee Problem, 1947-1949, 1988 (edito in Italia nel 2005 con il titolo Esilio: Israele e l’esodo palestinese, 1947-1949, Milano, Rizzoli). PAPPE, Ilan, Britain and the Arab-Israeli Conflict, 1948-1951, 1988; SHLAIM, Avi, Collusion Across the Jordan. King Abdullah, the Zionist Movement and the Partition of Palestine, 1988. MORRIS, Benny, 1948 and After. Israel and the Palestinian, 1990 (uscito in Italia nel 2004); PAPPE, Ilan, The making of the Arab-Israeli Conflict, 1947-1951, 1992; MORRIS, Benny, Righteous Victims, 1999 (apparso in Italia nel 2001 con il titolo di Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, Milano, Rizzoli); SHLAIM, Avi, The Iron Wall: Israel and the Arab World, 1999; PAPPE, Ilan, The Ethnic Cleasing of Palestine, 2006 ; SEGEV, Tom, Il settimo milione. Come l’Olocausto ha segnato la storia di Israele, Milano, Mondadori, 2001.

[11] A proposito della seconda generazione di storici israeliani, dei “nuovi storici” e delle loro teorie revisioniste si veda il saggio di CODOVINI, Giovanni, Storia del conflitto arabo israeiiano palestinese, Milano, Bruno Mondadori, 2004. In modo peculiare si veda il capitolo 6 “Nuova storiografia e uso pubblico della storia” pp. 179-206. Questo saggio, che ripercorre tutta la dinamica del conflitto dalle origini ai giorni nostri, grazie all’esauriente bibliografia e alle note al testo, offre anche un ottimo punto di partenza per una migliore comprensione di questa questione. Si veda inoltre l’articolo di Francesco Brunello Zanitti, «La nuova storiografia israeliana e la questione palestinese» in Eurasia, Rivista di studi geopolitici, 20 febbraio 2010, URL: < http://www.eurasia-rivista.org/la-nuova-storiografia-israeliana-e-la-questione-palestinese/11344/ > [consultato il 7 marzo 2013].

[12] La storiografia e le fonti palestinesi, sebbene fossero già da molto tempo circolate e conosciute dalla comunità scientifica internazionale sono state spesso poco considerate o ritenute inadeguate da una molti storici, più propensi a riconoscere validità alla vulgata storiografia israeliana.

[13] PAPPE, Ilan, HALIL, Jamil, Parlare con il nemico. Narrazioni palestinesi e israeliane a confronto, Torino, Bollati Boringhieri, 2004.

[14] A titolo d’esempio si ricordi la proposta fatta nella recente campagna elettorale dal candidato del Likud Moshe Feiglin di dare 500.000$ agli arabi israeliani affinché lascino volontariamente il paese (URL: < http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/163806#.UQ4xlGfD7Ut > [consultato il 20 gennaio 2013]) o la “persecuzione” attuata contro la parlamentare Hanin Zoabi, paladina dei diritti della minoranza araba in Israele, accusata di terrorismo e violentemente attaccata dai suoi stessi colleghi per aver partecipato nel 2010 all’iniziativa pro-palestinese Freedom Flottilla (DERFNER, Larry, «Hanin Zoabi, Orgoglio Arabo», in Foreign Policy, USA, tradotto in Internazionale, n°985, 1 febbraio 2013, p. 60-61).

[15] HILAL, Jamil, «Narrating Palestine», paper presentato il 4 Ottobre 2012 nel seminario tenuto alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano (questo paper è inedito), URL: < http://www.palestine-studies.org/columndetails.aspx?t=1&id=152 > [consultato il 8 marzo 2013].

[16] URL: < http://www.palestine-studies.org/aboutus.aspx?href=history >; < http://www.palestine-studies.org/journals.aspx?href=current&jid=1 >; < http://www.palestine-studies.org/journals.aspx?href=about&jid=4 > [consultati il 8 marzo 2013].

Bibliografia essenziale

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Sitografia

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