L’atelier de l’historien-ne: post #61
Riprende la pubblicazione dei post metodologici di Diacronie.
Autore del primo di una serie di post dedicati alla ricerca genealogica è Gianfrancesco Vecchio.
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di Gianfrancesco Vecchio
Il contesto politico-amministrativo della Calabria contemporanea
Nel corso di una ricerca genealogica familiare attraverso i registri anagrafici storici online[1], come quella che io e mia figlia abbiamo fatto[2] soprattutto nei registri di Maierà, Laureana di Borrello e Gallico, luoghi di origine dei miei genitori e di quelli di mia moglie, se invece di guardare al contenuto di certificazioni e atti, guardiamo alle loro intestazioni e ai timbri, ritroviamo interessanti elementi di informazione sull’evoluzione storico-politica nazionale, regionale e dell’organizzazione pubblica locale.
Per esempio, i registri anagrafici di Maierà del 1809 (raccolti negli archivi fino ai registri del 1815 come “Stato civile napoleonico”) (Immagine 1), recano l’intestazione “Provincia di Calabria Citra” (nelle pagine interne si fa riferimento invece spesso alla provincia di Cosenza), “Distretto di Castrovillari”, “Università di Maierà” (così si chiamava all’epoca l’organizzazione comunale in quella zona[3]). Inoltre, essi fanno riferimento normativo al Codice Napoleone e sono cifrati (vidimati) dal presidente del Tribunale di prima istanza della medesima provincia. Da registri e certificati si possono ricavare anche i nomi dei sindaci e dei presidenti del tribunale per ciascuna annualità.

Immagine 1: Registro anagrafico di Maierà del 1809, Stato civile napoleonico. Fonte: G. Vecchio da Portale Antenati (cfr. nota 1). Riproduzione autorizzata dall’autore.
I timbri apposti su alcuni fogli dei processetti matrimoniali recano lo stemma reale e l’intestazione “Napoli e Sicilia” (nel 1808, infatti i due regni erano ancora separati, ma uniti nella persona del sovrano). Quasi tutti i fogli delle certificazioni contenute nei processetti recano comunque il timbro della parrocchia di riferimento, essendo tali certificazioni redatte dai parroci previa consultazione dei registri parrocchiali.
Già nei registri del 1817 (i registri anagrafici dal 1816 al 1865 sono raccolti negli archivi come “Stato civile della Restaurazione”), i riferimenti al Codice Napoleone sono sostituiti da generici riferimenti al Codice Civile, il distretto di riferimento non è più quello di Castrovillari, bensì quello di Paola, e non si fa più riferimento all’Università di Maierà, bensì al Comune di Maierà e Cirella (Maierà e Cirella risultano accorpati dal 1811 fino al 1876, quando invece Cirella si unisce al comune di Diamante).
Nonostante l’unificazione dei due regni (di Napoli e della Sicilia) sia avvenuta già a dicembre 1816, i primi registri che nella parte a stampa dei moduli fanno riferimento al Codice “per lo Regno delle due Sicilie” sono del 1820 e il primo timbro che personalmente sono riuscito a rilevare con l’intestazione “Regno delle due Sicilie” è nella prima pagina della raccolta dei processetti matrimoniali del 1822. Non sorprende che le innovazioni istituzionali, sia pure di questa portata, possano impiegare qualche anno per trovare riscontro nella modulistica dei singoli e più piccoli comuni periferici, che ovviamente smetteranno quasi subito di utilizzare timbri e modulistica con intestazioni non coevi, ma per un certo lasso di tempo non disporranno di timbri e modulistica nuovi e completi.
I primi timbri con riferimenti a “Vittorio Emanuele Re d’Italia” li ho trovati nei processetti matrimoniali del 1861. Ma per vedere la modulistica dei registri che cita il Codice del Regno d’Italia e non più quello del Regno delle Due Sicilie, bisogna attendere il 1865.
Analoghe osservazioni e considerazioni possono essere fatte relativamente ai registri di Laureana e di Gallico. Nei registri di Laureana del 1809 anche tale località è definita come Università[4], mentre gli altri riferimenti sono alla Calabria Ultra o Prima Calabria Ulteriore come provincia, a Monteleone (oggi Vibo Valentia[5]) come provincia o come distretto e i riferimenti normativi sono al Codice Napoleone. Dal 1817 i riferimenti non sono più al distretto di Monteleone, ma a quello di Palmi. I riferimenti diretti alla provincia di Reggio Calabria, fermo restando il riferimento al circondario di Palmi, cominciano a comparire intorno all’anno 1867, mentre si stabilizzano anche i riferimenti al Regno d’Italia.
Anche per Gallico nei registri del 1809 la provincia di riferimento è Monteleone, mentre il distretto di riferimento è Reggio Calabria e il comune è definito come Università di Gallico Superiore o di Gallico Inferiore. Dopo qualche anno, sparisce il riferimento a Monteleone e viene indicata come provincia la Calabria Ultra e, ancora qualche anno dopo, come Calabria Prima ulteriore. Anche qui le intestazioni dei registri e degli atti contengono riferimenti prima al Regno di Napoli, poi a quello delle Due Sicilie, poi al Regno d’Italia e poi alla Repubblica italiana.
Fa un certo effetto pensare che i nostri bisnonni o trisnonni, persone che con qualche loro vecchia foto e i racconti dei nonni ci sono in qualche modo vicini e fanno parte delle nostre storie familiari, siano stati durante le loro vite cittadini (sudditi o “regnicoli”) del Regno di Napoli, poi del Regno delle due Sicilie, del Regno d’Italia e infine cittadini della Repubblica italiana, mentre i nostri nonni hanno vissuto solo queste ultime due fasi.
Guerre, nazifascismo e storia familiare
Nella nostra famiglia i riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale e al fascismo li abbiamo trovati innanzitutto nei pochi ricordi diretti e nei racconti dei nostri genitori: mio padre che durante il fascismo ha vissuto la sua infanzia (continuando a ricordarlo, forse per questo motivo, con qualche nostalgia di troppo) e che, pur arruolato alla leva come cannoniere, non ha partecipato alle operazioni belliche, in quanto esentato quale ferroviere in uno scalo strategico, come quello di Villa San Giovanni, che ha subìto infatti i bombardamenti degli alleati anglo-americani; e il padre di mia moglie che, anche lui, in quanto orfano di guerra, ha partecipato allo sforzo bellico in funzioni che non hanno comportato il suo impegno diretto in battaglia.
Da una vecchia foto risulta che il marito di una sorella di mia madre nel 1942 ha partecipato a una delle tante fasi della campagna d’Africa. Il padre del marito di un’altra sorella di mia madre è morto invece per ferite riportate in combattimento durante la Prima Guerra Mondiale, nel luglio del 1916 ad Alessandria, poco più di un mese prima che nascesse mio zio (che per questo motivo ha preso lo stesso nome di battesimo del padre).
Allargando lo sguardo a quanto emerge più in generale dagli archivi anagrafici, i riferimenti alle due guerre mondiali li ritroviamo soprattutto nei registri dei morti, nelle sezioni di tali registri in cui sono trascritti gli atti dei decessi dei cittadini avvenuti al di fuori della città di nascita e di residenza. Nel registro dei morti di Gallico del 1942, nella parte seconda, sezione C, troviamo, per esempio, la notizia di un sottotenente morto in battaglia a seguito di ferite al capo e ustioni in tutto il corpo. Il decesso risulta avvenuto a Rikovo (in Russia, attualmente Ucraina) nel corso della campagna italiana di Russia che segnò la partecipazione italiana (conclusasi con una disastrosa disfatta e ritirata e con circa novantamila morti) all’Operazione Barbarossa lanciata dalla Germania nazista. Nel registro del 1941 troviamo traccia di molti altri fronti di guerra: un soldato morto a Tobruk, in Libia, durante la campagna del Nord Africa, un tenente morto a Elbasan (Albania), un fante morto a Kalibari (Grecia) e una camicia nera morta in Albania[6].
E quanto al fascismo, oltre al già menzionato riferimento alle camicie nere, sempre prendendo a esempio i registri dei morti di Gallico possiamo notare che già dal 1928 fino all’ultimo registro pubblicato negli archivi online del 1943, nell’intestazione dei registri è presente lo stemma con il fascio littorio. Inoltre, anche nelle pagine interne, accanto alla tradizionale indicazione delle date con l’anno computato a partire dall’anno zero (nascita di Cristo) come siamo abituati a vederlo ancora oggi, è sempre riportata in numeri romani anche una cifra ordinale calcolata a partire dall’anno zero di assunzione del potere da parte del partito fascista e seguita dall’indicazione E.F. (VI anno dell’era fascista, VII anno, e così via). Ancora più significativa appare la previsione e compilazione nella modulistica anagrafica, negli anni dal 1940 al 1943, della razza del defunto, indicata a Gallico praticamente sempre come “ariana”.

Immagine 2: Tomba di Edmondo Fondi, martire delle Fosse Ardeatine. Fonte: I. Fondi e G. Vecchio. Riproduzione autorizzata dagli autori.
Mi ha in un certo senso reso orgoglioso e mi ha un po’ commosso trovare invece, fra i parenti del marito di una mia cugina dal lato materno, anche un preciso riferimento alla Resistenza e all’antifascismo: un loro prozio, arrestato dai fascisti a Velletri e morto a cinquant’anni a Roma, partigiano combattente della formazione Giustizia e Libertà e martire delle Fosse Ardeatine[7].
Per quanto riguarda l’ultimo dopoguerra, nell’indirizzo di residenza di alcuni dei miei zii paterni e dei miei stessi nonni paterni si ritrova anche il riferimento agli aiuti internazionali di cui fruì anche l’Italia nel periodo della ricostruzione: per un periodo della loro vita, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, alcuni dei miei parenti di Maierà si sono infatti trasferiti fuori dal centro storico di quella località, presso il Villaggio Alorio, nucleo di case di edilizia residenziale pubblica costruito grazie ai contributi United Nations Relief and Rehabilitation Administration (UNRRA)[8].
Note
- Portale Antenati. Gli Archivi per la Ricerca Anagrafica, URL: < https://antenati.cultura.gov.it/ > [consultato l’8 gennaio 2026].
- VECCHIO, Gianfrancesco, Un’esperienza di ricerca genealogica 1. Ragioni, percorso e fonti, in Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, 5 febbraio 2026, URL: < https://www.studistorici.com/2026/02/05/atelier-de-lhistorien-ne-post-60/ > [consultato il 6 febbraio 2026].
- CAMPAGNA, Orazio, Storia di Majerà, Cosenza, Brenner, 1985, pp. 79-86, e, più in generale LANDI, Guido, Istituzioni di diritto pubblico del Regno delle Due Sicilie (1815-1861), Milano, Giuffrè, 1977.
- FONTE, Fedele, Laureana di Borrello, Chiaravalle Centrale, Frama Sud, 1983, pp. 227-258.
- “Colonia locrese col nome di Hipponion, veniva ribattezzata Valentia dai Romani (detta anche Vibo) e Monteleone al tempo di Federico II. Ceduta a Ciarletta Caracciolo nel 1420, passava a Marino Brancaccio nel 1481 e a Giambattista Caracciolo nel 1492. Appartenne, infine, ai Pignatelli dal 1508 al 1806 con il titolo di Conte prima e di Duca dal 1527. L’ordinamento amministrativo disposto dal Generale Championnet nel 1799 lo poneva a capo di uno dei dieci Cantoni del Dipartimento della Sagra. La legge francese del 19 gennaio 1807 ne faceva il capoluogo della Calabria Ulteriore, comprendente i Distretti di Monteleone, Catanzaro, Reggio e Gerace. Il riordino borbonico del 1° maggio 1816, ponendo Reggio come capoluogo della Calabria Ulteriore Prima, riportava quello della Calabria Ulteriore Seconda a Catanzaro, retrocedendo Monteleone a sede di Distretto, comprendente i Circondari di Pizzo, Monterosso, Soriano, Serra, Arena, Mileto, Nicotera, Tropea e Briatico. Assunse il nome attuale il 19 gennaio 1928 e dal 1992 per D.L 253 è divenuta una delle cinque province calabresi”. Notizie tratte da Comune di Vibo Valentia, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, URL: < https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=31828 > [consultato l’8 gennaio 2026]. Vedi anche VALENTE, Gustavo, Dizionario dei luoghi della Calabria, Chiaravalle Centrale, Famà, 1973, pp. 1138-1143.
- Per approfondire il tema generale, fra i tanti: GOOCH, John, Le guerre di Mussolini dal trionfo alla caduta: le imprese militari e le disfatte dell’Italia fascista, dall’invasione dell’Abissinia all’arresto del duce, Roma, Newton Compton editori, 2000.
- L’attacco compiuto dai partigiani in via Rasella il 23 marzo 1944 ai danni di soldati tedeschi diventa il pretesto per la rappresaglia. Per ognuno dei soldati uccisi, dovranno essere giustiziati 10 italiani. Alla fine, a essere trucidati saranno in 335. L’operazione è affidata al colonnello Herbert Kappler e ai suoi uomini; l’esecuzione avviene in una sequenza di 335 singoli omicidi. La celebre agenzia di stampa diffusa alle 22:55 del 24 marzo 1944 informava che “l’ordine è già stato eseguito”. Per le storie personali dei 335 martiri delle Ardeatine raccontate attraverso i materiali custoditi presso archivi privati e istituzionali, si veda Mausoleo Fosse Ardeatine, URL: < https://www.mausoleofosseardeatine.it/ > [consultato l’8 gennaio 2026]. Al riguardo, PORTELLI, Alessandro, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma, Donzelli, 2020.
- CAMPAGNA, Storia di Majerà, cit., p. 87. L’UNRRA, organizzazione umanitaria internazionale, è stata fondata nel 1943 con l’accordo di quarantaquattro paesi allo scopo di fornire aiuto e assistenza immediati ai paesi più colpiti dalla guerra e ha cominciato a operare in Europa nel 1944, non appena le forze alleate hanno iniziato la liberazione dei paesi mediterranei e balcanici. La sua azione era concentrata in prevalenza in alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, attraverso programmi orientati a sostenere le fasce più deboli della popolazione ma anche volti alla ripresa della produzione sia agricola che industriale e alla riorganizzazione delle attività (questa descrizione dell’UNRRA è tratta dall’apposita pagina, URL: < http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/fondo-unrra > del sito internet del Ministero dell’Interno) [consultato l’8 gennaio 2026].
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Grazie Gianfrancesco per i tuoi studi storici che ci aprono a nuove conoscenze . Complimenti
Anche un cugino della mia nonna materna, Secondo Bernardini,risulta tra i martiri delle fosse ardeatine: ho verificato io stesso durante le visite in occasione della ricorrenza dell’eccidio.A lui è intestata la via di Pisoniano dove sono nato tanti anni fa e dove ho vissuto fino a quando la mia famiglia si è trasferita a Roma.Colgo l’occasione per rinnovare i complimenti per l’accuratezza delle ricerche che denotano l’istinto innato dello storico.