ISSN: 2038-0925

ControVersa: THREE CHEERS / BLACK ARMBAND

di Catherine Dewhirst

traduzione di Gianluca Canè

Controversa - Three cheers e Black armband

Riflessioni sulle “battaglie per la storia” in Australia

Le “battaglie per la storia”, attraverso i mezzi di comunicazione, scoppiarono nell’opinione pubblica australiana nel 2003. Lyndall Ryan ha descritto la circostanza particolare in cui la sua stessa credibilità di storica fu presa di mira e divenne oggetto di una sorta di “caccia alle streghe” senza precedenti [1]: Keith Windschuttle aveva accusato gli storici professionisti e gli accademici, tra cui la Ryan e Henry Reynolds, di «costruire a tavolino» i dettagli delle violenze e delle uccisioni perpetrate contro le popolazioni aborigene durante la storia coloniale australiana [2]. Gli effetti di queste accuse rinfocolarono le tensioni tra gli studiosi sull’interpretazione del passato e accesero un dibattito analogo anche nella politica australiana. Le mie brevi considerazioni, presentate in questo contributo, prendono in analisi le ragioni per cui le “battaglie per la storia” dell’Australia siano state la diretta conseguenza di un processo di politicizzazione del passato che scatenò un aspro dibattito pubblico sul valore della storia e sui principi fondamentali della professione di storico.

Le controversie storiche non sono una novità, come qualunque corso universitario di storiografia potrà dimostrare [3]: gli storici sono esseri umani, dotati di intime convinzioni e opinioni politiche che determinano i loro interessi e influenzano l’approccio con il quale portano avanti la propria attività di ricerca. Nella sua analisi sulla disputa scoppiata nel 2003, Gary Ianziti ha esaminato le conclusioni di Windschuttle, secondo cui le affermazioni di Ryan e Reynolds a proposito dei massacri degli Aborigeni sono rimaste indimostrate. Ianziti sostiene che la smania espressa da Windschuttle di riportare degli «elenchi esaustivi» di prove fattuali nelle note a piè pagina, prima di tutto, non è in linea con le norme pratiche della professione [4]; peraltro, Ianziti pone l’accento anche sull’arbitrarietà della tesi di Windschuttle in merito alle fonti, che avrebbero la funzione di ricostruire la verità sugli eventi del passato: questa convinzione conduce di norma a una guerra di propaganda che «può essere combattuta non su un terreno storiografico, ma soltanto ideologico» [5]. Parliamo, insomma, di considerazioni assai rilevanti. Di certo, l’attacco rivolto a Ryan e Reynolds ha prodotto diversi risultati: in primo luogo, ha dato enfasi – da un lato – alle diatribe storiografiche tra gli studiosi e ha messo in luce – dall’altro – il controllo esercitato dalla classe politica sulla storia pubblica. Stuart Macintyre, in occasione del discorso tenuto nel 2003 al Sidney Institute, ha insistito sul fatto che le battaglie per la storia australiana hanno trasferito la discussione in merito a «i doveri dello storico e le rivendicazioni patriottiche» su un piano pubblico [6].

Per molti aspetti, le accuse formulate da Windschuttle nel 2003 sono scaturite dal dibattito allora in voga (e che aveva avuto larga diffusione nei circoli di intellettuali a partire dagli anni Ottanta) sui problemi della verità e della metodologia storica. L’interesse crescente nell’ambito degli studi di livello universitario per la critica letteraria e le teorie culturali cominciò a esercitare un’influenza sui modi di approcciarsi alla materia [7]. Windschuttle aveva già passato al vaglio il lavoro di ricerca dei teorici della letteratura e della cultura in suo saggio, The killing of history, nel quale sosteneva che molti storici erano rimasti vittime delle tendenze poststrutturaliste, postmoderniste e postcolonialiste, mettendo così a repentaglio l’integrità della disciplina [8]. Anche il suo approccio, ovviamente, fu sottoposto a critiche e – non ultimo – in occasione dell’attacco rivolto a Ryan e Reynolds [9]; per quanto controverso e persino contestabile, questo assalto si conformava a un ritorno dei timori nazionalistici, che sembravano alimentati dall’affermarsi di governi conservatori in tutto il mondo.

Il fatto stesso che il Canada, la Francia, la Germania, il Giappone, la Turchia, il Regno Unito e gli Stati Uniti stessero tutti quanti affrontando le proprie battaglie per la storia [10], testimonia la portata globale di questo fenomeno, in riferimento al quale occorre collocare le soluzioni proposte dall’Australia. Due episodi avvenuti negli Stati Uniti, che rispecchiavano il persistere di alcuni aspetti delle battaglie ideologiche risalenti all’epoca della Guerra fredda, influenzarono in modo particolare la politica australiana: nei primi anni Novanta, il governo americano propose di uniformare a livello nazionale i criteri per l’insegnamento della storia nei programmi della scuola pubblica, mentre nel 1994 lo Smithsonian Institute decise di allestire una mostra dedicata all’Enola Gay, che scatenò l’indignazione generale [11]. Tuttavia, la storia australiana politicizzata aveva predatato questi eventi, proprio mentre stava guadagnando consensi il dibattito sull’opportunità di promuovere versioni celebrative del passato – la cosiddetta visione della storia dei “Tre evviva” (Three cheers) – al posto di quelle più improntate a un recondito senso di colpa – la visione della “Fascia nera” (Black armband).

Vale la pena osservare che la maggior parte del personale docente attivo nei Dipartimenti di storia delle università australiane, nel corso degli anni Sessanta e Settanta, era orientato verso posizioni politiche più vicine alla sinistra; quando il neoliberismo acquisì slancio negli anni Ottanta, iniziò a serpeggiare un’inquietudine crescente per l’influenza esercitata dalle ideologie radicali nei circoli accademici. A partire dal 1984, la visione della “Fascia nera” cominciò ad essere associata al nome dell’illustre storico australiano Manning Clark, noto per le sue simpatie verso le correnti di sinistra, mentre la visione dei “Tre evviva” venne considerata il modello che ispirava le interpretazioni di un altro storico australiano di prim’ordine, Geoffrey Blainey, intellettuale riconosciuto per le sue tendenze conservatrici [12]. In seguito, nell’anno del Bicentenario dell’Australia, il Primo ministro liberale John Howard presentò un documento ufficiale (intitolato Future Directions), in cui rivelò la propria insoddisfazione riguardo alle modalità di scrittura della storia australiana e, a questo proposito, riguardo alla sua conformità con i principi della politica multiculturale, stabilita nel 1972 [13].

Le polemiche infuriarono ancora tra coloro che rappresentavano l’ala ultra-conservatrice della politica dopo che, nel 1992, il Primo ministro laburista Paul Keating pronunciò il “discorso di Redfern”, riconoscendo la responsabilità dei governi australiani e degli abitanti non indigeni nella decimazione delle popolazioni aborigene, oltre che la legittimità del loro patrimonio di territori, culture, stili di vita e autonomia [14]. Il dibattito sulla possibilità di presentare scuse formali, di prevedere forme di compensazione per le ingiustizie passate e di ufficializzare il riconoscimento dei diritti di proprietà su alcuni territori imperversò sui quotidiani del tempo: queste istanze influirono notevolmente sulla pianificazione delle politiche relative agli Aborigeni, ma anche sui provvedimenti in materia di immigrazione e di multiculturalismo, oltre che sul modo in cui la storia veniva insegnata nelle scuole e celebrata pubblicamente.

Le battaglie per la storia in Australia hanno dato una dimostrazione dell’uso e dell’abuso della storia: le versioni rassicuranti ed edificanti del passato contribuiscono solamente ad acquisire maggior influenza politica e ad indottrinare i cittadini. Le conseguenze della politicizzazione del passato australiano, come si può desumere dalla riflessione sulle battaglie per la storia, hanno attinenza con tutti gli studi sul rapporto attualmente in essere tra gli storici di professione e il pubblico di massa, nella prospettiva di consentire alla storia di mantenere la sua natura di racconto in continua evoluzione.

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NOTE


[1] RYAN, Lyndall, «Reflections by a target of a media witch hunt», in History Australia, I, 1/2003, pp. 105-109.

[2] Si veda WINDSCHUTTLE, Keith, The Fabrication of Australian History, Vol. I, Van Diemen’s Land, 1803-1847, Sydney, Macleay Press, 2003. Si veda anche WINDSCHUTTLE, Keith, «The Fabrication of Australian History», in The Sydney Papers, 15, 1/2003, pp. 20-29.

[3] Due eccellenti opere di consultazione sulla storiografia sono: BREISACH, Ernst, Historiography: Ancient, Medieval & Modern, Chicago-London, The University of Chicago Press, 1994; TOSH, John, The Pursuit of History: Aims, Methods and New Directions in the Study of History, London-New York, Routledge, 2015.

[4] IANZITI, Gary, «Historiography and its discontents: the Windschuttle gambit», in History Australia, 2, 2/2005, p. 43-3, URL: < http://journals.publishing.monash.edu/ojs/index.php/ha/article/view/497/509 > [consultato il 14 luglio 2015].

[5] IANZITI, Gary, op. cit., p. 43-8.

[6] MACINTYRE, Stuart, «The History Wars», in The Sydney Papers, 1/2003, pp. 77-83, URL: < http://www.kooriweb.org/foley/resources/pdfs/198.pdf > [consultato il 14 luglio 2015].

[7] Si veda CURTHOYS, Ann, DOCKER, John, Is history fiction?, Sydney, UNSW Press, 2006.

[8] Si veda WINDSCHUTTLE, Keith, The Killing of History: How Literary Critics and Social Theorists are Murdering our Past, San Francisco, Encounter Books, 1996.

[9] Si veda, per esempio: Gary IANZITI, op. cit., pp. 43.1-43.10.

[10] Si veda: MACINTYRE, Stuart, CLARK, Anna, The History Wars, Melbourne, Melbourne University Press, 2004, pp. 8-10; CURTHOYS, Ann, DOCKER, John, Is history fiction?, Sydney, UNSW Press, 2006, pp. 220-229; MacMILLAN, Margaret, The Uses and Abuses of History, London, Profile Books, 2009.

[11] Il dibattito sulla scuola pubblica negli Stati Uniti risale al 1949, quando Conyers Read sostenne che era necessario insegnare la storia americana in maniera selettiva, allo scopo di rafforzare la democrazia, una teoria che fu contestata da Howard K. Beale. Si veda: READ, Conyers, «The Social Responsibilities of the Historian», in The American Historical Review, LV, 2, 1/1950, 275-285; BEALE, Howard K., «The Professional Historian: His Theory and Practice», in Pacific Historical Review, 22. 3/1953, pp. 227-255. Sull’influenza delle polemiche che riguardarono la Enola Gay, si veda: MacMILLAN, Margaret, The Uses and Abuses of History, cit.; CURTHOYS, Ann, DOCKER, John, op. cit, p. 221; MACINTYRE, Stuart, The History Wars, Melbourne, Melbourne University Press, 2004, p. 79.

[12] Ibidem, p. 78.

[13] Ibidem, pp. 80-81.

[14] DAVISON, Graeme, The Use and Abuse of Australian History, Crows Nest, NSW, Allen & Unwin, 2000, pp. 3-5.

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Bibliografia essenziale

Bibliografia essenziale

  • BEALE, Howard K., «The Professional Historian: His Theory and Practice», in Pacific Historical Review, 22, 3/1953, pp. 227-255.
  • BREISACH, Ernst, Historiography: Ancient, Medieval & Modern, Chicago-London, The University of Chicago Press, 1994.
  • CLARK, Anna, «Coalition of the uncertain: Classroom responses to debates about history teaching», in History Australia, 4, 1/2007, pp. 12.1-12.12.
  • CURTHOYS, Ann, DOCKER, John, Is history fiction?, Sydney, UNSW Press, 2006.
  • DAVISON, Graeme, The Use and Abuse of Australian History, Crows Nest, NSW, Allen & Unwin, 2000.
  • IANZITI, Gary, «Historiography and its discontents: the Windschuttle gambit», in History Australia, 2, 2/2005, pp. 43.1-43.10.
  • MACINTYRE, Stuart, «The History Wars», in The Sydney Papers, 1/2003, pp. 77-83, URL: < http://www.kooriweb.org/foley/resources/pdfs/198.pdf > [consultato il 14 Luglio 2015].
  • MACINTYRE, Stuart, CLARK, Anna, The History Wars, Melbourne, Melbourne University Press, 2004.
  • MacMILLAN, Margaret, The Uses and Abuses of History, London, Profile Books, 2009.
  • READ, Conyers, «The Social Responsibilities of the Historian», in The American Historical Review, LV, 2, 1/1950, 275-285.
  • RYAN, Lyndall, «Reflections by a target of a media witch hunt», in History Australia, I, 1/2003, pp. 105-109.
  • TOSH, John, The Pursuit of History: Aims, Methods and New Directions in the Study of History, London-New York, Routledge, 2015.
  • WINDSCHUTTLE, Keith, «The Fabrication of Australian History», in The Sydney Papers, 15, 1/2003, pp. 20-29.
  • WINDSCHUTTLE, Keith, The Fabrication of Australian History: Volume I, Van Diemen’s Land, 1803-1847, Sydney, Macleay Press, 2003.
  • WINDSCHUTTLE, Keith, The Killing of History: How Literary Critics and Social Theorists are Murdering our Past, San Francisco, Encounter Books, 1996.

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