ISSN: 2038-0925

L’atelier de l’historien-ne: post #66

Riprende la pubblicazione dei post metodologici di Diacronie.
Questo settimo post dedicato alla ricerca genealogica è di Gianfrancesco Vecchio.

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Un’esperienza di ricerca genealogica 7. La mia bibliografia essenziale
5 settembre 2026

di Gianfrancesco Vecchio

La letteratura, il romanzo storico, il verismo e il neorealismo

Il senso della ricerca genealogica, o almeno il senso che tale attività di ricerca ha per me, l’ho compreso svolgendola in concreto sulla mia storia familiare, ma in questo percorso personale molto mi ha aiutato e condizionato la mia formazione di base e alcune delle letture che mi hanno accompagnato nel corso della stessa e poi negli anni più recenti1.

La convinzione che storia e letteratura siano profondamente intrecciate e che lo studio della storia possa essere approcciato anche attraverso il romanzo, attraverso la narrazione di vicende private che si intrecciano con le vicende di un intero paese e di un intero popolo, me la porto appresso fin dalle scuole superiori e dalla lettura del bel manuale di Giuseppe Petronio (1972) che è stato allora il mio libro di testo di storia della letteratura italiana2.
Sul legame presente in questo manuale fra storia della letteratura e contesto storico-culturale e sui rapporti fra fatti letterari e fatti di storia, di sociologia e di cultura, Giuseppe Petronio afferma:

Un’opera di questo genere ingloba in sé, fondendole organicamente: una storia della società italiana e del suo intreccio dialettico con la cultura e la letteratura; una storia dei gruppi intellettuali e del loro vario articolarsi di età in età; una storia del pubblico, cui di volta in volta gli autori si sono rivolti; una storia delle istituzioni letterarie in cui gli scrittori si sono inseriti, da cui sono stati condizionati, al cui sviluppo hanno contribuito; una storia della lingua – nel senso più largo della parola – come storia dello strumento espressivo che lo scrittore ha trovato, si è appropriato, ha eventualmente contribuito a modificare3.

E ancora Petronio, sul romanzo storico, con riferimento ai Promessi sposi, scrive:

Misto di storia e di invenzione, il romanzo apparve al Manzoni narrazione di una vicenda privata sullo sfondo delle vicende di un paese e un popolo; e già in questo legame strettissimo fra la “grande” e la “piccola” storia è uno degli aspetti rivoluzionari del libro. L’umile vicenda privata di un filatore di seta e di una popolana […] appare tutt’uno con le vicende non solo della Lombardia spagnola, ma della stessa Spagna e di altre grandi potenze; e l’intreccio e lo scioglimento della loro storia d’amore non sarebbero possibili o comprensibili senza i tumulti della carestia a Milano, la guerra del Monferrato, la calata dei Lanzichenecchi, la peste. […] al centro di questa epopea, sono Renzo e Lucia, un filatore di seta e una popolana, il che vuol dire che, per la prima volta in un’opera d’arte italiana “tragica” e “alta” il terzo stato si arrogava la parte del protagonista, nel che è un altro aspetto rivoluzionario del libro4.

Immagine 1: Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto stato, Museo del Novecento Milano, 1868/1902. Fonte: Wikipedia < https://it.wikipedia.org/wiki/Il_quarto_stato/> “width=”400″ height=”200” /></p>
<p class=Immagine 1: Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto stato, Museo del Novecento Milano, 1868/1902. Fonte: Wikipedia < https://it.wikipedia.org/wiki/Il_quarto_stato > .

La vitalità del romanzo storico in Italia trova espressione anche nel cosiddetto “naturalismo” verista, in cui il naturale, appunto, segnalava l’ambizione, tutta positivista, di replicare il reale. Sempre Petronio sul verismo scrive:

A base del naturalismo francese – e, in gran parte, del verismo italiano – erano alcune tesi riportabili alle convinzioni tipiche della cultura positivistica. […] E Taine precisava che l’uomo è il prodotto di tre elementi: “race, milieu, moment” (fattore ereditario, ambiente sociale, momento storico) i quali lo “determinano” nei suoi tratti psicologici e ne generano il comportamento […]. Da questa concezione deterministica della vita e dell’uomo discendeva la poetica naturalistica: l’opera d’arte è una trance de vie, cioè un aspetto e, quasi, una fetta di vita studiata con i metodi delle scienze naturali e sociologiche […].
Il romanzo di schema naturalista o verista è sempre di argomento contemporaneo o non molto lontano nel tempo: il “presente”, ha detto benissimo Lukáks, è considerato in esso “come storia”; sullo sfondo è un ambiente – di solito ristretto; assai spesso regionale – studiato e descritto con minuzia attenta, a coglierne i tratti caratteristici che determinano il comportamento degli uomini; i protagonisti sono inseriti e come calati in quell’ambiente, e ne sono analizzati i precedenti e le eventuali tare familiari, ne sono studiati le condizioni economiche e i riflessi, in modo che essi appaiono costruiti con una psicologia non generica, ma appoggiata a presupposti “scientifici”5.

Naturalmente mi hanno poi influenzato i tanti romanzi che intrecciano storie personali e storia generale, letti e riletti anche alla luce di tali considerazioni critiche di Petronio, a partire dai romanzi e dalle novelle di Giovanni Verga e a finire con quelli neorealisti di Cesare Pavese, Italo Calvino e, poi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo Il Gattopardo.

Immagine 2: Libri vecchi e nuovi. Fonte: G. Vecchio. Riproduzione autorizzata dall’autore.

Immagine 2: Libri vecchi e nuovi. Fonte: G. Vecchio. Riproduzione autorizzata dall’autore.

Libri recenti basati su storie famigliari: I Leoni di Sicilia e Il mondo sulle spalle

Più di recente, però, sono due in particolare i libri che mi hanno ulteriormente stimolato a proseguire una ricerca genealogica sulla mia famiglia. Si tratta di due romanzi che a partire dalla storia di famiglie – anche se in questo caso non famiglie comuni come la mia – hanno finito con il ricostruire e ripercorrere, da un punto di vista appunto familiare, frammenti importanti della storia del Mezzogiorno e dell’Italia intera.
Il primo è il romanzo di avvio della trilogia di Stefania Auci sui Florio6: I Leoni di Sicilia. Il racconto, partendo dalla fuga dei Florio da Bagnara dopo il disastroso terremoto del 1799 che colpì anche la loro casa, ripercorre le vicende che li portarono a divenire in Sicilia una dinastia di imprenditori grazie alla produzione e commercializzazione del vino Marsala prima, e poi con la lavorazione e conservazione del pesce. Il romanzo si snoda attraverso il riscatto sociale, la forza delle donne della famiglia, la passione imprenditoriale e la nostalgia del tempo passato e si chiude con la morte di Vincenzo Florio nel 1878. Nel testo si fa espresso riferimento alla ricerca genealogica come base della trama e si riproduce nella prima delle sezioni conclusive del libro proprio l’albero genealogico della famiglia Florio7. Ma è in tutto il testo di questo romanzo (e dei due successivi che, al momento, completano la serie) che appare sempre più evidente l’intreccio fra romanzo, storia documentata di una famiglia – come risulta anche dalla ricerca genealogica – e storia locale.
La migliore descrizione di tale intreccio si trova nelle parole con cui l’autrice chiude la sezione dei ringraziamenti in coda al libro:

Un’ultima cosa, la più importante. La storia che avete letto è la storia dei Florio e insieme della città di Palermo, un luogo che amo moltissimo, così come amo Favignana.
I fatti storici che riguardano i Florio sono pienamente conoscibili e descritti da decine di libri e su questi eventi ho incardinato la trama. Laddove non arrivava la conoscenza sono arrivate la fantasia e l’immaginazione funzionale: in una parola, arriva il romanzo. Arriva la voglia di rendere giustizia a una famiglia di persone fuori dal comune che, nel bene e nel male, ha segnato un’epoca.
Questa è la mia storia, nel senso che l’ho scritta così come l’ho immaginata, senza una facile agiografia, infilandomi nelle pieghe del tempo, cercando di ricostruire non solo la vita di una famiglia, ma anche lo spirito di una città e di un’epoca8.

Il secondo libro che mi ha ulteriormente stimolato, anche se molto diverso, per il più breve tratto di storia che attraversa e per la minore rilevanza della genealogia in esso, è il racconto di Giulio Napolitano9 sulle vicende della sua famiglia, sulla sua vita e sulla vita del padre, Giorgio Napolitano, esponente politico di rilievo della sinistra italiana e poi presidente della Repubblica per due mandati.
Qui tutti i riferimenti alla storia generale del paese sono più precisi e riferiti a una persona specifica, conosciuta personalmente e non “dedotta” da vecchi documenti, che ha avuto un ruolo di estremo rilievo nel paese. Non vi è quindi quel passaggio fra storia collettiva popolare delle famiglie e piccoli e grandi eventi del territorio che caratterizza l’approccio alla storia attraverso la ricerca genealogica, ma l’intreccio fra storia familiare e storia generale è tuttavia presente sin dal sottotitolo del libro: «Una storia famigliare e politica». E soprattutto, rispetto alla mia ricerca, è identico il punto di vista: un figlio (o un nipote, o un pronipote) attraverso il cui sguardo si entra nella storia di una famiglia e nelle vicende cui tale storia è collegata, con curiosità e partecipazione e da un’inconsueta angolazione intima.
Ma proviamo anche in questo caso a descrivere il libro su Giorgio Napolitano proprio con le parole dell’autore:

Questo libro racconta la sua vita e quella della nostra famiglia partendo dall’angolo visuale di un bambino che guarda con curiosità quei genitori pienamente immersi nella temperie politica degli anni Settanta dello scorso secolo. La stessa prospettiva filiale ho adottato a mano a mano che crescevo fino a diventare un uomo mentre la mia consapevolezza e il mio coinvolgimento aumentavano sempre più. […]
Ho steso una prima versione di getto, in poco più di un anno, durante la pandemia. Poi l’ho lasciata sedimentare, dedicandomi di tanto in tanto a riletture e integrazioni e aggiungendovi gli ultimi accadimenti. È nata quasi per gioco, cominciando da alcuni ricordi di infanzia e dalla loro condivisione nel tempo con gli amici più stretti che si divertivano ad ascoltare quelle piccole storie. Ben presto, però, l’impulso a scrivere è diventato quasi irrefrenabile, via via che si veniva componendo il mosaico del racconto e che la memoria degli episodi più lontani si legava a quella degli eventi più recenti. La narrazione mi ha restituito il calore di vicende e affetti personali e famigliari. Ma ha avuto anche una finalità terapeutica e di conforto: riannodare i fili di tanti fatti, piccoli e grandi, mi ha permesso di capire meglio molte cose dei miei genitori, oltre che di me stesso, e mi ha consentito di stargli vicino negli ultimi anni della loro vita in un modo, se possibile, ancora più comprensivo10.

Manuali e guide pratiche di genealogia

Dopo l’impulso e la conferma di senso ritrovata nella storia della letteratura e nei romanzi e dopo che la ricerca pratica e operativa dei miei antenati e delle radici anche collaterali della mia famiglia e il racconto del suo esito erano andati già abbastanza avanti in modo informale, da autodidatta privo di basi e conoscenze metodologiche in materia, non poteva però non venirmi la tentazione di approfondire almeno un po’ i presupposti teorici e scientifici della ricerca genealogica.
L’unico manuale che ho trovato in proposito nella biblioteca più vicina, al di là del titolo forse troppo altisonante, è un saggio agile di poco più di cento pagine scritto nel 1990 da Claudio De Dominicis11.
È un libro che inevitabilmente risulta datato, in quanto all’epoca le fonti digitali e le piattaforme informatiche per costruire gli alberi genealogici non c’erano ancora, e quindi la metodologia pratica di ricerca e di costruzione degli alberi era ancora interamente affidata alle ricerche nei registri anagrafici cartacei e alla predisposizione di schede genealogiche o biografiche manoscritte o dattiloscritte. Tuttavia, l’inquadramento generale della disciplina, la storia della sua evoluzione, la terminologia e le fonti sostanziali, le indicazioni metodologiche generali, i riferimenti alle discipline ausiliarie, sono ancora in gran parte attuali e molto interessanti. E in esso è maturo, anche, il convincimento che le ricostruzioni genealogiche non siano questione solo «del ceto nobiliare o finalizzate al ritrovamento di antenati illustri», ma siano strumento di «documentazione dei processi storici e demografici […] ottenuta mediante la storia delle famiglie»12.
La cosa più utile per me di questo testo è stata il riferimento ai registri parrocchiali relativi allo «stato delle anime», scritti in lingua volgare e poi in italiano, non quindi in latino come la maggior parte degli altri registri parrocchiali, e costituenti una sorta di censimento periodico delle famiglie fatto in occasione della annuale benedizione delle case nel periodo pasquale, che ne rilevava i membri conviventi e l’eventuale servitù13. Si tratta di registri che fino a quel momento non conoscevo e che, solo dopo averne scoperto l’esistenza e il contenuto, ho provato a cercare e utilizzare anch’io relativamente agli approfondimenti sui miei antenati di Gallico, per i quali esiste qualche registro di questo tipo online14. In una biblioteca un po’ più lontana ho trovato invece un altro manuale coevo più corposo e più esplicitamente qualificato come guida pratica destinata a tutti e non solo agli specialisti. Si tratta di Scopri le origini della tua famiglia. Manuale genealogico-storico per tutti scritto da Lorenzo Caratti di Valfrei15.

Risulta essere, a mio giudizio, un manuale più organico e strutturato, anche se scritto, probabilmente in funzione del pubblico cui intende rivolgersi, in modo semplice e colloquiale e alternando gli approfondimenti scientifici e formali alle indicazioni di carattere pratico e operativo.
L’intera prima parte del libro è dedicata al come fare una ricerca genealogica. Ai capitoli che illustrano in modo semplice ma efficace gli elementi essenziali della ricerca genealogica si affiancano quelli che illustrano le modalità concrete della ricerca. I primi capitoli sono quindi dedicati allo studio di:

  • definizioni della parentela e dell’affinità e dei loro gradi, con i necessari riferimenti anche alle norme del codice civile in materia16;
  • diverse tipologie di ricerca genealogica, da quella ascendente a quella discendente, alla ricerca dell’eventuale collegamento fra persone appartenenti a famiglie diverse;
  • diverse forme di riproduzione grafica dei risultati delle ricerche: filo genealogico semplice (che si limita a seguire il cognome, di padre in figlio, centrato sulla sola linea maschile diretta, fino al più antico capostipite individuato) o filo allargato, tavola genealogica, albero genealogico, tavola degli ascendenti per quarti (cioè a partire dai quattro nonni di ciascuno di noi, in su), rappresentazioni verticali o orizzontali;
  • approfondimento delle varie tipologie di fonti (con i necessari riferimenti alle eventuali norme che ne hanno prescritto la tenuta e ne hanno regolato nel tempo il contenuto), dai documenti privati, agli atti dello stato civile, agli atti dei registri parrocchiali, agli atti notarili.

I capitoli che seguono contengono le indicazioni metodologiche, con abbondanza di esempi e suggerimenti pratici: dalla descrizione dei metodi di ricerca per tracciare il proprio filo genealogico, o per effettuare una ricerca degli ascendenti per quarti, o per rintracciare i collaterali o per cercare un collegamento fra due persone o i discendenti di una persona.
La seconda parte del manuale è dedicata invece alle indicazioni su «Come scrivere la storia della vostra famiglia» e, salvo alcune curiosità e qualche spunto interessante, mi è sembrata meno accattivante e francamente un po’ datata. Anche la terza e ultima parte, dedicata a «Cognomi, titoli, stemmi ed altre iniziative famigliari», mi è parsa alternare qualche interessante informazione e considerazione, ad esempio sulle modifiche dei cognomi, a parti sicuramente meno nelle mie corde. Il capitolo sui titoli nobiliari, infatti, benché si preoccupi di premettere sempre la prescrizione al riguardo contenuta nelle disposizioni transitorie e finali della Costituzione17, che li priva di riconoscimento legale, continua a sottolinearne il valore morale per le famiglie cui appartengono e illustra anche i modi per ottenerne il riconoscimento da parte di organismi privati come il Corpo della nobiltà italiana. Questo mi convince meno, in quanto quella disposizione costituzionale secondo me ha un valore che va ben oltre il suo aspetto letterale e formale. Letta assieme all’articolo 318 della Costituzione, che sancisce il principio di eguaglianza formale e anche la necessità di intervenire per superare gli ostacoli esistenti rispetto alla piena realizzazione sostanziale di tale principio di eguaglianza, la disposizione costituzionale afferma anche il principio che i meriti e il valore personale continuano ad avere un loro valore, ma non si lasciano in eredità ai nostri figli, non almeno oltre quanto eventualmente abbiamo saputo trasferire loro con l’educazione, con l’esempio e con l’affetto, cioè in termini di principi e di valori condivisi che dovranno essere loro stessi eventualmente a loro volta a far valere. I titoli nobiliari costituiscono un retaggio di un mondo superato, da studiare e al limite apprezzare nella piena consapevolezza di tutte le contraddizioni del contesto in cui avevano ancora un significato reale. Interpretarli come uno strumento ancora oggi di demarcazione sociale genera malintese e tardive nostalgie e a tale strumento preferisco la persistente attualità dei titoli onorifici e non trasferibili che la Repubblica conferisce ai suoi cittadini meritevoli come riconoscimento dei loro meriti personali19.
Un altro capitolo di quest’ultima parte del manuale di Caratti di Valfrei parla di stemmi e appare certamente interessante dove ne descrive tipi, forme e significato. Ma poi si attarda a illustrarne anche il valore giuridico e morale; mentre io, anche in questo caso, riesco ad appassionarmi al tema e convengo si tratti di un aspetto importante della ricerca genealogica, solo in relazione al loro valore storico (ed al limite affettivo), non certo per un preteso valore morale che si proietta sugli eredi. Anche mio figlio è un appassionato di stemmi e quando giriamo per Roma o per altre città, da lui abbiamo imparato a guardare sempre gli stemmi che si trovano sulle porte dei palazzi nobiliari o negli affreschi che ne adornano le pareti. È affascinante sentire quante notizie riesce a ricavare dalle figure e dai simboli affastellati nello stemma circa la famiglia nobiliare cui appartiene il palazzo, la provenienza, le vicende dinastiche.
Per inciso voglio anche raccontare che, cercando in biblioteca altri manuali in materia, fuorviato dal titolo, Genealogia, mi sono imbattuto anche in un interessante volume di Israil’ Metter20 che è invece sostanzialmente una rievocazione di vicende lontane e prossime della sua famiglia radicata in Bielorussia e nell’Ucraina, e che costituisce l’ennesimo esempio di romanzo basato sull’intreccio fra la storia e la vita delle famiglie che ne hanno casualmente incrociato il cammino.
L’ultimo manualetto cui voglio fare riferimento è invece un interessante e molto più attuale volumetto di Giulia Depentor dal titolo Dinastia. Alla ricerca della tua storia di famiglia tra segreti e misteri (2024) (immagine 3)21.

Immagine 3: Depentor, Dinastia

Immagine 3: Depentor, Dinastia.

Il testo è accattivante e leggibile, in quanto costruito come racconto della ricerca genealogica della propria storia familiare da parte dell’autrice. Le indicazioni metodologiche (ad esempio, i capitoli sulla ricerca nell’archivio parrocchiale, nell’archivio dello stato civile, nei cimiteri, in giornali e libri, nelle foto di famiglia) sono esemplificate attraverso le fasi di tale ricostruzione personale della propria storia di famiglia. L’approccio utilizzato, inoltre, mi è molto congeniale, in quanto, così come ho fatto independentemente anch’io nei primi cinque post pubblicati su questa stessa rivista, l’autrice utilizza le piccole scoperte sulla propria famiglia e quelle casualmente fatte anche su altre persone nel corso di tale ricerca genealogica, come occasione di riflessione più generale su alcuni aspetti sociali, e su alcuni fenomeni e caratteristiche dell’epoca e dei territori in cui i suoi avi sono vissuti. Si vedano, ad esempio i capitoli su trovatelli e figli illegittimi, eserciti e soldati, viaggi e emigrazioni, cognomi, soprannomi e mestieri. Infine, trattandosi di un testo più recente, tiene conto dell’intervenuta digitalizzazione di molte fonti e delle stesse metodologie di ricerca e raccolta e rappresentazione dei risultati in ogni sua parte e, in particolare, nei capitoli dedicati al materiale per la ricerca e proprio a come usare i siti dedicati alla ricerca genealogica.

Online e in libreria, cercando ancora fra manuali di ricerca e guide pratiche, ho trovato infine altre due indicazioni bibliografiche relativamente recenti, che mi riservo di leggere e approfondire in seguito, sperando di non restarne deluso, e che mi permetto intanto di suggerire anche a chi legge questo post: L’antenato nel cassetto di Luca Sarzi Amadè22 e Genealogia per tutti di Roberto Bertuletti23.

Linea di separazione

  1. L’idea di scrivere uno specifico post sui libri che mi hanno aiutato a capire il senso che ha per me la ricerca genealogica e l’idea stessa di una serie di post metodologici sulla ricerca genealogica mi è stata suggerita dalla stessa redazione di Diacronie e, in particolare, da Roberta Biasillo, che ringrazio anche per la preziosa e paziente opera di revisione, adattamento, riorganizzazione e, in generale, per questa possibilità di fruttuosa e arricchente collaborazione. Ringrazio anche Jacopo Bassi per la sua attenta e cortese opera di revisione e integrazione del testo, delle note e delle intestazioni delle immagini, rispetto alle regole redazionali e non solo. [↩]
  2. PETRONIO, Giuseppe, L’attività letteraria in Italia, Milano, Palumbo, 1972. Sulla relazione tra storiografia e letteratura si veda: ZANNI ROSIELLO, Isabella, «Storia e letteratura. I romanzi come fonte storica», in Storicamente, 9, 2013, < https://storicamente.org/zanni > [consultato l’11 maggio 2026]. [↩]
  3. PETRONIO, Giuseppe, L’attività letteraria in Italia, cit., Prefazione alla prima edizione, p. VII. [↩]
  4. Ibidem, p. 265. [↩]
  5. Ibidem, pp. 732-733. [↩]
  6. I romanzi della Saga dei Florio sono i seguenti: AUCI, Stefania, I leoni di Sicilia, Milano, Editrice Nord, 2019; ID., L’inverno dei Leoni, Milano, Editrice Nord, 2021; ID., L’alba dei Leoni, Milano, Editrice Nord, 2024. [↩]
  7. AUCI, Stefania, I leoni di Sicilia, cit., p. 439 [↩]
  8. Ibidem, p. 441. [↩]
  9. NAPOLITANO, Giulio, Il mondo sulle spalle. Una storia famigliare e politica, Milano, Mondadori, 2025. [↩]
  10. Ibidem, pp. 7-8. [↩]
  11. DE DOMINICIS, Claudio, Lineamenti di scienza genealogica: Genealogia familiare e ricerca anagrafica in Italia, Roma, Gruppo Archeologico Romano, 1990. [↩]
  12. BORGIA, Luigi, Prefazione, in ibidem, p. 6. [↩]
  13. DE DOMINICIS, Claudio, op. cit., pp. 55-60. [↩]
  14. Ad esempio: URL: < https://www.archiviodiocesanoreggiobova.it/consultazione-registri-parrocchiali/reggio-calabria/s-biagio-martire-bgmrglsp-stato-delle-anime/ > [consultato il 23 marzo 2026]. [↩]
  15. CARATTI DI VALFREI, Lorenzo, Scopri le origini della tua famiglia. Manuale genealogico-storico per tutti, Milano, Mondadori, 1991, da me consultato come Edizione Club su licenza Mondadori, 1994. Dello stesso autore esiste anche una successiva edizione di manuale in materia: CARATTI DI VALFREI, Lorenzo, Manuale di genealogia. Profilo, fonti, metodologie, Roma, Carocci, 2004. [↩]
  16. Gli articoli da 74 a 78 del Codice civile vigente contengono, rispettivamente, la disciplina della «Parentela», delle «Linee della parentela», del «Computo dei gradi», del «Limite della parentela» e dell’«Affinità». [↩]
  17. Il primo comma della XIV delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione sancisce che «I titoli nobiliari non sono riconosciuti». [↩]
  18. L’articolo 3 della Costituzione dispone:
    «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». [↩]
  19. La banca dati di tutte le decorazioni al valore e al merito riconosciute nell’ordinamento attuale, a partire dall’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, con le fonti normative e le relative insegne, nonché gli elenchi dei decorati, sono reperibili nel sito internet della Presidenza della Repubblica URL: < https://www.quirinale.it/onorificenze > [consultato il 23 marzo 2026], Personalmente, pur essendo perfettamente consapevole che il riconoscimento di un titolo onorifico non è dovuto solo ai meriti personali, ma talvolta anche alle fortunate circostanze che (come nel mio caso, dirigente statale che ha avuto l’onore di lavorare a fianco ai massimi vertici amministrativi dello Stato e di collaborare con vari componenti del Governo) hanno consentito che tali ritenuti meriti fossero apprezzati e riconosciuti da chi ha un ruolo nelle relative proposte di conferimento, non nascondo di essere molto orgoglioso mi siano stati conferiti nel corso della mia carriera i titoli OMRI di Ufficiale, di Commendatore e infine di Grande Ufficiale. [↩]
  20. METTER, Izrailʹ Moiseevič, Genealogia, traduzioni di Luciana Montagnani e Anna Raffetto, curato da Anna Raffetto, Torino, Einaudi, 1994. [↩]
  21. DEPENTOR, Giulia, Dinastia. Alla ricerca della tua storia di famiglia tra segreti e misteri, Milano, Feltrinelli, 2024. [↩]
  22. SARZ AMADÈ, Luca, L’antenato nel cassetto. Manuale di scienza genealogica, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2015. [↩]
  23. BERTULETTI, Roberto, Genealogia per tutti. Il manuale completo per tracciare la tua famiglia e conservarne la memoria, Torino, eKniga, 2025. [↩]

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