L’atelier de l’historien-ne: post #63
Riprende la pubblicazione dei post metodologici di Diacronie.
Questo quarto post dedicato alla ricerca genealogica è di Gianfrancesco Vecchio.
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La ricerca genealogica e la ricostruzione delle storie familiari possono non essere fini a se stesse. Esse forniscono dati e notizie che possono aiutare a comprendere fenomeni storici più vasti. Dati qualitativi e quantitativi sulla mortalità – in particolare i picchi di mortalità o le cause – sono spie di eventi non ordinari e possono corroborare altre fonti sugli eventi estremi, dai terremoti alle alluvioni. In questi contesti aiutano a capire l’entità della calamità e a relativizzare fonti descrittive fondate sulle percezioni di individui o gruppi sociali.
Ancora, questione più esplorata, ma di grande rilevanza nel caso italiano, è il supporto che le storie che emergono dalla ricerca genealogica possono dare alla comprensione delle catene migratorie, delle connessioni tra luoghi di origine e di destinazione, della perdita o acquisizione di capitale umano e di conoscenze, della psicologia e delle aspettative di generazioni, delle professioni e della mobilità sociale.
Infine, la ricerca genealogica, attraverso le fonti che si ritrovano e le memorie che si riattivano, ha un ruolo importante nella creazione di patrimonio culturale e di un repertorio memoriale dal basso delle comunità. In un contesto di analfabetismo dilagante fino a qualche generazione fa, la memoria materiale diventa importante – come ad esempio una collezione di francobolli, il lavoro a maglia delle donne, gli utensili da pesca, le fotografie – e ne sono testimonianza le collezioni dei musei della migrazione.
In questo blog, più lungo dei precedenti, guarderò a come la mia personale ricerca genealogica può aiutare a comprendere altri ambiti storiografici. L’intenzione è quella di collegare storie individuali e familiari ai fenomeni di più vasta portata della regione di origine della mia famiglia.
1. Storia del territorio
La Calabria è terra di terremoti e di alluvioni1 e anche tali eventi del territorio hanno lasciato tracce nei registri anagrafici e nelle storie familiari2.
Immagine 1: FONTE: INGV terremoti, I terremoti storici dall’anno 1000 in Calabria.3
Cominciamo da Laureana di Borrello, il paese di origine di mia moglie e della sua famiglia. Lì la storia antica dei terremoti calabresi (Immagine 1) è scritta nel nome stesso della città, con quel riferimento a Borrello che non è, come avviene oggi per le frazioni di comuni più grandi, un riferimento al capoluogo comunale, bensì un residuo storico del riferimento a una località che non c’è più, da cui il casale di Laureana (oggi comune autonomo) dipendeva in tempi lontani, località completamente distrutta dai tre grandi terremoti che colpirono questa zona nel 1638, ancora nel 1659 e infine nel 17834.
Fedele Fonte, parlando della fine di Borrello e del terremoto del 1793, spiega il nesso famiglie-territorio:
Secondo Benedetto Croce i fenomeni tellurici non formano la storia dei popoli, ma quando l’energia cinetica, che proviene dalle profondità della terra, cambia il volto di città e paesi, quando le terribili scosse sismiche incidono profondamente sulla loro fisionomia, trasformandone la superficie, modificando il tracciato dei fiumi e delle strade, annientando case e famiglie e distruggendo intere popolazioni, allora tutto ciò diventa vera storia, anche se triste, d’una città o di un popolo. […] Dopo il terremoto, il parroco di Borrello […] vestito con i paramenti sacri e seguito dall’ultimo drappello dei sopravvissuti, ridotto a una sessantina di persone frastornate, […] con le proprie disordinate masserizie, strappate alle paurose macerie […] cercò di raggiungere assai frettolosamente e sotto le intemperie la suddetta chiesa [N.D.R: Chiesa del Carmine di Laureana]5.
Passiamo poi al luogo di origine di mio nonno paterno, Maierà. Il 17 settembre 1883 un violento uragano colpisce la costa settentrionale tirrenica calabrese e in particolare, per quanto qui rileva, la via dei mulini nella valle compresa fra Grisolia e Maierà, dove le cronache indicano ben trenta morti6. I registri anagrafici di Maierà e specificamente il registro dei morti del 1883 ai numeri d’ordine da 51 a 65 del 20 settembre, registrano alcune di tali morti «accidentali» avvenute «come da risultanze del verbale dei carabinieri di Verbicaro» nel giorno 17, «per annegamento», nel molino detto Popoletto. Si tratta di contadini, bracciali e mugnai, alcuni fra i 10 e i 15 anni, a implicita conferma del disastro, ma anche della grande diffusione all’epoca del lavoro minorile.
Infine, facciamo riferimento alle vicende della località di origine della mia nonna paterna e di entrambi i miei nonni materni, Gallico. Il 6 e 7 giugno 1827 un’alluvione devastante interessò il territorio di Reggio Calabria e, in particolare, la località di Gallico per l’esondazione delle fiumare Catona e Gallico. Traccia di tale evento è resa evidente dal primo dei registri anagrafici pubblicato online per Gallico nel sito internet degli archivi di Stato. Tale registro concerne la ricostruzione, attraverso liste suppletorie, degli elenchi dei nati, dei morti e dei matrimoni nel periodo 1784-1808. Il processo verbale di approvazione di tali liste suppletorie evidenzia che le stesse sono state predisposte per supplire «alla mancanza dei libri parrocchiali del predetto comune dispersi coll’alluvione dell’anno 1827» e che la ricostruzione dei dati mancanti si è fermata al 1808 essendo disponibili invece dal 1809 in poi le risultanze dei registri dello stato civile. Nel registro dei morti di Gallico del 1827 troviamo infatti regolarmente annotati due decessi di giugno con la specifica indicazione «soffogati dall’acqua dell’alluvione».
Ma a Gallico non bastano le alluvioni. Alle 5:20 del 28 dicembre 1908 una violenta scossa di magnitudo 7.1 colpisce la Sicilia orientale e la Calabria meridionale. L’evento rappresenta una delle più gravi catastrofi sismiche verificatesi in Italia. Il sisma distrugge quasi completamente le città di Messina e Reggio Calabria e provoca danni molto gravi su un’area di circa 6.000 chilometri quadrati. La maggior parte della popolazione è sorpresa dal terremoto nel sonno. Circa dieci minuti dopo la scossa segue una devastante onda di maremoto che travolge entrambe le coste dello Stretto. Lo tsunami aggrava enormemente le distruzioni provocate dal terremoto e provoca nuove vittime tra le persone sopravvissute ai crolli che, proprio correndo verso il mare, cercavano una via di salvezza. Complessivamente, a causa del terremoto e del maremoto, circa 80.000 persone perdono la vita7.
Nei registri anagrafici di Gallico la dimensione della tragedia è perfettamente leggibile. Il registro dei morti del 1908 reca l’ultima annotazione di decesso riferita al 20 dicembre 1908 e poi una scrittura di chiusura del 25 maggio 1909 che si conclude con l’annotazione «essendosi detto registro da pochi giorni recuperato dalle macerie del Palazzo municipale distrutto dal terremoto del 28 dicembre 1908».
Nel maggio del 1909 nei registri anagrafici di Gallico si ricomincia a registrare i decessi man mano che avvengono e si inizia progressivamente a ricostruire i decessi del periodo di sospensione delle registrazioni anagrafiche, comprese quelle del giorno del terremoto che richiedono tuttavia, come è ovvio, complesse e lunghe procedure, trattandosi spesso di morti presunte di cui non si è in grado di registrare testimonianza diretta. In particolare, nel registro dei morti del 1910, il giorno 29 dicembre ai numeri 34 e 35, si dà atto, collettivamente della morte rispettivamente di 49 e 386 cittadini di Gallico avvenuta in tale terremoto del 28 dicembre 1908. Nei registri anagrafici di Gallico degli anni successivi al 1909 spesso compaiono gli indirizzi del «rione baracche» (dove risiedevano, fra gli altri, i miei nonni materni) e lo stesso municipio per un lungo periodo risulta ubicato in una baracca fra quelle costruite dopo il terremoto.
2. L’emigrazione
Il legame tra emigrazione e genealogia è stato esplorato con riferimento alla emigrazione transoceanica8. In questo blog, i riferimenti al fenomeno dell’emigrazione transoceanica si combinano con i riferimenti ai flussi dal Mezzogiorno verso località del Settentrione o del Centro d’Italia o anche estere. Riferimenti che ho voluto cercare nell’albero genealogico e nei ricordi della mia famiglia, anche se si tratta certamente di dati episodici e solo indicativi, senza alcuna pretesa di generalizzazione9.
Sia i miei genitori e nonni, sia quelli di mia moglie sono nati e rimasti in Calabria, con trasferimenti marginali fra un paese e l’altro non riconducibili al fenomeno dell’emigrazione. Ma già se si guarda ai fratelli e alle sorelle di mia madre, due fratelli sono stati portati dalle vicende di vita e di lavoro in Sicilia, precisamente a Palermo e a Patti, e un fratello e due sorelle sono invece emigrati negli anni Cinquanta a Milano e dintorni. Così è stato anche per l’unica sorella del padre di mia moglie, emigrata a Roma assieme a tutti i suoi figli, e per alcuni dei fratelli della mamma di mia moglie emigrati a Brescia e dintorni. Anche uno dei miei fratelli è stato per molti anni a Milano per lavoro ed entrambi, prima di me, si sono trasferiti a Roma per studiare, mentre io e il più grande ci siamo rimasti a tutt’oggi. Invece, le sorelle di mia moglie sono rimaste quasi tutte in Calabria, una sola si è poi trasferita a Roma, mentre due fratelli di mia moglie sono da tempo emigrati in Danimarca, dove anche una delle sorelle che oggi sono in Calabria si era trasferita con tutta la sua famiglia, per lavoro, ma solo per alcuni anni. A Roma e nel Lazio (in particolare a Latina e Frosinone) risiedono oggi anche molti miei cugini, sia di lato paterno sia materno.
Una mia cugina materna è stata a un certo punto della sua infanzia affidata alla famiglia dei suoi zii emigrati prima nel Marocco, allora colonia francese, e poi proprio in Francia. Il mio compare di cresima invece è emigrato ad Amsterdam, nei Paesi Bassi.
Anche in queste sparse esemplificazioni famigliari possiamo intravedere un fenomeno tipico e più generale dell’emigrazione della seconda metà del secolo scorso, in cui le destinazioni migratorie erano fortemente condizionate dalle opportunità di lavoro e di studio (prima lo sviluppo industriale nel Nord, poi le esigenze di studio universitario e lo sviluppo del settore terziario e dei pubblici servizi anche in Centro Italia, ecc.) e dal fenomeno delle cosiddette catene migratorie, la presenza di un primo nucleo familiare facilita sul piano pratico o psicologico la medesima collocazione territoriale per altri parenti.
Risalendo un po’ più indietro nel tempo si trovano fra parenti più lontani anche tracce dei precedenti cicli di emigrazione verso i paesi del Nord America e dell’America Latina. Nei miei ricordi di infanzia c’è la casa di una delle mie prozie piena di gabbie di uccellini esotici provenienti da quelle località lontane. E se guardo alla mia collezione di francobolli di quando ero piccolo, la numerosità dei francobolli del Venezuela, dell’Argentina, del Brasile, è sicuro indice di quante famiglie dei miei parenti e amici ricevevano lettere da parenti emigrati in quelle località nella prima metà del XX secolo.
Fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, però, le destinazioni migratorie dal Mezzogiorno d’Italia non erano solo quelle del Sud America. Il fratello della nonna materna di mio padre, nato e sposato a Gallico, si è trasferito in quegli anni a Brooklyn, nello Stato di New York, dove, secondo il censimento del 1905, risiedeva con tutta la sua famiglia, con la moglie e con i figli, sia quelli più grandi nati in Italia, sia quelli più piccoli nati proprio lì. Un mio pro-prozio di Maierà, invece, fra fine Ottocento e inizio Novecento, viveva con la sua famiglia a Ollioules, in Francia, come risulta anche in questo dai censimenti francesi e dalle certificazioni anagrafiche francesi di quel periodo.
Dell’entità del fenomeno migratorio da Maierà nel secondo dopoguerra e del suo intreccio con gli altri fenomeni economico-sociali del medesimo periodo, parla anche Orazio Campagna, storico locale e fratello di mio zio, secondo cui:
Col ripristino della Democrazia, dopo il ventennio fascista, ma soprattutto dagli anni cinquanta-sessanta, si sono verificati autentici sovvertimenti: l’emigrazione quasi da esodo, verso la Germania, la Svizzera, l’Inghilterra, la Liguria, Roma, Pavia e provincia; la fine della mezzadria e degli allevamenti a metà col padrone, soprattutto di vitelli e maiali10.
Mi piace a proposito di movimenti migratori e lunghi viaggi ricordare anche di un mio prozio di Gallico Marina che nell’infanzia ho molto frequentato avendo mio padre trascorso gran parte della sua di infanzia presso la famiglia di questo suo prozio ed essendoci molto affezionato, quasi come a un secondo padre. Il prozio e la moglie (sorella di mia nonna paterna) non avevano infatti figli e, come si usava allora, i miei nonni quando si sono trasferiti da Gallico a Maierà, gli affidarono mio padre anche affinché potesse proseguire gli studi a Reggio Calabria. I miei ricordi di infanzia sono popolati dai ricordi dei racconti di questo prozio che, oltre ad avermi insegnato a preparare le lenze e le legature degli ami, mi raccontava della sua gioventù di marinaio imbarcato su grandi navi, racconti che all’epoca non capivo se reali o fantastici. Ebbene, nel ricostruire l’albero genealogico mi sono imbattuto nella documentazione di arrivo di uno dei tanti viaggi che il mio prozio effettivamente effettuava dall’Italia (e precisamente da Napoli) a New York (destinazione Brooklyn): il 20 febbraio 1914, come risulta dall’elenco dei passeggeri e degli equipaggi in arrivo redatto dal locale servizio immigrazione11.
Immagine 2: Monumento “Angeli Inconsapevoli” in Piazza San Pietro a Roma, realizzato dall’artista canadese Timothy Schmalz; l’opera raffigura un barcone carico di migranti e rifugiati di varie epoche, culture e storie, uniti dalla ricerca di un futuro migliore. Fonte: G. Vecchio. (C) Riproduzione autorizzata dall’autore. .
Chissà se una maggiore conoscenza del fenomeno storico dell’emigrazione dal nostro Paese e dei nostri stessi cari non ci possa aiutare a capire meglio e a guardare con occhi e cuore diversi anche i fenomeni attuali di immigrazione in Italia, ed in Occidente in generale, dai Paesi più poveri e più flagellati da guerre, persecuzioni e carestie.
3. «Mogli e buoi dei paesi tuoi», ovvero le comunità chiuse dei piccoli paesi
I piccoli centri della Calabria, in specie quelli delle aree più interne come Maierà e Laureana, appaiono fino almeno alla metà del secolo scorso come comunità prevalentemente chiuse in cui gli stessi cognomi si ripetono nel tempo, il lavoro è prevalentemente localizzato e addirittura familiare, i matrimoni avvengono prevalentemente fra compaesani (il matrimonio con forestieri costituiva un’eccezione) e talvolta, quasi inevitabilmente, il matrimonio avveniva fra parenti, sia pure alla lontana, costruendo un intreccio di parentele molto complesso. Il proverbio «mogli e buoi dei paesi tuoi» ben rappresenta tale fenomeno. È un proverbio antico, che ha origine nelle campagne di un’Italia rurale e chiusa, quando le famiglie di contadini ancora utilizzavano i buoi per i lavori di fatica e i buoi, per star più tranquilli sulle loro caratteristiche, si compravano nelle vicinanze, spesso nello stesso paese in cui si viveva. Da qui il concetto è stato esteso anche ai fidanzamenti e ai matrimoni: i nonni e i genitori consigliavano anche con questo proverbio ai più giovani di trovare una moglie che fosse dello stesso paese (o, per le donne, un marito, anche se per loro la libertà di scelta individuale era certamente minore), presupponendo di ottenere così una maggiore conoscenza reciproca fra gli sposi e una maggiore comunanza di valori, idee e abitudini.
Nella famiglia di mia madre, genitori, nonni e bisnonni sono tutti di Gallico, come mia madre.
Nella famiglia di mio padre, lui stesso e quasi l’intero ramo materno viene pure da Gallico almeno fino ai miei bisnonni, con una sola eccezione di un bisnonno nato a Cataforio, sempre in zona. Invece, il ramo paterno viene fino allo stesso livello interamente da Maierà, località sempre in Calabria, ma significativamente distante da Gallico.
Se consideriamo l’insieme della mia famiglia di origine e della famiglia di mia moglie sempre fino ai nostri bisnonni, ne consegue che i matrimoni fra nati nella stessa località sono otto, mentre quelli fra nati in località limitrofe sono cinque e uno solo quello fra nati in località diverse ma della stessa regione. Se allarghiamo l’esame a zii e prozii le conclusioni non sono diverse, ma anzi troviamo anche almeno un esempio di matrimonio fra cugini di primo grado con dispensa e qualche altro matrimonio intervenuto fra parenti più lontani. Se si sfogliano i registri dei matrimoni delle predette località tale tendenza appare in generale ampiamente confermata almeno fino alla metà del secolo XX, quando emigrazione e maggiore mobilità cambiano un po’ le cose12.
Nella famiglia di mia moglie, i genitori, i nonni e i bisnonni sono quasi tutti di Laureana o sue frazioni con la sola eccezione di una bisnonna paterna nata a Polistena e di alcuni degli avi materni, nati a Feroleto e a Gioia Tauro, tutti comunque in paesi della medesima provincia che distano solo qualche decina di chilometri da Laureana.
4. L’analfabetismo
Sia i miei genitori che i genitori di mia moglie sapevano leggere e scrivere, come pure i miei nonni paterni, ma già la maggior parte degli altri nostri nonni e bisnonni erano completamente analfabeti. Ed era quella certamente negli anni fra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento la condizione prevalente in Italia e in particolare in quelle aree del Mezzogiorno d’Italia.
Immagine 3: Sposi che non sottoscrissero l’atto di matrimonio perché analfabeti. Anni 1867-1965 (valori %). FONTE: Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio (fino al 1929); Istat, Rilevazione mensile degli eventi di stato civile (dal 1930)13.
Se, a titolo puramente esemplificativo, prendiamo alcuni registri dei matrimoni dell’Ottocento nei comuni in cui sono avvenuti la maggior parte dei matrimoni dei miei parenti, nella compilazione dei moduli della relativa attestazione, che prevedevano oltre alla firma dell’ufficiale di stato civile anche la firma degli sposi, talvolta dei loro genitori e, comunque, dei testimoni di nozze, troviamo quasi sistematicamente mancanti le firme degli sposi e di quelli presenti fra i loro genitori. Si vedano, ad esempio, i registri del 1822 a Laureana di Borrello (per 10 matrimoni su 12 mancano totalmente e per gli altri 2 parzialmente) o del 1869 a Gallico (per 20 matrimoni su 43 totalmente e per altri 21 parzialmente14) o a Maierà del 1865 (per 26 matrimoni su 26). Tali firme sono sostituite da un segno di croce ovvero del tutto omesse e poi seguite, dopo la frase stampata o minutata: «Di questo atto … abbiamo dato lettura ai testimoni ed ai futuri sposi … indi si è da noi firmato», dall’annotazione a mano: «meno dagli sposi e dei testimoni che hanno detto di non saper firmare», o «di non saper scrivere» o «perché analfabeti», «perché illetterati» o da altre simili annotazioni. Analoghe annotazioni sono presenti nei registi di nascita o di morte relativamente ai dichiaranti e ai testimoni della nascita o dell’avvenuto decesso.
5. Il lavoro, la scuola e la mobilità territoriale e sociale
Se partiamo da un’analisi delle professioni ricordate o indicate nei registri anagrafici, relativamente alle famiglie di origine mia e di mia moglie, è facile constatare che una certa varietà di lavori si registra solo a partire dalla generazione dei nostri genitori (mio padre era ferroviere e il padre di mia moglie è stato coltivatore diretto, sarto, custode del carcere mandamentale e, infine, guardia comunale; le nostre madri entrambe casalinghe, ma la madre di mia moglie anche sarta, coltivatrice diretta e, per qualche anno, titolare di tabaccheria) e, naturalmente, ancor di più a partire dalla nostra generazione e poi da quella dei nostri figli. Le generazioni precedenti, i nostri nonni, bisnonni e trisnonni, con poche eccezioni, sono prevalentemente caratterizzate dalla professione di bracciante o contadino o forese per gli uomini15 e di filatrice16 o contadina per le donne.
Alcuni dei nonni, bisnonni e trisnonni di mia moglie, soprattutto dal lato materno, sono però massari o massari di bovi, altra professione che sembra transitare di padre in figlio, con qualche caso di “donna di casa” invece del più diffuso “filatrice”. Sia nella famiglia dei miei nonni che fra i bisnonni di mia moglie c’è qualche isolato esempio di “macellaio”, ma questa sembra professione che non sempre passa di padre in figlio o, piuttosto, che passa solitamente solo a uno o a pochi dei numerosi figli. E per i miei nonni paterni e poi per un mio zio, c’è un riferimento ad attività di postino o procaccia postale.
Se, a titolo puramente esemplificativo, prendiamo alcuni registri dei matrimoni, nella descrizione delle generalità degli sposi e dei loro genitori, troviamo quasi sistematicamente che i matrimoni avvengono fra compaesani o nativi di paesi limitrofi e fra persone appartenenti alla stessa classe sociale o i cui genitori fanno lo stesso mestiere (si tenga conto però che la professione delle donne e, comunque, dei genitori già deceduti non è quasi mai indicata).
Dal registro dei matrimoni di Maierà del 1865 ricaviamo che, salvo 5 sposi nativi di paesi comunque limitrofi (Diamante, Grisolia, Bonvicino), cinque coppie di sposi possidenti o figli di possidenti, due falegnami e un industriante, comunque sposatisi con figlia di possidenti, un calzolaio figlio di zappatore e un bracciante figlio di filatrice, su 52 sposi, la generalità degli sposi è nativa e residente di Maierà e svolge (e/o la famiglia di provenienza svolge) la professione di bracciale.
Dal registro dei matrimoni di Laureana del 1822, su 12 matrimoni riportati rileviamo che per otto gli sposi sono entrambi di Laureana o paesi limitrofi (Caridà), mentre in quattro casi uno o entrambi gli sposi provengono da altre località della medesima provincia (Melicucco, Catona, Sambatello, Scilla); nelle professioni dello sposo e dei genitori di entrambi gli sposi c’è un minimo di varietà in più; oltre ai bracciali sono presenti anche pecorai, falegnami, militari, mendicanti, ortolani, sarti, calzolai, domestici, bovari, cuochi, forgiari (fabbri), ma in ogni gruppo familiare le professioni se non identiche (bracciali, figli di bracciali, che si sposano con figlie di bracciali) sono quasi sempre analoghe (artigiani, figli di artigiani, che si sposano con figlie di artigiani).
Anche se la medesima analisi è effettuata a partire dai registri anagrafici dei morti, i dati di scarsa o quasi nulla mobilità territoriale o sociale sono confermati.
Dal registro dei morti di Laureana del 1863 rileviamo che su 99 deceduti la generalità è nata e morta a Laureana (peraltro, per i sessantotto morti in età infantile è abbastanza ovvio e non particolarmente indicativo che non vi siano stati trasferimenti fino alla morte) e solo 7 sono nati in paesi limitrofi o vicini. Dei 31 defunti che hanno raggiunto prima di morire un’età lavorativa, 12 donne sono “filatrici”, tutte figlie di contadini (si tenga conto che della professione dei genitori negli atti di morte in questione è indicata solo quella del padre); una donna e due uomini sono indicati come “proprietari”, figli di proprietari; otto uomini sono indicati come “contadini”, di cui sei figli di contadini; alcuni altri defunti sono indicati come calzolaio, civile, forese, bovaro, falegname, sarto, bracciale, mugnaio, quasi sempre in piena coerenza con la professione o condizione del padre.
Se prendiamo l’insieme delle professioni indicate per i padri, presenti per tutti e 99 i defunti salvo che per tre defunti indicati come di genitori ignoti o di padre ignoto, la professione di contadino rimane quella largamente prevalente, sono pure presenti le professioni artigiane e le condizioni sociali di maggior benessere (civile, proprietario) già indicate per alcuni defunti, ed anche altre professioni come quelle di vaticale (mulattiere), pignatario (che fabbrica o aggiusta pignatte, pentole di coccio), guardiano, massaro, legale, tessitore, mercadante, bettolino. Solo in alcuni casi, probabilmente per i possidenti o i civili appartenenti alla piccola nobiltà o alla media borghesia di paese, il nome del defunto o dei suoi genitori è preceduto negli atti dai titoli signor o signora ovvero don o donna.
Dal registro dei morti di Gallico del 1868 rileviamo che su 74 deceduti adulti di cui è riportato l’atto di nascita, 58 sono nati, vissuti e morti a Gallico e solo 14 sono morti a Gallico ma nati in altre località, prevalentemente limitrofe (8 a Reggio Calabria, 2 a Sambatello, 1 a Villa San Giovanni e 1 a Villa San Giuseppe), salvo 1 proveniente da Riposto e 1 da Napoli. Degli stessi 74 deceduti adulti ben 33 sono filatrici, 6 fra proprietari e possidenti, 13 bracciali, 4 marinai, e poi un sarto, un pastaiolo, un falegname, una povera, un accattone, un macellaio e un calzolaio. Quanto alla professione dei genitori, adulti o bambini che siano i deceduti, è spesso indicata cumulativamente e senza distinzioni in bracciali (86) o possidenti (16). Nei casi in cui invece la professione della madre e del padre sono indicate separatamente, quella della donna è indicata sempre come filatrice, mentre per gli uomini sono rilevabili 14 marinai, 6 bracciali, 4 pastaioli, 3 falegnami, 2 macellai, 2 possidenti, e poi un cuoco, un calzolaio, un cocchiere, un bottaio, un barbiere, un civile.
Per quanto riguarda la scuola abbiamo già visto che fino alla metà del secolo scorso, nei piccoli paesi del Sud qui considerati, le possibili valutazioni sui titoli di studio posseduti sono abbastanza irrilevanti, essendo invece largamente prevalente (anche fra i cosiddetti “possidenti”, che dobbiamo probabilmente immaginare prevalentemente come contadini con qualche piccolo terreno o casa di proprietà) la condizione di analfabetismo. Una certa presenza di istruzione dell’obbligo e anche superiore comincia con la generazione dei nostri genitori e cresce e si differenzia poi con la nostra generazione e quella dei nostri figli, in parallelo con il differenziarsi e il crescere delle professioni.
Fra scuola e lavoro possiamo trovare qualche indicazione o conferma degli anni caratterizzati da un relativo funzionamento dell’ascensore sociale, sia nel primo, ma soprattutto nel secondo dopoguerra: l’accesso all’istruzione sembra in alcuni momenti consentire anche ai figli dei contadini, o almeno ad alcuni di loro, di accedere a titoli di studio superiori e a professioni impiegatizie diverse e più retribuite o più prestigiose di quelle dei loro genitori. Sarebbe interessante proseguire l’analisi fino ad oggi per vedere se “l’ascensore sociale” continua a funzionare correttamente o se in alcune aree del Mezzogiorno o delle periferie urbane la condizione di deprivazione economica o culturale dei genitori torna in qualche modo a essere un elemento di predestinazione o di condanna ad un analogo destino per i figli.
- Per approfondire più in generale le peculiarità del territorio calabrese e l’influenza dei fattori naturali sulle relative vicende umane, si veda fra gli altri il capitolo Territorio e ambiente naturale in CARIDI, Giuseppe, Storia della Calabria, Soveria Mannelli, Rubettino, 2025, pp. 4-14. [↩]
- Su terremoti e dinamiche demografiche si veda TETI, Vito, Il terremoto del 1908 in Calabria in una trama di abbandoni di “lunga durata”, in BERTOLASO, Guido, BOSCHI, Enzo, GUIDOBONI, Emanuela, VALENSISE, Gianluca (a cura di), Il terremoto e il maremoto del 28 dicembre 1908: analisi sismologica, impatto, prospettive, Roma-Bologna, DPC–INGV, 2008, pp. 405-424. [↩]
- Immagine tratta da I terremoti nella STORIA: marzo 1638, uno “spaventevole terremoto” devasta la Calabria centro-settentrionale, sito Internet dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, 05 febbraio 2026, URL: https://ingvterremoti.com/2015/03/31/i-terremoti-nella-storia-marzo-1638-uno-spaventevole-terremoto-devasta-la-calabria-centro-settentrionale/ [consultato il 14 febbraio 2026]. [↩]
- Per approfondire quest’argomento, si veda fra gli altri, il capitolo XI, La fine di Borrello e la ripresa di Laureana, del libro di FONTE, Fedele, Laureana di Borrello, Chiaravalle Centrale, Frama Sud, 1983, pp. 227-258. [↩]
- Ibidem, p. 227 e p. 236. [↩]
- LAGATTA, Francesca, L’uragano straordinario a Maierà, la tragedia del 1883 ricordata in un convegno spettacolo, in LaC News24, 30 aprile 2024, URL: https://www.lacnews24.it/cronaca/luragano-straordinario-a-maiera-la-tragedia-del-1883-ricordata-in-un-convegno-spettacolo-fgtg1iar [consultato il 14 febbraio 2026]. [↩]
- Cfr. Il terremoto e il maremoto di Messina e Reggio Calabria, dal sito internet del Dipartimento della protezione civile, URL: https://servizio-nazionale.protezionecivile.gov.it/it/pagina-base/il-terremoto-e-il-maremoto-di-messina-e-reggio-calabria/ [consultato il 14 febbraio 2026]. [↩]
- D’ALEO, Marcello, Le Liste di Sbarco di Ellis Island: Fonti per la Ricerca Genealogica, in Centro Meridionale Ricerche Genealogiche, 5 ottobre 2024, https://www.ricercagenealogica.it/le-liste-di-sbarco-di-ellis-island-fonti-per-la-ricerca-genealogica/ [consultato il 3 marzo 2026]. [↩]
- Per chi volesse approfondire tale fenomeno in generale da punto di vista statistico si vedano innanzitutto le Serie storiche ISTAT, URL: https://seriestoriche.istat.it/ [consultato il 18 febbraio 2026] e, in particolare, nella sezione popolazione e società/popolazione, le tavole relative a Emigrazione Italiani e rimpatri e Movimento migratorio interno. Per qualche interessante spunto sui rapporti fra flussi migratori verso le Americhe, economia e disuguaglianze fra Nord e Sud, dopo la Prima Guerra Mondiale, si veda FIORENZA, Elia, «Conflitto e disuguaglianza: le conseguenze economiche e sociali della Prima guerra mondiale sull’Italia e sul Mezzogiorno (1914-1921)», in Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, 64, 4/2025, 29/12/2025, URL: http://www.studistorici.com/2025/12/29/fiorenza_numero_64/ [consultato il 23 febbraio 2026]. [↩]
- CAMPAGNA, Orazio, Storia di Majerà, Cosenza, Brenner, 1985, p. 86. [↩]
- In Ancestry.it, URL: https://www.ancestry.it/imageviewer/collections/7488/images/NYT715_2270-0364?pId=4038048339 [consultato il 14 febbraio 2026]. [↩]
- Vedasi, infra, paragrafo 4. [↩]
- Grafico tratto da ISTAT, Il lungo cammino dell’istruzione, in Storie di dati – Le trasformazioni dell’Italia, 10 Febbraio 2026, URL: https://www.istat.it/produzione-editoriale/il-lungo-cammino-dellistruzione/ [consultato il 14 febbraio 2026]. [↩]
- Intendendo con ciò che in questo caso su tali atti vi è la firma di alcuni dei presenti, ma quasi mai degli sposi o dei loro genitori, quanto piuttosto di alcuni dei testimoni, evidentemente scelti appositamente fra persone con un minimo di istruzione. [↩]
- Salvo, per tutti, il periodo di servizio militare che, per esempio, il mio nonno paterno, a quanto risulta da una vecchia foto, sembrerebbe aver prestato nei Carabinieri. [↩]
- Per filatrice, indicazione professionale frequentissima per le donne anche nei registri anagrafici, non si fa riferimento in questo caso a lavori svolti nelle fabbriche, alle dipendenze delle filande, quanto piuttosto al lavoro casalingo di filatura e tessitura che quasi tutte le donne svolgevano in casa, a partire dalla filatura e tessitura della lana, della ginestra, ma anche della seta (l’allevamento di bachi e la seticoltura erano molto diffusi in Calabria; cfr. MARCELLI, Angelina, Produzione serica, cultura contadina e politiche di intervento pubblico in età contemporanea. Una storia nascosta: il caso della Calabria, Roma, Aracne, 2013), accanto ai lavori domestici e alla collaborazione nei lavori di campagna e di orticoltura svolti dai loro mariti. L’utilizzo dell’indicazione “casalinga” è più recente, mentre nell’Ottocento, l’indicazione di “donna di casa” invece di quella di filatrice, era riservata alle donne di famiglie più benestanti, mogli di “possidenti”, ecc. [↩]
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Rinnovo i complimenti per l’accuratezza delle ricerche e mi chiedo quanto tempo hai dovuto dedicarci.A tale proposito mi domando quando riesci a visitare tutte le località di cui riporti i vari dati anagrafici.Forse approfitti di tua figlia,quando viene in vacanza, per farti accompagnare con la macchina.Un suggerimento: perché non scrivi un libro che raccolga tutte le informazioni che sei riuscito a reperire?sono convinto che troveresti un numero cospicuo di lettori interessati.Un saluto e un grazie.