ISSN: 2038-0925

Parole in storia: ELLENISMO

di Jacopo Bassi

Parole in Storia - Ellenismo

La nozione di ellenismo copre un campo semantico vastissimo: attiene infatti a ciò che è greco o di origine greca; indica l’insieme dei Greci nel mondo (dentro e fuori dai confini della Grecia); definisce la cultura o la civilizzazione greca, ma è anche l’insieme delle caratteristiche di un’ideologia nazionalista. Il termine è legato ai fenomeni identitari che riguardano i Greci, ma fa riferimento anche ad una visione universalista, che ricorre in diverse epoche [1].

Il termine ellenismo strictu sensu venne coniato dallo storico Johann Gustav Droysen per designare il periodo compreso tra la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) e la battaglia di Azio (31 a.C.). Per avere un’idea di quel che avvenne a seguito delle conquiste di Alessandro Magno bisogna considerare come, nel giro di poche generazioni, nacque «una nuova grecità, di sangue non tutto ellenico, ma con un così alto senso della propria superiorità culturale» da dominare «dovunque di fronte a tutte le altre razze» [2]. Forse una chiave interpretativa utile a comprendere la longevità e l’estensione semantica del concetto la si può ritrovare in ciò che Bengston afferma riferendosi all’ellenismo in età antica. Lo storico tedesco sottolinea come l’Ellenismo fosse il prodotto di una civiltà in cui si era verificato un processo osmotico fra mondo greco e mondo orientale ma, parallelamente, si era prodotta la fissazione di un canone panellenico, comune a tutti i Greci [3].

Ma il termine, come accennato, è una costruzione intellettuale posteriore. Per certo:

[...] la novità della riflessione droyseniana consisteva nel suo percorso controcorrente: dalla tradizionale visione dell’Ellenismo come “degenerazione” (Entartung), a cominciare dalla “degenerazione” linguistica, fino all’approdo conclusivo sulla positività, riconoscibile solo dallo sguardo dello storico, maturata sotto o dentro la degenerazione e culminante nel “compimento del mondo antico” [...] [4].

Lo storico tedesco vedeva infatti l’ellenismo come un periodo di transizione fra grecità classica e cristianesimo, in un’ottica hegeliana di rivalutazione del concetto di transizione [5]. La crisi greca d’età antica mostrava corrispondenze con quella europea contemporanea a Droysen [6].

Egli poneva le basi per statuire un paragone implicito fra la Grecia unificata dal sovrano macedone e la nazione tedesca, che sarebbe stata unita dal Kaiser prussiano, novello Alessandro. Rispecchiando un orientamento comune agli storici kleindeutsch [7], la prospettiva di Droysen risentiva certamente della sua visione politica, volta a vedere il presente come uno scenario modificabile sulla base delle indicazioni offerte dal passato [8] rinunciando pertanto al precetto dell’oggettività e imparzialità dello storico tanto caro a von Ranke; del resto negli anni Settanta del Novecento la storiografia tedesca sarebbe arrivata persino a vedere nella Prussia, anacronisticamente, lo Stato predominante nella Germania del XVIII secolo [9]. Birtsch sottolinea però come:

[...] chi volesse cercare analogie politiche nella Storia di Droysen potrà trovare un avvicinamento ai contemporanei [di Droysen] molto meno nella necessità di una federazione dei particolarismi tedeschi per mezzo della potenza dell’esercito prussiano [...], quanto, piuttosto, la concezione di un volontario inquadramento dei singoli Stati in uno Stato federale [10].

Uscendo dal contesto tedesco, il termine ellenismo conobbe una seconda vita proprio in Grecia. L’ellenismo trova una sponda nell’idea di romanizzazione [11]: se quest’ultimo concetto fa riferimento ai processi di assimilazione della cultura e delle istituzioni romane [12] fra le popolazioni soggette al dominio dell’impero, il primo termine mutua quest’idea di meticciato culturale adattandola al mondo greco. Non è casuale che il concetto, attraverso i meandri della storiografia, ritorni proprio nei luoghi di quelli che si facevano chiamare Ῥωμαῖοι [13] (Romani), cioè gli epigoni dell’Impero romano d’Oriente.

Ma quali caratteri legavano l’ellenismo d’epoca antica con quello moderno?

La chiave risiedeva proprio nella Romiosyni, la “romanità”: questa, che originariamente contraddistingueva i Bizantini, era divenuta la definizione con cui accomunare la totalità della comunità ortodossa balcanica, sottoposta all’autorità ecclesiastica (e culturale) del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. La gerarchia di quest’istituzione era maggioritariamente greca; il greco era e rimase la lingua religiosa – almeno fino alla formazione di patriarcati nazionali, comunque vincolati all’esistenza di una nazione, quindi di un’entità statale, per sussistere – della comunità ortodossa balcanica.

Con la crisi dell’Impero ottomano e con la diffusione delle idee nazionaliste in area balcanica nacque, in seno alle comunità di mercanti e intellettuali greci, un neo-ellenismo: questo fenomeno si rivelò in grado di toccare l’intero bacino del Mediterraneo. Accomunate da questa stessa ideologia le comunità greche dell’Impero ottomano, separate da chilometri di distanza (si pensi ad esempio alla Philiki Eteria di Valacchia e Moldavia, dell’Epiro e del Peloponneso), cercavano le basi comuni per dar vita a un’entità statale che potesse essere espressione tanto di una cultura, quanto di un ethnos.

Era dunque necessario saldare l’Ellenismo antico con quello moderno, anche in risposta a chi aveva voluto negare ogni continuità fra Grecia antica e moderna [14]. Doveva non era riuscito l’Illuminismo greco che, anzi, aveva escluso la storia bizantina dai propri riferimenti storici, ebbe successo il Romanticismo: Bisanzio divenne, nella rilettura storiografica, una sorta di impero ellenico [15]. Spyros Zambelios prima e Konstantinos Paparrigopoulos [16] poi, elaborarono una visione storiografica che creava un ponte ideale fra le epoche della “civilizzazione ellenica”. All’ellenismo antico (classico e d’età ellenistica) aveva così fatto seguito un ellenismo dell’età di mezzo, caratterizzato dalla presenza dell’Impero bizantino e dall’affermazione della confessione ortodossa come di uno degli elementi fondanti dell’identità greca. Durante questo periodo e in quello immediatamente successivo, caratterizzato dal dominio ottomano, l’ellenismo perse i suoi connotati etnoculturali per divenire un fenomeno economico e culturale, fortemente legato alle città [17].

L’ultima era, quella dell’ellenismo moderno, avrebbe dovuto vedere la rinascita della Grecia sotto forma di Stato-nazione.

L’idea di un ellenismo universale era però avversata dalla Chiesa ortodossa, che mal sopportava l’idea di un recupero del paganesimo dell’età antica; il concetto storiografico delle tre ere dell’ellenismo finì per divenire l’espressione della nuova concezione di grecità propugnata dallo stato ellenico: laica, ma permeata dal nazionalismo e “inquinata” dalle idee illuministe, profondamente lontana dall’ecumenismo della Chiesa [18].

Si trattava di dare quindi ad una formulazione astratta una forma concreta, in grado di sciogliere i vincoli di tutela che legavano la Grecia alle potenze europee e permettere allo Stato greco di estendere i propri confini in modo da comprendere le «realtà dell’ellenismo in senso esteso» [19].

Nacque così la Megali Idea che, benché in costante rielaborazione, rappresentò al contempo l’espressione plastica dell’Ellenismo (costantemente ridisegnata dalla situazione politica in evoluzione) e l’integrazione dei diversi Ellenismi. La spinta verso l’espansione territoriale – complice anche il contemporaneo “concorrenziale” risveglio degli altri popoli balcanici – condurrà la Grecia ad un graduale ridefinizione dei propri confini (ottenuta in più riprese: 1864, 1881, 1913, 1919), ma anche alla disfatta della Mikrasiatikì Catastrofì, battuta d’arresto definitiva del sogno greco di riconquistare Costantinopoli.

Ed è proprio su una visione degli spazi ellenistica e non classica che si appoggiava la politica espansionistica della Grecia moderna: il modello concettuale era quello dell’Europa del regno di Filippo di Macedonia perché:

[...] è proprio nell’ottica della sua sterminata conquista territoriale che si potenzia, si definisce, e meglio si precisa, il progetto di Europa politica, nato, pure con larvate suggestioni balcaniche, nell’ambito della cancelleria del grande precursore siracusano [Dionigi il Grande]. Il cui stato territoriale poteva sembrare di estensione illimitata agli occhi dei Greci, avvezzi alla dimensione delle polis, ma non a quella dei Macedoni i quali, una generazione dopo, si ritrovano sudditi di un regno che è epicentro dello spazio balcanico [20].

Del resto la situazione del mondo ellenico ai tempi di Filippo II presentava alcune analogie con quella del Regno di Grecia del XX secolo: la sovrappopolazione, il contesto non particolarmente favorevole ad un’espansione territoriale e la rinascita culturale.

Riunire le comunità greche – che condividevano una lingua e una cultura almeno in parte comune – appariva dunque un obiettivo possibile. La Megali Idea sembrava offrire l’occasione per creare la saldatura tra l’ellenismo, i moderni principi etnonazionali e le formulazioni di Wilson sull’autodeterminazione dei popoli.

La catastrofe d’Asia Minore del 1922, ossia la sconfitta militare inferta dalla neonata Turchia di Atatürk allo Stato greco, segnò però la fine di questa concezione di ellenismo. Si faceva strada una nuova dimensione di ellenismo, quello elladico (o elladismo). L’ellenismo, che aveva fallito nel rinnovarsi ideologicamente e organicamente con una visione “ecumenica”, era «oramai chiamato a funzionare essenzialmente nel quadro di uno Stato nazionale, dove avrebbe cercato le condizioni e le forze sulle base delle quali sarebbe stata costruita la sua nuova esistenza storica» [21].

Il termine elladismo è quindi da intendere in questa chiave come «l’insieme delle realtà politiche, istituzionali, sociali e culturali» associate allo Stato greco, mentre la nozione di ellenismo fa riferimento «ad un’entità etnoculturale che si caratterizza per una continuità storiografica di più di tremila anni, una dispersione geografica considerevole e una grande eredità culturale [...]» [22].
Oggi la sopravvivenza della concezione di ellenismo è garantita dalle comunità greche all’estero, il cosiddetto ellenismo della diaspora [23], che permettono con la loro esistenza anche all’ellenismo elladico di mantenere quella vocazione ecumenica contenuta nel concetto stesso di ellenismo.

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NOTE


[1] BRUNEAU, Michel, «Hellénisme, Hellinismos: nation sans territoire ou idéologie?», in Géocarrefour, 77, 4/2002, pp. 319-328.

[2] BARIGAZZI, Adelmo, Il periodo, in BARIGAZZI, Adelmo, LEVEQUE, Pierre, MUSTI, Domenico, Storia e civiltà dei Greci, La società ellenistica: quadro politico, Milano, Bompiani, 2000, p. 5.

[3] BENGSTON, Hermann, L’antica Grecia, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 301-307.

[4] CANFORA, Luciano, Ellenismo, Roma-Bari, Laterza, 1995, p. 49.

[5] SPINOLA PEREIRA CALDAS, Pedro, MODANEZ DE SANT’ANNA, Henrique, «“Fixar a onda da luz”: o problema da transiçao das épocas históricas no conceito de helenismo em Johann Gustav Droysen», in História da historiografia, 1, 2008, pp. 88-101.

[6] KNIPFING, John R., «German Historians and Macedonian Imperialism», in American Historical Review, 26, 1921, pp. 657-671.

[7] Ossia di coloro che sostenevano la necessità di realizzare uno Stato germanico che non comprendesse anche l’Austria entro i propri confini. GIESEN, Bernhard, Intellectuals and the Nation. Collective Identity in a German Axial Age, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, pp. 130-133.

[8] CREUTZ, Daniel, Droysen et l’historicité, in DELACROIX, Christian, DOSSE, François, GARCIA, Patrick (sous la direction de), Historicités, Paris, La Découverte, 2009, pp. 47-61, p. 57.

[9] TULLOCH, Hugh, Lord Acton and German Historiography, in STUCHTEY, Benedikt, WENDE, Peter, British and German Historiography 1750-1950, New York, Oxford University Press, 2000, pp. 159-172, p. 166.

[10] «[...] wer in Droysens Geschichte nach politischen Analogien suchen will, wird also weniger die Notwendigkeit eines Zusammenschlusses des partikularen Deutschland durch preußische Heeresmacht den Mitlebenden nahegebracht sehen dürfen (wie noch Sbrik), als den Gedanken einer freiwilligen Einordnung der deutschen Einzelstaaten in einen deutschen Bundesstaat». BIRTSCH, Gunter, Die Nation als sittliche Idee: der Nationalstaatsbegriff in Geschichtsschreibungnd politischer Gedankenwelt Johann Gustav Droysens, Koln-Graz, Bohlau, 1964, p. 236.

[11] Sui due concetti si veda: HOËT-VAN CAUWENBERGHE, Christine, «Empire romain et hellénisme: bilan historiographique», in Dialogues d’histoire ancienne Supplément, 5, 5/2011, pp. 141-178.
URL : < www.cairn.info/revue-dialogues-d-histoire-ancienne-2011-Supplément 5-page-141.htm > [consultato il 12 luglio 2015].

[12] Il concetto, benché preesistente, fu teorizzato da Francis Haverfield. Sul tema della romanizzazione: LE ROUX, Patrick, «La romanisation en question», in Annales. Histoire, Sciences Sociales, 59, 2/2004, pp. 287-311.

[13] «“Romani” è il nome che è stato utilizzato pressoché esclusivamente durante tutto il periodo bizantino e ottomano, cioè per quindici secoli. Designava gli abitanti dell’Impero “romano”, cioè bizantino, caratterizzato dalla religione cristiana ortodossa e, successivamente, gli abitanti ortodossi dell’Impero ottomano. Il termine turco di rum milleti (“nazione romana” o “greca”) designava la comunità ortodossa, dipendente dal Patriarcato di Costantinopoli e dotata di diritti particolari all’interno dell’Impero [...]». GARDE, Paul, Le discours balkanique. Des mots et des hommes, Paris, Fayard, 2004, pp. 135-136.

[14] Il riferimento è a Jacob Fallmerayer che, negando questo rapporto di continuità e sostenendo la tesi di una “corruzione” dei caratteri greci dovuta all’invasione medioevale delle popolazioni slave, fu in grado di suscitare la nascita di una corrente storiografica volta a dimostrare l’esatto contrario di quanto da lui affermato.

[15] LIVANIOS, Dimitris, «The Quest for Hellenism: Religion, Nationalism and Collective Identities in Greece (1453-1913), in The Historical Review / La Revue Historique, 3, 2006, pp. 33-70.

[16] I cinque volumi della storia della nazione greca di Paparrigopoulos (Ιστορία του ελληνικού έθνους: Από αρχαιοτάτων χρόνων μέχρι σήμερα) rappresentano l’architrave di questa costruzione storiografica. Zambelios e Paparrigopoulos riuscirono, rispettivamente coniando e impiegando il concetto di «ellenocristiano» a fondere l’ellenismo d’età antica con la tradizione cristiana medioevale bizantina. Sull’influenza della storiografia europea sulla visione storica di Paparrigopoulos si veda: KOUBOURLIS, Ioannis, European Historiographical Influences upon the young Κonstantinos Paparrigopoulos, in BEATON, Roderick, RICKS, David (edited by), The Making of Modern Greece: Nationalism, Romanticism, and the Uses of the Past (1797-1896), London, Ashgate – Centre for Hellenic Studies, King’s College London, 2009, pp. 53-63.

[17] Luogo di conservazione delle identità comunitarie, ma anche di incubazione delle ideologie nazionaliste, le città ottomane avevano garantito la coesistenza di differenti gruppi etnici nello stesso spazio urbano. Sul caso greco: CONTOGEORGIS, Georges, «La Grèce moderne: un paradigme national issu du cosmosystème hellénique», in Pôle Sud, 18, 2003, pp. 113-130.

[18] KITROMILIDES, Paschalis M., Enlightenment and Revolution. The Making of Modern Greece, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 2013.

[19] CONTOGEORGIS, Georges, Histoire de la Grèce, Paris, Hatier, 1992, p. 354.

[20] BRACCESI, Lorenzo, I Greci nelle periferie. Dal Danubio all’Atlantico, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 155-156.

[21] CONTOGEORGIS, Georges, Histoire de la Grèce, Paris, Hatier, 1992, p. 396.

[22] PREVELAKIS, Georges, Géopolitique de la Grèce, Paris, Editions Complexe, 2006, p. 6.

[23] Il cosiddetto ellenismo della diaspora permette di considerare i Greci (alla pari di Cinesi e Indiani) come un popolo-mondo, caratterizzati da una continuità spaziale (malgrado la distanza fra le comunità) e storica. BRUNEAU, Michel, «Peuples-monde de la longue durée: Grecs, Indiens, Chinois», in L’Espace géographique, 30, 3/2001, pp. 193-212.

Bibliografia essenziale

Bibliografia essenziale

  • BARIGAZZI, Adelmo, LEVEQUE, Pierre, MUSTI, Domenico, Storia e civiltà dei Greci, La società ellenistica: quadro politico, Milano, Bompiani, 2000.
  • BENGSTON, Hermann, L’antica Grecia, Bologna, Il Mulino, 2001.
  • BEARZOT, Cinzia, Manuale di storia greca, Bologna, Il Mulino, 2015.
  • BIRTSCH, Gunter, Die Nation als sittliche Idee: der Nationalstaatsbegriff in Geschichtsschreibungnd politischer Gedankenwelt Johann Gustav Droysens, Köln-Graz, Bohlau, 1964.
  • BRACCESI, Lorenzo, I Greci nelle periferie. Dal Danubio all’Atlantico, Roma-Bari, Laterza, 2003.
  • BRUNEAU, Michel, «Politiques de l’ État-nation grec vis-à-vis de la diaspora», in Revue européenne des migrations internationales, 17, 3/2001, pp. 9-22.
  • BRUNEAU, Michel, «Peuples-monde de la longue durée: Grecs, Indiens, Chinois», in L’Espace géographique, 30, 3/2001, pp. 193-212.
  • BRUNEAU, Michel, «Hellénisme, Hellinismos: nation sans territoire ou idéologie?», in Géocarrefour, 77, 4/2002, pp. 319-328.
  • BURKE, John, STATHIS, Gaunt Lett (eds.), Neohellenism, Canberra, Australian National University, 1992.
  • CANFORA, Luciano, Ellenismo, Roma-Bari, Laterza, 1995.
  • CONTOGEORGIS, Georges, Histoire de la Grèce, Paris, Hatier, 1992.
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  • CREUTZ, Daniel, Droysen et l’historicité, in DELACROIX, Christian, DOSSE, François, GARCIA, Patrick (sous la direction de), Historicités, Paris, La Découverte, 2009, pp. 47-61.
  • GARDE, Paul, Le discours balkanique. Des mots et des hommes, Paris, Fayard, 2004.
  • GIESEN, Bernhard, Intellectuals and the Nation. Collective Identity in a German Axial Age, Cambridge, Cambridge University Press, 1998.
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  • KOLOURI, Christina, Dimensions idéologiques de l’historicité en Grèce, 1834-1914. Les manuels scolaires d’histoire et de géographie, Frankfurt am Main-New York, P. Lang, 1991.
  • KOUBOURLIS, Ioannis, European Historiographical Influences upon the young Κonstantinos Paparrigopoulos, in BEATON, Roderick, RICKS, David (edited by), The Making of Modern Greece: Nationalism, Romanticism, and the Uses of the Past (1797-1896), London, Ashgate – Centre for Hellenic Studies, King’s College London, 2009, pp. 53-63.
  • LE ROUX, Patrick, «La romanisation en question», in Annales. Histoire, Sciences Sociales, 59, 2/2004, pp. 287-311.
  • LIVANIOS, Dimitris, «The Quest for Hellenism: Religion, Nationalism and Collective Identities in Greece (1453-1913), in The Historical Review / La Revue Historique, 3, 2006, pp. 33-70.
  • PREVELAKIS, Georges, Géopolitique de la Grèce, Paris, Editions Complexe, 2006.
  • SPINOLA PEREIRA CALDAS, Pedro, MODANEZ DE SANT’ANNA, Henrique, «“Fixar a onda da luz”: o problema da transiçao das épocas históricas no conceito de helenismo em Johann Gustav Droysen», in História da historiografia, 1, 2008, pp. 88-101.
  • TULLOCH, Hugh, Lord Acton and German Historiography, in STUCHTEY, Benedikt, WENDE, Peter, British and German Historiography 1750-1950, New York, Oxford University Press, 2000, pp. 159-172.

Video

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L’espansione dello Stato greco

Una carta interattiva che mostra l’espansione e la contrazione dello spazio statale greco a partire dal 1822

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Romiosini

Romiosini è il titolo di un album di Mikis Theodorakis uscito nel 1966: il compositore greco musicò l’omonima raccolta di poesie di Yiannis Ritsos scritta tra il 1945 e il 1947. Ritsos considerava la grecità alla luce della lotta di liberazione sostenuta dal popolo greco durante la Seconda guerra mondiale: proprio nella Resistenza i Greci avevano ritrovato la loro Romiosini, nel cammino pieno di sofferenza per tornare alla libertà

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Joseph Denis Odevaere, Lord Byron on his Death-bed, olio su tela, 1826 (via Wikimedia Commons [CC BY-SA 3.0])

1. La morte di Lord Byron nella rappresentazione simbolica di Odevaere. L’immaginario dell’antichità domina la scena: il trait d’union con la modernità è rappresentato dalla statua che si trova sopra al letto di morte di Byron, esemplificazione dell’ansia di libertà antica e moderna della Grecia.

Leo von Klenze, Ideale Ansicht der Akropolis und des Areopags in Athen, 1846 (via Wikimedia Commons [CC BY-SA 3.0])

2. La ricostruzione dell’Acropoli di Atene nella raffigurazione di Leo von Klenze. L’immagine è indicativa dell’immaginario tedesco dell’ellenismo e della Grecia antica. Ottone I, primo sovrano del Regno di Grecia, affidò proprio all’architetto e pittore tedesco il compito di progettare lo sviluppo urbanistico di Atene. Il neoellenismo si basò dunque anche sulla visione tedesca dell’antichità ellenica.

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