ISSN: 2038-0925

Devenir historien-ne: post #26

Prosegue la partnership avviata con Devenir historien-ne, il blog di informazione storica di Émilien Ruiz, Assistant Professor in Digital History presso il Dipartimento di Storia di Sciences Po a Parigi. Questo mese proponiamo la traduzione del post «Pourquoi s’intéresser à l’histoire du fait religieux?».

La traduzione e l’adattamento dal francese sono stati curati da Ludovica Lelli, curatrice della versione italiana della rubrica.

.

Occuparsi di storia su Twitter? Intervista a @LarrereMathilde
30 agosto 2016

di Véronique Servat

In ambito educativo il sito di microblogging Twitter è spesso luogo di discussione e d’invettive che non rendono giustizia alle vaste possibilità offerte dallo strumento. Nel bel mezzo dei post da 140 caratteri del social con l’uccellino azzurro, Mathilde Larrère, una storica, si è lanciata in una serie di esercizi di microbloggingstory. Grazie all’aiuto di Storify per ordinare i tweet, rievoca episodi storici dell’epoca contemporanea. Poiché il suo account personale è stato reso anche professionale e militante, intreccia con il microbloggingstory i tre aspetti della sua «personalità» digitale. Pensati da una donna, storica e impegnata, questi racconti si inseriscono con ironia, freschezza e rigore all’interno di un percorso di istruzione pubblica e innescano diversi movimenti reticolari di circolazione dei saperi storici.

Quando e perché hai preso in considerazione l’idea di utilizzare Twitter per raccontare sotto
forma di Storify degli episodi storici?

All’inizio ho cominciato postando su Twitter solo il ricordo dell’anniversario di qualche avvenimento. Dopo di che il fatto di non spiegarlo ha cominciato a frustrarmi: era troppo desolatamente fattuale. Allora ho cominciato a fornire qualche piccolo elemento di spiegazione e di interpretazione, ma avevo comunque bisogno di raccontare cosa fosse successo; personificare un po’, restituire della vita vera. Dalla precisazione alla spiegazione, dall’interpretazione al racconto ho cominciato a creare dei threads sempre più lunghi. 10 tweet, poi 20, poi 40… ho ricevuto tanti commenti entusiasti e anche il suggerimento di utilizzare Storify per facilitare la lettura. Sono andata a vedere e mi ci sono messa.

Sono approdata su Twitter nel 2014, non come storica ma per le mie attività politiche (all’epoca ero una militante molto attiva del PG[]). I miei post erano per lo più impegnati, indicavo le date di una storia militante: quella del movimento operaio, del movimento rivoluzionario, della repubblica. Poi la storica ha avuto la meglio sulla militante e ho sviluppato soprattutto quel lato. Successivamente ho anche lasciato il PG, liberandomi dai vincoli politici su Twitter per lanciarmi completamente sui miei threads storici.
Ho visto che il contenuto piaceva anche al di là dei circoli militanti e che effettivamente non c’era niente di simile: nessun altro racconto fatto in questo modo della Comune, della Rivoluzione francese, del 1° maggio…

Come hai creato queste storify? Quali sono i pro e i contro?

Alla base di tutto ci sono delle serie di tweet preparati in anticipo. Spesso alla vigilia, qualche volta anche diversi giorni prima. Faccio un documento Word con una sequenza di tweet numerati. Per fare questo possono servirmi da una a tre ore, a seconda di quanto conosco l’argomento. Dopo averli postati su Twitter anche in diverse ondate, quando ce ne sono molti o diventa necessario seguire un avvenimento che si sviluppa su diversi giorni vado su Storify e non devo far altro che inserire i tweet per collegarli tra loro.
Sicuramente il contro sono le 140 battute. Bisogna andare all’essenziale. Cerco anche di assicurarmi che la maggior parte dei tweet possano sussistere individualmente. In ogni caso mi guardo dal cominciare una frase in un tweet per poi farla finire in quello successivo. Ognuno termina con un punto (storia di come bruciarsi una preziosa battuta!), e se per me è veramente necessario riportare una citazione troppo lunga la inserisco con uno screenshot: è l’unico caso in cui lo utilizzo.

Un altro aspetto negativo è che comunque non posso oltrepassare il limite di 50 tweet per thread (a meno che non siano su diversi giorni), quindi devo fare un lavoro (anticipato) di sintesi: che cosa voglio dire veramente? A volte trovare l’equilibrio tra l’interpretazione del racconto e l’analisi è difficile.
Faccio anche molta attenzione alla chiarezza. Non mi rivolgo né a specialisti né a studenti di storia, quindi nessun concetto delicato e nessuna allusione.
Metto parecchie illustrazioni. La cosa più frustrante è che non posso né commentarle né attribuirle all’autore con chiarezza. Sono solo illustrative, quindi inutili rispetto al processo storico. Se uno studente facesse così gli mangerei la faccia… ma se cominciassi a riportare l’autore e la data e a spiegare l’opera non avrei più spazio.

Ciò che lo rende così divertente però sono proprio gli aspetti negativi: potrei avere un blog e scrivere tranquillamente, invece così è una sfida, un po’ come se fosse un gioco.

Cosa determina la scelta degli argomenti?

Per il momento la scelta viene davvero fatta solo sulla base della data dell’anniversario. L’unica eccezione che faccio è trasformare in thread le lezioni sulle donne che tengo nei corsi del primo anno di laurea triennale. Altra «definizione» dei temi è il fatto che rimanga una storia militante: le date sono riferite a rivoluzioni, insurrezioni, scioperi, movimento operaio e sempre in un’ottica militante femminista.
Poi cerco di raccontare quello che so che non sarà previsto nelle commemorazioni ufficiali.
D’altro canto, si tratta soprattutto di storia contemporanea con un focus sulla Rivoluzione francese del XIX secolo, l’argomento che conosco meglio. Più sei padrona dell’argomento più sai quello che vuoi dire, cosa ti sembra importante trasmettere e come; e meno lavoro richiede. A volte ho più di un thread alla settimana: se mi occupasse decine di ore non sarebbe fattibile.

Questo prevede da parte tua delle ricerche o degli aggiornamenti storiografici specifici?

Sì, spesso mi richiede parecchie ricerche. Adesso però, come ti dicevo, mi occupo soprattutto di cose che conosco bene: storia politica del XIX secolo, in cui, per via delle mie ricerche e dei miei corsi, sono al passo con la storiografia. Ma quando capita che mi imbarchi nel XX secolo o fuori dall’Europa devo leggere! Non sempre abbastanza, come è capitato che mi facessero notare gli esperti del XX secolo che mi seguono. Risultato: mi danno dei suggerimenti per perfezionarmi per le volte successive.

Qual è il tuo obiettivo in questa attività di microbloggingstory?

Non ne sono sicura. O meglio, sì: trasmettere, fare circolare il sapere, raccontare e spiegare ciò che è meno conosciuto. E poi è veramente una passione, adoro raccontare e mobilitare la storia. Farla amare. È anche per questo che sto attenta a metterci un po’ di ironia, delle immagini a volte anche un po’ strane e degli interventi personali, sia politici che semplicemente per fare sorridere.

Per me l’obiettivo è l’educazione pubblica. Non è un caso se a Nuit Debout[] mi sono impegnata nella commissione éduc pop. Uscire dall’ambiente universitario. Diffondere quello che so al di là dei banchi nelle aule.
Come riesci, se pensi che sia così, ad evitare la semplice restituzione di un’inquadratura cronologica? In altre parole, riesci a inserire nei tuoi Storify analisi e dibattiti storiografici?
È la cosa più difficile perché in questi casi il limite al numero di carattere risulta molto stringente. Confesso che i dibattiti storiografici tendo più a tagliarli che a proporli! Per esempio, parlo del 1793-94 solo come di una rivoluzione democratica e sociale e non utilizzo la parola «Terrore». Però mi è comunque successo di aver fatto una serie di tweet sulla questione della violenza rivoluzionaria e, più raramente, di aver alluso a dei dibattiti storiografici (ma davvero poche volte).
Per l’analisi, credo di riuscirci. Cerco di spiegare tutto, mettere in relazione, contestualizzare e problematizzare.

Come articoli questi Storify con le tue lezioni? Sai se i tuoi studenti o le tue studentesse le consultano o le archiviano? È previsto che possiate utilizzarli a lezione per dibattere dei mezzi di diffusione del sapere in uno spazio che oltrepassa i muri dell’università?

Il problema è che essendo il mio account Twitter, oltre che per i miei thread storici, anche uno spazio personale in cui posto tutte le mie opinioni o sproloqui politici, a lezione non lo pubblicizzo troppo. Non ho particolare voglia che vedano a quali manifestazioni vado o quali petizioni io firmi… so che alcuni e alcune di loro mi seguono perché mi arrivano delle notifiche, ma questa parte del mio lavoro non è esattamente rivolta a loro. È destinata a chi non è all’università, a coloro che non hanno seguito lezioni di storia ma a cui interessa. Detto questo non utilizzo pseudonimi, quindi posso essere trovata senza problemi.
Bisognerebbe davvero che io facessi due account, uno di storia e uno personale. Ma allo stesso tempo io sono entrambe le cose, quindi… Per me è importante anche che le persone che mi seguono per i threads di storia possano vedere anche la militante e la donna normale che dice cavolate alle sue amiche su Twitter.
Quindi possiamo dire che è disgiunta dalle mie lezioni nel senso che non invito né gli studenti/esse a seguirmi, né ne parlo in classe, né rifletto con loro – ed è senza dubbio un peccato – sulla divulgazione popolare.

Che riscontri hai rispetto a quello che proponi su Twitter?

Francamente, davvero buoni! Beh, se escludo i monarchici che cominciano ad urlare appena parlo di Robespierre o i fascisti. Ma altrimenti, non solo numerosi retweet ma anche tanti adorabili messaggi di incoraggiamento. In molti/e mi dicono che parlo di cose che non conoscevano e che sono invece felici di imparare. Nel complesso lo trovano chiaro, divertente e pedagogico (che è quello che voglio fare). Ho anche ricevuto dei messaggi di congratulazioni per il mio lavoro e per come utilizzo i social come luogo di formazione da parte di Plenel[]! (grande momento di orgoglio).

Poi ricevo anche qualche critica da parte di colleghi (soprattutto della scuola secondaria) che trovano il tutto troppo militante. È vero e me ne prendo la responsabilità, ma è proprio perché su Twitter mi sento in qualche modo più libera rispetto a quando faccio lezione.

Quale Storify hai preferito scrivere e diffondere?

Tutti! Davvero. Ma quello che ha funzionato di più (più di 5000 visualizzazioni) è quella sulla giornata per i diritti delle donne.

E i prossimi cosa riguarderanno?

Il proseguimento degli avvenimenti. La proclamazione della Repubblica il 4 settembre 1870, Valmy… e ancora avanti. Poi, quando avrò fatto tutto, bisognerà che io trovi un’altra formula!
Ho due lezioni di storia delle donne da preparare perché con Nuit debout, l’educazione pubblica in piazza, sono stata completamente sopraffatta e non ho più avuto tempo. Quando ne avrò un po’ di più mi metterò a fare quelle.
Epilogo (inatteso…):

Nel momento in cui stiamo facendo questa intervista, Mathilde Larrère si è lanciata in un thread in reazione alle dichiarazioni del primo ministro Manuel Valls sulla Marianna. Come ha poi detto lei in privato:
Mi occupo di date, ma è vero anche che, come ieri, quando mi sembra necessario reagisco anche all’attualità. Per esempio, in occasione delle prime leggi dello stato di emergenza avevo realizzato uno storico delle leggi scellerate della fine del XIX secolo. È quello che ha funzionato meglio, con tanto di chiamate da parte di giornalisti. La Marianna io la conosco bene, il programma dell’agrégation dell’anno scorso era sulla Repubblica quindi avevo un intero corso preparato su questo argomento già pronto. A fare il thread non ci ho messo troppo tempo, ho ripreso in mano le mie lezioni, fatte bene, e sapevo già anche che immagini inserire.

Lo Storify su Marianna è stato visto 184.000 volte. I riscontri sono stati molto numerosi, sia sulla rete mobilizzata dai colleghi che coi tweet. Ancora più importante, lo Storify è stato oggetto, il giorno dopo, di un inserto di «Libération» ed è stato menzionato sia dalla stampa inglese che, sulla sua scia, anche dal «Washington Post»!

Linea di separazione
  1. Parti de Gauche – Partito della Sinistra francese. []
  2. Nuit Debout è un movimento sociale di cittadini francesi iniziato nel 2016 in segno di protesta contro la proposta di riforma del lavoro del governo socialista.. []
  3. Edwy Plenel, è un giornalista politico francese specialista in questioni educative.. []

.

.

Scrivi un commento