L’atelier de l’historien-ne: post #65
Riprende la pubblicazione dei post metodologici di Diacronie.
Questo quarto post dedicato alla ricerca genealogica è di Gianfrancesco Vecchio.
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Una genealogia oltre i rapporti di parentela?
La caratteristica principale dell’albero genealogico è quella di essere costruito sulla base dei rapporti familiari e di parentela. Questa sua peculiarità ha grandi potenzialità nella ricostruzione familiare ma rappresenta anche un limite.
Iniziamo dalle potenzialità. La famiglia e i rapporti di parentela sono ancora oggi essenziali nella costruzione e nella ricostruzione delle relazioni affettive e anche della struttura sociale in cui le famiglie sono inserite. Così scrive l’antropologo belga Robert Deliège:
Nelle società «senza scrittura» che costituiscono l’oggetto di studio tradizionale degli etnologi, lo statuto di un individuo, il luogo in cui deve vivere, l’identità dei suoi amici e molte altre cose come, in alcuni casi, il suo mestiere, sono determinati dalla sua appartenenza ad un gruppo di parentela. In altri termini, in queste società tutte le relazioni sociali sono concepite secondo la modalità delle relazioni di parentela. Nelle società industriali, al contrario, le relazioni familiari non occupano un posto altrettanto preponderante, ma sembra attualmente che queste continuino a svolgere un ruolo essenziale nella vita degli individui1.
Si consideri anche, come affermato dall’antropologo Mariano Pavanello, che
La parentela, spesso definita impropriamente consanguineità, è una istituzione sociale rappresentata generalmente come un complesso di relazioni di ordine biologico determinate dalla procreazione, e quindi dalla comunanza di carne e sangue. Tuttavia, un aspetto dominante nelle relazioni che definiamo di parentela è la convenzionalità che si esprime attraverso valenze giuridiche, economiche e politiche2.
Sebbene la famiglia allargata sia un ambito privilegiato per lo studio delle relazioni sociali, i rapporti di parentela non esauriscono certamente la struttura relazionale degli esseri umani e, quindi, neppure la loro storia.
Nella nostra esperienza e nei nostri ricordi sono infatti fondamentali anche altre relazioni che la maggior parte degli alberi genealogici non registrano e che pure sarebbe invece interessante registrare, conservare, approfondire. Si pensi ai rapporti di amicizia o di vicinato (talvolta più radicati e duraturi degli stessi rapporti familiari), ai rapporti fra i padrini o le madrine di battesimo e di cresima con i battezzati e i cresimati e ai conseguenti rapporti di “comparaggio” che si stringevano così in particolare fra le famiglie del Mezzogiorno3. . Ma si pensi anche ad altri rapporti, meno duraturi ma comunque fondamentali, come quelli con i compagni di gioco, i compagni di scuola, i compagni di viaggio, i colleghi di servizio militare e di lavoro. Infine, si pensi alle innumerevoli strutture associative (corporazioni, confraternite, partiti, sindacati, gruppi parrocchiali, associazioni di volontariato, altri corpi intermedi, ecc.) cui aderiscono i singoli e che costituiscono altrettanti elementi strutturali dell’organizzazione sociale complessa e complessiva.
I siti internet di genealogia, di cui abbiamo già parlato in un precedente post4, e la struttura degli alberi genealogici ivi proposta, quasi mai consentono di registrare rapporti diversi da quelli di parentela e di affinità (o di convivenza), spesso neppure fra gli eventi significativi collegati a ciascuna persona (dove al limite si possono registrare padrini e madrine di battesimo o testimoni di nozze, senza però poter poi ampliare la registrazione ai loro famigliari con cui pure spesso esistevano intensi rapporti). Questa mancanza appare ancora più evidente date le maggiori potenzialità offerte oggi dai sistemi digitali rispetto a quelli analogici. Il contenuto delle rappresentazioni genealogiche proposte dai manuali tradizionali e realizzate in modo analogico è stato trasferito alle rappresentazioni che la digitalizzazione odierna produce. Conservare la struttura degli alberi genealogici ha un’evidente ragione di essere sia per mantenere una coerenza logica e una relativa standardizzazione di tali rappresentazioni sia per l’eccessiva complicazione delle rappresentazioni che ne conseguirebbero se si allargasse troppo il campo, già molto complesso quando viene esteso, oltre che ai parenti in linea retta, anche agli affini e ai rispettivi collaterali. Peraltro, più ci si allontana dal proprio vissuto o dalla memoria diretta più sarebbe complicato ritrovare indicazioni o documentazione per ricostruire in modo affidabile tale tipologia di rapporti diversi da quelli di parentela.
Sfogliando vecchi registri e vecchi documenti di famiglia il bisogno di ricostruire e conservare la memoria anche di tali relazioni extra parentali è stato spesso, almeno per me, molto forte ed è stato parimenti piacevole ed importante assecondare tale bisogno. Ho quindi cercato, in realtà per ora senza grande successo, dati e documenti sulle famiglie della mia comare di battesimo e del mio compare di cresima, entrambe di Scalea, località in cui ho vissuto dalla nascita fino all’adolescenza, per confermare e consolidare il ricordo che ancora conservo molto intensamente, di un rapporto stretto e duraturo fra le nostre rispettive famiglie.
Rischi ed errori
Si è già detto che la maggior frequenza di alcuni cognomi in ciascuna località (ma anche dei nomi) aumenta la quantità di omonimie che, in particolare nelle piccole località e in assenza di altri dati, possono portare nella ricostruzione genealogica a errori nell’individuazione dell’esistenza stessa di un effettivo rapporto di parentela o, comunque, della giusta posizione in cui inserire un proprio parente nell’albero. Confondere nel corso della ricerca sui registri anagrafici il proprio bisnonno con un omonimo, ad esempio un suo cugino con lo stesso nome e cognome nato a pochi anni o addirittura a pochi mesi di differenza dalla data di nascita effettiva di tale bisnonno e rientrante quindi nell’ambito di approssimazione che per tale data di nascita avevamo individuato da un precedente documento (ad esempio nel certificato di morte che indicava l’età e non la data di nascita precisa), ha evidentemente conseguenze sulla corretta individuazione di tutti i relativi ascendenti. Per cui, è sempre utile verificare che nello stesso arco di anni e nella stessa località non vi siano omonimi di cui verificare la maggiore o minore attinenza con gli altri parametri della nostra ricerca. In ogni caso, soprattutto per questo motivo, sia che gli omonimi siano stati individuati sia che non lo siano, quando nel corso della ricerca si trova un nome e cognome e una data che potrebbero corrispondere a quello che cerchiamo, prima di prendere il proprio risultato per buono occorre fare, per quando possibile, almeno qualche altra verifica di coerenza con gli altri dati che già possediamo, ad esempio relativamente al coniuge, ai figli, ai genitori5, ovvero relativamente alla circostanza che la nascita (o la morte) risulti avvenuta nella medesima casa che già da altri atti risulti essere il domicilio di famiglia.
Immagine 1: Vecchia foto dei miei nonni materni. Fonte: G. Vecchio. Riproduzione autorizzata dall’autore.
Tali verifiche, e anche altre verifiche incrociate con fonti diverse, dagli atti notarili alle cronache locali dei giornali dell’epoca, a maggior ragione vanno fatte quando la pretesa parentela risulti solo da una fonte orale e, tanto più, quando riguardi un personaggio pubblico o famoso e, quindi, ricadrebbero nell’ambito delle parentele “ambite” che potrebbero essere del tutto inventate ovvero, al contrario, delle parentele “scomode”, che potrebbero essere state volontariamente omesse6. Attente verifiche e controlli di coerenza servono naturalmente quando l’errore nell’individuazione di un nome di una persona o di una località o nell’individuazione di una data siano resi probabili dalle nostre difficoltà di decifrazione di calligrafie antiquate o di atti molto deteriorati dal tempo, per gli eventi subiti e per le carenze di conservazione7. Qui può aiutare anche la pratica che si acquisisce nel riconoscere la calligrafia utilizzata nei diversi atti di un medesimo redattore, confrontando ad esempio le singole lettere di parole note nel loro significato (per casuale maggiore leggibilità o per frequente ricorrenza nel testo) con le lettere della parola che cerchiamo di interpretare, ovvero il restringere il campo dell’interpretazione quando la parola, per la sua collocazione nell’atto (tenuto conto del formulario utilizzato o comunque della struttura tipica di ciascun atto), non può essere altro che l’indicazione di un mese, ovvero di un’età, ovvero di una professione, ecc.
Talvolta l’individuazione nell’indice dei registri anagrafici della persona che cerchiamo è resa più difficile da variazioni ed errori nell’indicazione dei dati o proprio dei cognomi e dei nomi rispetto a quelli presenti in atti precedenti o nell’atto da cui parte la nostra ricerca. Per esempio, i miei famigliari nati a Gallico, quando era comune autonomo e non, come oggi, frazione di Reggio Calabria, si ritrovano in alcuni atti registrati come nati invece a Reggio Calabria. Io stesso in alcuni atti (liste di leva e qualche pagella scolastica) risulto registrato come Gianfranco e in tutti gli altri come Gianfrancesco, con conseguenti problemi pratici in sede amministrativa. La discrepanza mi portò anche all’ottenimento di un’attestazione ufficiale in cui il Comune dichiarava che a Scalea non era nato nel 1955 alcun Gianfranco per risolvere la controversia con il distretto militare di Cosenza che non voleva sottoporre a visita Gianfrancesco e voleva invece dichiarare Gianfranco renitente alla leva in quanto non presentatosi a visita.
Errori possono esservi nelle date: da errori di trascrizione da parte dell’impiegato dell’anagrafe, a errori nelle dichiarazioni di età da parte degli intervenuti all’atto (quando è riportata solo l’età, l’individuazione dell’anno di nascita è comunque di per sé approssimativa8). Alcune volte dei piccoli errori sono probabilmente voluti dai dichiaranti, essendoci all’epoca una certa tendenza a dichiarare nel mese successivo o nell’anno successivo i nati nell’ultima parte del mese o nell’ultima parte dell’anno, nonché a coprire l’eventuale ritardo della prescritta denuncia anagrafica con un ravvicinamento delle date dichiarate per l’evento rispetto alla data di effettiva dichiarazione. E così che, dopo aver festeggiato per tutta la sua vita il compleanno di mia madre il 23 novembre, anniversario della sua data di nascita effettiva come risultante dalla tradizione familiare, ho scoperto che all’anagrafe e in tutti i documenti ufficiali risulta nata invece il 1° dicembre.
Errori o differenze possono esservi nei nomi, e non si tratta sempre di errori di trascrizione. Bisogna tener conto, infatti, che spesso nell’atto di nascita o di battesimo era indicata una pluralità di nomi, quello o quelli scelti per ricordare i nonni o altri famigliari, quelli scelti per ricordare il santo del giorno o il santo patrono del luogo, ecc. È solo recente invece la regola (o la prassi) secondo cui negli atti amministrativi successivi, se tali nomi non sono separati dalla virgola, vanno indicati tutti, mentre, se separati dalla virgola, vanno indicati obbligatoriamente solo quello o quelli anteriori alla prima virgola. In passato negli atti successivi (matrimonio, morte) veniva spesso indicato solo il nome d’uso9, non sempre coincidente con il primo di quelli presenti nell’atto di nascita o di battesimo.
Errori possono esservi nei cognomi, anche in questo caso per errori ortografici all’anagrafe, o per trasformazioni nel tempo degli stessi cognomi10. Per mia suocera ho individuato, ad esempio, alcuni atti che riportano il suo cognome con la grafia «zz» ed atti che lo riportano con una la grafia «z», com’era ormai accettato per le sue certificazioni anagrafiche più recenti fino alla morte e per quelle relative ai parenti più prossimi del suo stesso ramo familiare. Altre persone con il medesimo cognome, reso con «zz», continuano peraltro a esistere a Laureana e dintorni, e questo è probabilmente segno di appartenenza a un diverso ramo familiare per il quale questa diversa grafia si sia consolidata nel tempo.
Le differenze nei cognomi possono anche derivare da fatti legali11. Si è già detto inoltre, in un post precedente12, della relativa libertà di scelta dei cognomi fra quelli dei genitori, che esiste da maggior tempo in altre nazioni e che anche in Italia è stata introdotta recentemente, circostanza di cui si dovrà certamente tener conto, con qualche maggiore difficoltà operativa, nelle future ricerche genealogiche e che, comunque, renderà definitivamente obsolete quelle ricerche che, risentendo del carattere patriarcale della società fin quasi ai giorni nostri, erano limitate alla sola linea del cognome paterno.
Talvolta l’errore è tutto nostro proprio nell’individuazione del corretto rapporto di parentela. I manuali di genealogia suggeriscono criteri logici per limitare tali errori: la differenza di età fra i genitori e i figli (e anche la distanza in anni fra nascita e matrimonio) non dovrebbe mai essere inferiore ai 14 anni (tenendo conto dell’età in cui normalmente gli uomini e le donne raggiungono la maturità sessuale e prima della quale normalmente non si sposano) e non superiore ai 50 anni rispetto alla madre o ai 70 anni rispetto al padre (tenendo conto dell’età di probabile menopausa dei genitori e, comunque, delle aspettative di vita medie del periodo)13. Altre possibili criteri di riscontro li troviamo negli stessi atti che andiamo a reperire quando, ad esempio, l’indicazione di paternità (o di maternità) è preceduta dall’espressione «fu» (o «quondam» se l’atto è redatto in latino), che stanno ad indicare che il genitore in questione era già deceduto al momento della redazione dell’atto che stiamo leggendo, invece che dall’espressione «di» (o dal nome del genitore semplicemente declinato al genitivo, se l’atto è redatto in latino), che indicano appunto che tale genitore era vivente a quella stessa data – che potrebbe essere la data di matrimonio o di morte del figlio. È evidente che figli che dalle nostre ricerche dovessero risultare nati dopo la data di morte della madre o dopo i nove mesi successivi alla data di morte del padre evidenziano un errore o nella data di nascita individuata per il figlio o nella stessa individuazione di paternità o maternità, ovvero errori di registrazione e trascrizione da parte dell’impiegato che ha redatto il documento.
Talvolta però l’errore è tutto nostro, ad esempio nella trascrizione, e non è nel dato reperito. Per esempio, quando scriviamo 1985 invece di 1885, e a me è capitato. Errori che spesso si scoprono con una necessaria e attenta revisione periodica delle acquisizioni, della sequenza e del punto di arrivo cui siamo giunti con la nostra ricerca.
Quasi tutti i siti internet che permettono di costruire i propri alberi genealogici14 spesso hanno sistemi di segnalazione di potenziali errori ed evidenziano automaticamente contraddizioni palesi (genitori la cui data di nascita o di morte è incongruente con quella di uno o più dei figli, perché nati dopo la loro morte o prima della loro potenziale età feconda, soggetti che appaiono duplicati in diverse posizioni dell’albero, ecc.). Ad esempio, la piattaforma MyHeritage descrive così tale funzione di scansione automatica già nel giugno 2017:
Questo nuovo strumento analizza il vostro albero genealogico e individua errori e incongruenze nei dati, consentendovi di apportare le modifiche necessarie e migliorandone la qualità e l’accuratezza complessive.
Il Controllo di Coerenza esegue 36 diversi controlli sui dati dell’albero genealogico, che vanno da quelli più ovvi (ad esempio, una persona è nata prima del genitore, o quando il genitore era troppo giovane per esserlo) a quelli più sottili e difficili da individuare (ad esempio, […] due fratelli sono nati a soli 5 mesi di distanza, il che è impossibile). Alcuni dei problemi rilevati sono errori di fatto (ad esempio, data di nascita errata), altri sono pratiche scorrette (ad esempio, anno di nascita inserito come 22 invece di 1922[…]), altri ancora sono avvisi su possibili errori di inserimento dati (ad esempio, il cognome da sposata di una donna è stato apparentemente inserito come cognome da nubile […]) e altri ancora sono incongruenze che potresti voler correggere, come riferimenti allo stesso nome di luogo con due ortografie diverse. Qualsiasi problema che ritieni accettabile e che non debba essere affrontato può essere facilmente contrassegnato come ignorato e non verrà segnalato nuovamente15.
Altre piccole curiosità: nascita, morte e matrimoni fuori residenza
A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso si diffonde progressivamente l’uso di far nascere i propri figli in ospedale o in clinica. Cominciano a non vedersi più infatti gli atti di nascita in cui la relativa dichiarazione sul neonato è fatta talvolta dalla levatrice (spesso avveniva quando il padre non poteva perché deceduto o comunque assente al momento della nascita) e per i paesi più piccoli privi di strutture ospedaliere la generalità dei parti (con relativa registrazione della nascita) si sposta nel paese dell’ospedale più vicino (per Maierà soprattutto a Belvedere, per Laureana a Polistena, ecc.). Ciò comporta una piccola difficoltà aggiuntiva per la ricerca genealogica, non potendo più in tali casi la ricerca degli atti di nascita limitarsi ai registri anagrafici della località di residenza dei genitori del nascituro, ma dovendo estendersi alle località limitrofe in cui esistono ospedali. Ciò ha anche conseguenza sulle estrapolazioni demografiche effettuate a partire da tali registri. Il dato delle nascite nei piccoli centri si è radicalmente sottodimensionato, fino ad azzerarsi, rispetto a quello dei nuovi residenti per nascita da genitori residenti. Al contrario, nei centri con ospedale il dato delle nascite è più o meno significativamente sovradimensionato rispetto all’effettiva corrispondente riduzione dei residenti che ne deriva. Anche la morte sempre più spesso avviene fuori residenza, in ospedale o, meno frequentemente, al diverso domicilio di lavoro. Anche in questo caso, quindi, ma in minore misura che per le nascite, vi è una relativa differenziazione fra luogo di residenza e luogo di morte, in particolare per i centri più piccoli. Ne consegue che anche per le morti la ricerca anagrafica si complica un po’ e che, se si utilizzasse solo il dato dei morti in loco, il dato dei residenti che effettivamente vengono a mancare sarebbe significativamente sottostimato per i comuni privi di ospedale e leggermente sovrastimato, invece, per i comuni sede di ospedale e, pur in misura minore, anche per quelli in cui la maggior presenza di occasioni lavorative determina un maggior numero di presenze giornaliere o di domiciliati che hanno però mantenuto la residenza nelle località di origine.
Ne consegue che le indicazioni di incremento o decremento demografico locale non possono più essere individuate neanche indicativamente nel rapporto fra nati e morti in ciascun comune, ma piuttosto in quello fra nuovi residenti per nascita all’interno di un nucleo familiare già residente, anche se la nascita è avvenuta in altre località, e numero di decessi di residenti, anche se la morte è avvenuta in altre località. È ovvio che se invece il rapporto è calcolato per le medie e grandi città o comunque per circoscrizioni più ampie, a livello provinciale o addirittura regionale o nazionale, gran parte di queste differenze si compensano e la semplice differenza fra nati e morti in ciascuna grande località o in ciascuna area geografica recupera una sua significatività.
Anche per i matrimoni non sempre può darsi per scontato che l’evento sia avvenuto nella stessa località in cui sono nati entrambi gli sposi. Innanzitutto, ciò è palese quando gli sposi provengano da due località diverse, nel qual caso è più probabile, ma non certo, che il matrimonio avvenga nella località di nascita della sposa. Ma il matrimonio in località diversa avviene anche quando la località in cui entrambi sono nati è priva di una parrocchia in cui il matrimonio possa essere celebrato o quando, come avviene oggi, siano proprio gli sposi a cercare per il loro matrimonio una località diversa e per loro più suggestiva, ovvero quando, essendo entrambi emigrati, si sposino nella località di destinazione in cui solo da quel momento stabiliranno la propria residenza familiare.
La ricerca dei documenti di matrimonio può essere tuttavia facilitata se conosciamo la località e la data di nascita del primo figlio (che è spesso la stessa località di celebrazione del matrimonio e spesso avviene a una data di circa un anno successiva alla celebrazione del matrimonio) o se abbiamo avuto la fortuna di trovare l’annotazione proprio della data e del luogo di celebrazione del matrimonio ai margini dell’atto di nascita di uno degli sposi, ovvero se abbiamo trovato la pubblicazione di matrimonio effettuata anche presso la località di nascita e di residenza di entrambi gli sposi e possiamo ricavare da lì utili indicazioni.
È l’ennesima conferma che una ricerca genealogica richiede in ogni caso una grande curiosità e una ancora più grande pazienza.
- DELIÈGE, Robert, Antropologia della famiglia e della parentela, Roma, Borla, 2008 (ed. orig. 2005), p. 11. [↩]
- PAVANELLO, Mariano, Breve introduzione allo studio antropologico della parentela, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2007, p. 19. [↩]
- Per approfondire i rapporti di “parentela” spirituali instaurati dai rituali cattolici del battesimo, della cresima e del matrimonio e comprendere il modo in cui sono strutturate le relazioni sociali attraverso le scelte di padrini, madrine, compari e testimoni, cfr. fra i tanti, PALUMBO, Berardino, Madrine e compari. Una ricerca etnografica sulla parentela spirituale nel Sannio, Torino-Bologna, Marietti, 2021. [↩]
- VECCHIO, Gianfrancesco, «Un’esperienza di ricerca genealogica 1. Ragioni, percorso e fonti», in Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, 5 febbraio 2026, URL: < https://www.studistorici.com/2026/02/05/atelier-de-lhistorien-ne-post-60/ > [consultato l’8 marzo 2026], e in particolare, note 7, 8 e 9. [↩]
- CARATTI DI VALFREI, Lorenzo, Scopri le origini della tua famiglia. Manuale genealogico-storico per tutti, Milano, Mondadori, Edizione Club su licenza Mondadori, 1994, pp. 90-93. [↩]
- DEPENTOR, Giulia, Dinastia. Alla ricerca della tua storia di famiglia tra segreti e misteri, Milano, Feltrinelli, 2024, pp. 24-29. [↩]
- Ibidem, pp. 31, 52-53, 72-76. [↩]
- Ibidem, p. 55. [↩]
- CARATTI DI VALFREI, Lorenzo, op. cit., pp. 109, 242. [↩]
- DEPENTOR, Giulia, op. cit., pp. 192-193. [↩]
- Cfr. articolo 6 del Codice Civile, nonché il Regio Decreto 9 luglio 1939, n. 1238, concernente Ordinamento dello stato civile, articoli da 153 a 164, come più volte modificato, da ultimo e in particolare, dal Decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, che ha abrogato tutti gli articoli citati, e dal Decreto Legislativo 19 gennaio 2017, n. 5, che contengono entrambi rilevanti innovazioni in materia. [↩]
- VECCHIO, Gianfrancesco, «Un’esperienza di ricerca genealogica 3. Storia di una famiglia e storia delle famiglie», in Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, 5 febbraio 2026, URL: < https://www.studistorici.com/2026/04/05/latelier-de-lhistorien-ne-post-62/ > [consultato l’8 aprile 2026] e in particolare nota 2. [↩]
- CARATTI DI VALFREI, Lorenzo, op. cit., pp. 155-169. Nel paragrafo Consigli utili durante la ricerca, oltre a formule per calcolare il periodo in cui individuare un atto a partire dalla data dell’atto che invece si è già trovato, è fornito un interessante elenco delle abbreviazioni più comuni utilizzate negli atti in latino, fra cui, per esempio, abbreviazioni in cui mi sono imbattuto anche io prima ancora di leggerne in merito: 7bis per settembre, 8bris per ottobre, 9bris per novembre e 10bris o Xbris, per dicembre. [↩]
- VECCHIO, Gianfrancesco, Un’esperienza di ricerca genealogica 1. Ragioni, percorso e fonti, cit., note 7, 8 e 9. [↩]
- New: Online Family Tree Consistency Checker, MyHeritage, 11 febbraio 2017, URL: < https://blog.myheritage.com/2017/02/new-online-family-tree-consistency-checker/ > [consultato l’8 aprile 2026]; per semplicità di lettura la citazione, originariamente in inglese, è qui riportata in una sommaria traduzione italiana ad opera dell’autore. [↩]
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Non sapevo di questa tua passione, che abbiamo in comune. Le mie ricerche sulle famiglie di origine hanno portato a curiosi incroci con la storia, come un cambio dell’ ultima lettera del cognome nella famiglia di origine di mia madre dovuto a screzi con altra famiglia per possedimenti nell’ altopiano di Chiaravalle, o a un nome decisamente particolare nella famiglia di mio padre (Vittorio Pio Garibaldi), legato alla breccia di Porta Pia.