ISSN: 2038-0925

Devenir historien-ne: post #9

Prosegue la partnership avviata con Devenir historien-ne, il blog di informazione sulla storia mantenuto da Émilien Ruiz, collaboratore di Diacronie. Questo mese proponiamo la traduzione del post «Rédiger une thèse: retours d’expériences».

La traduzione e l’adattamento dal francese sono stati curati da Jacopo Bassi e Elisa Grandi.

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Redigere una tesi: resoconti di esperienze
27 novembre 2013

di Solenn Huitric

"Writing home" by National Library of Scotland on First World War Official Photographs (CC BY-NC-SA 2.5 UK: Scotland)

“Writing home” by National Library of Scotland
on First World War ‘Official Photographs’
(CC BY-NC-SA 2.5 UK: Scotland)

Nella sua quarta edizione, il seminario “Le Doctorat, côté pratique(s)” ha accolto tre giovani dottorandi in Scienze sociali per una discussione sull’esperienza della redazione della tesi. Questo seminario è un atelier multidisciplinare organizzato da un’équipe di dottorandi dell’Ecole doctorale 486 ScSo dell’Université de Lyon con l’intento di animare una riflessione che possa seguire i passaggi del lavoro di redazione della tesi e del percorso formativo di un dottorando in scienze umane e sociali. L’obiettivo è di ritagliare uno spazio di dialogo utile affinché i dottorandi possano approcciarsi a questioni pratiche legate alla tesi grazie ad interlocutori competenti.

La sessione seminariale si è svolta in presenza della responsabile dei dottorati di Storia e Storia dell’arte dell’Ecole Doctorale, Isabelle von Bueltzingsloewen. L’impressione forte che viene trasmessa dalle tre testimonianze è la soddisfazione che procura il periodo della redazione, a dispetto della corsa contro al tempo, dello stress e della fatica derivante da questo lavoro intenso.

Peggy Bette, dottoressa in storia contemporanea, titolare di un contratto di ricerca del Comité pour l’histoire de la Poste, membro associato del Centre de recherches historiques de l’Ouest, Marianne Woollven, dottoressa in sociologia, attualmente MCF all’ESPE di Clermont-Auvergne e Antoine Laporte, dottore in geografie, MCF all’ENS de Lyon, hanno raccontato come si è svolto il loro periodo di redazione. Ciascuno di loro ha sviluppato un’esperienza differente nella redazione della tesi; non hanno impiegato lo stesso numero di anni per la stesura e non hanno scritto lo stesso numero di pagine: Peggy ha presentato, dopo sette anni e mezzo, una tesi di 700 pagine e la redazione ha occupato la metà della durata del dottorato; Marianne ha portato a compimento la sua tesi in cinque anni e ne ha messa per iscritto la maggior parte tra gennaio e luglio dello scorso anno; Antoine ha sostenuto la tesi dopo quattro anni e l’ha redatta tra luglio 2010 e settembre 2011. Gli ultimi due hanno avuto a che fare con vincoli istituzionali forti, legati alle scuole dottorali dalle quali dipendevano e, nel caso di Antoine, con una cotutela con un altro paese. Riprendiamo in questa sede i diversi punti trattati e i suggerimenti forniti da ciascuno di loro1.

Pianificare la propria tesi

La prima questione da porsi si presenta al momento del passaggio alla stesura ed è quella del piano di lavoro: quando si deve cominciare a elaborare un piano? Quando si può considerarlo completato? Bisogna concedersi più tempo, lasciarsi sorprendere da ciò che si rinviene negli archivi, anche se è opportuno porsi le idee a mano a mano; inoltre è necessario concedersi la possibilità di avere un approccio personale.

  • Come presentarla?

Per ciò che riguarda l’opinione del tutor sul piano, ciascuno di loro ha vissuto una situazione differente. Peggy ha elaborato il suo piano al termine del terzo anno, parallelamente allo spoglio degli archivi e l’ha fatto approvare alla sua tutor prima di lanciarsi nella redazione. Marianne mette in chiaro come, invece, non l’abbia mai sottoposto al suo tutor perché quest’ultimo non era interessato a prenderne visione. Per Antoine, al contrario, il piano è stato rimaneggiato a più riprese, in funzione delle osservazioni del suo direttore e dei componenti della sua commissione di dottorato.

Tutti e tre consigliano di non attardarsi eccessivamente nell’affinamento del piano: si finirà per cambiare durante l’intero periodo della redazione – se ce ne sono i margini – così come dopo la stesura.

Dopo aver definito il proprio piano, Peggy ha cercato di metterlo alla prova ripartendo gli appunti che aveva preso nel corso della sua ricerca tra ognuna delle parti della sua tesi. La verifica per Marianne ha mostrato che la cifra della ricerca è la specificità: è necessario che il piano di lavoro sia indissociabile dall’oggetto della ricerca.

Peggy afferma che non bisogna idealizzare il proprio piano. La realizzazione effettiva della tesi è, semmai, la sua pubblicazione, che presuppone il lavoro di redazione e la presa in carico della difesa della tesi davanti alla commissione durante la discussione. Per questa ragione, quando si è in fase di elaborazione della tesi non si può pretendere di trovare il piano perfetto e tutto in un colpo: non bisogna pertanto avere rimpianti. Marianne aggiunge che ciò che è importante è essere convinti, al momento della stesura, di ciascun obiettivo e della coerenza del proprio piano.

Avvicinarsi alla redazione della tesi

"Writing Home In Calling Lake Alberta" by Mennonite Church USA Archives on Flickr (CC BY 3.0)

“Writing Home In Calling Lake Alberta”
by Mennonite Church USA Archives
on Flickr (CC BY 3.0)

Per tutti e tre gli intervenuti, la redazione è stata realizzata in un’unica soluzione fino al termine della tesi, anche se alcune note o congetture possono essere riutilizzate. Questo suppone una disciplina nell’avanzamento della ricerca: non bisogna ritornare negli archivi o sul terreno di studio, eccetto che per questioni ben precise.

  • In quale ordine redigere?

Lanciarsi nella stesura è difficile: i tre dottori evocano come una rinuncia dolorosa tutto ciò che avrebbero voluto trovare (e non hanno trovato). Bisogna dunque rinunciare alla tesi perfetta e affrontare l’idea di produrre un lavoro conchiuso.

Malgrado ciò, nessuno di loro consiglia di «riempire delle sezioni» – così come si potrebbero stipare dei cassettini – per tornarci in seguito. Ciò che è importante è buttar giù l’idea: è necessario forzarsi per stendere la prima frase di ciascun paragrafo con l’idea principale. La scrittura è creatrice di senso, bisogna – in qualche misura – confidare in lei.

Nessuno dei relatori ha redatto la sua tesi secondo l’ordine fissato dal piano. Sono tuttavia concordi nel ritenere che sia meglio terminare anzitutto la redazione dell’introduzione, dello svolgimento e della conclusione di ogni parte, e riservarsi in ultima battuta la scrittura dell’introduzione generale e della conclusione. Le introduzioni, gli svolgimenti e le conclusioni di ciascun capitolo devono ben disporre i componenti della commissione ed è dunque un compito che conviene tenere per ultimo. Antoine aggiunge come sia stata l’associazione di idee a condurlo a redigere una parte e poi un’altra. Marianne rincara, rimarcando come, a sua volta, non avesse un’idea precisa dell’introduzione al momento della sua stesura: le è servita come canovaccio. Peggy consiglia di sintetizzare i titoli di ciascuna parte e di fare in modo che il piano di lavoro in fieri compaia sistematicamente a fianco del documento, in modo da concepire il testo nel suo complesso e non per obiettivi. Non ha dunque preso in considerazione la possibilità di creare un documento per il singolo capitolo, come ha fatto Antoine.

Al contrario, lei aveva creato un documento di “brutta copia” o “finalità della tesi” che potesse fungere da anticamera del cestino: invece di eliminare un paragrafo che giudicava definitivamente inutile o che appesantiva il testo, lo metteva in questo documento di “brutta copia”. Questo escamotage le ha permesso di sbarazzarsi delle sue reticenze ad eliminare alcuni passaggi (in questo modo facilmente recuperabili) e di semplificare il suo manoscritto.

  • Come conservare una visione d’insieme?

A partire da quale momento della redazione della tesi giungiamo a intravedere la problematica generale? Per Marianne quest’ultima è cambiata poco tra il progetto di tesi e il risultato finale. È soprattutto il suo modo di presentare gli argomenti ad essere mutato. Antoine fa ricorso all’immagine del puzzle: la tesi somiglierebbe ad un immenso gioco a incastro, del quale, all’inizio, non si conosce l’immagine di partenza. Il lavoro di ricerca sarebbe alla base della creazione dei pezzi e la redazione consisterebbe nel loro assemblaggio. Il quadro d’insieme emergerebbe al momento della redazione

  • Conciliare le attività scientifiche della tesi e la redazione

Le presentazioni fatte durante seminari dottorali, panel o conferenze negli anni della tesi sono di grande aiuto per la sua redazione. Per Peggy, la loro concezione presuppone una forma di redazione della tesi non cosciente: hanno infatti permesso di far maturare la sua riflessione e di sviluppare aspetti che, inizialmente, non si pensava di approfondire. Non si può immaginare di fare dei copia-incolla a partire da questi elaborati, ma ciascuno di essi contribuisce alla formulazione della nostra proposta. Antoine ricorda che fare ricorso a degli articoli comporta un vantaggio innegabile: quello di esprimere idee che sono già state riconosciute.

Più che gli articoli, Marianne ha fatto ricorso alle schede tematiche che aveva realizzato su numerosi aspetti della sua ricerca. La redazione della prima parte è così avvenuta più rapidamente nella misura in cui la struttura dei primi capitoli è stata basata su queste schede. Queste raggruppavano contenuti empirici e le riflessioni che da queste scaturivano. Laddove era il caso Marianne si è forzata a redigere in primo luogo le sue osservazioni. È sempre più facile riscrivere qualche cosa che è stata oggetto di una prima elaborazione piuttosto che lanciarsi nella scrittura.

  • Considerare il proprio lettore

Può essere interessante prendere in considerazione il punto di vista del lettore al momento della redazione. Marianne evoca il rimprovero di uno dei suoi revisori di una prima versione della tesi: lamentava un effetto di suspense troppo forte… è pertanto importante guidare il lettore nella redazione. Peggy sottolinea, tuttavia, come si tratti soprattutto di una questione di equilibrio: a lei è stato mosso il rimprovero inverso, quello di svelare troppo presto i risultati della sua ricerca, a partire dalle introduzioni.

  • Dove indicare lo stato dell’arte?

Marianne ha scelto di inserire lo status quaestionis dei temi a fianco degli stessi, laddove era opportuno. Ha indicato il quadro teorico nelle introduzioni delle singole parti; precisa, tuttavia, che ciò può essere legato al fatto che il suo soggetto è stato poco trattato dalla letteratura. Nel caso in cui i riferimenti siano numerosi e non delineabili, può essere preferibile menzionarli nell’introduzione generale proponendo uno stato dell’arte chiaro e complessivo. La cosa migliore è chiedere consiglio al proprio tutor su questo punto.

La gestione del lungo periodo della redazione

Concedersi una vacanza prima di cominciare la stesura appare, stando alle tre testimonianze, come una necessità imperativa. Marianne rimpiange il fatto di non essersi ritagliata questo spazio.

Per cominciare la redazione è importante non imporsi scadenze troppo strette o stringenti. Peggy sottolinea come la sua eccessiva organizzazione le abbia nuociuto dal momento che non le ha consentito di prendersi i propri spazi. Antoine spiega come il tempo della redazione non sia stato uniforme e sia trascorso sempre più rapidamente.

Instaurare una routine appariva come il modo più efficace di gestire questo lungo periodo. Gli interventi illustrano come non vi sia un solo modo di redigere e come questo periodo presupponga una buona conoscenza di sé. È comunque possibile fornire qualche consiglio per pianificare una giornata di redazione.

Bisogna stabilire dei periodi di riposo durante la giornata ed è utile tenersi delle serate libere, altrimenti diventa difficile rimettersi al lavoro l’indomani. È complicato superare le sei ore di redazione al giorno e bisogna prendere in considerazione l’idea di passare da un’occupazione all’altra in considerazione del proprio livello di concentrazione. La suddivisione delle incombenze deve essere fatta nell’arco della giornata piuttosto che della settimana, se l’attività professionale lo permette. Tutti e tre i relatori sono concordi nell’affermare che è controproducente non fermarsi almeno un giorno alla settimana o rifiutare di prendersi una vacanza. Questo ritmo è tuttavia differente durante la prima fase di redazione e in prossimità della conclusione, quando il lavoro è necessariamente intenso.

Per ciò che riguarda il luogo in cui scrivere, ciascuno può decidere il luogo che preferisce, ma è buona prassi cambiarlo regolarmente.

Infine è positivo non rinunciare alla compagnia. Peggy ricorda come la redazione sia un lavoro solitario, ma bisogna essere attenti a non divenire asociali. L’ideale è giostrarsi fra due differenti tipi di compagnie: tra coloro che sono iscritti a un dottorato, e che quindi comprendono cosa significhi la redazione di una tesi, e chi non appartiene al mondo universitario, che può aiutare a riportare le cose ad una dimensione reale.

La redazione è una maratona: bisogna sapersi gestire e imparare a conoscere il proprio temperamento e i propri ritmi. Ci sono tre parole d’ordine: vacanze, tutela di se stessi, routine.

Presentare la propria tesi

"Close-up of male hand with manuscript in Bridwell Library" by SMU Central University Libraries on Flickr (CC BY 3.0)

“Close-up of male hand
with manuscript in Bridwell Library”
by SMU Central University Libraries
on Flickr (CC BY 3.0)

La forma in cui si presenta la tesi dipende dalla disciplina e dall’università di appartenenza. Questo vale per la questione delle norme bibliografiche, della lunghezza della tesi o della politica riguardo alle note (a piè di pagina, alla fine del capitolo o con semplice rimando bibliografico). È consigliabile prendere visione di tesi sostenute di recente per informarsi sulle norme bibliografiche (senza bisogno di andare a leggere tesi che esulino dai nostri argomenti). Se alcune questioni di forma sono lasciate alla libera scelta del dottorando, è bene essere attenti a mantenersi coerenti nelle scelte adottate. Peggy ricorda che è necessario prestare attenzione alla questione dei diritti d’autore per i documenti iconografici (ad esempio le fotografie).

Per ciò che attiene all’equilibrio della tesi, Marianne precisa di avere costruito la sua tesi in tre parti e otto capitoli, che sono di lunghezza differente. Bisognerebbe – almeno in via teorica – ambire all’equilibrio, ma questo non può rappresentare un obiettivo in sé. Le pratiche possono poi variare da disciplina a disciplina.

I ringraziamenti sono un passaggio obbligato e codificato. Bisogna partire dall’ambito istituzionale e passare al privato e, soprattutto, mai inserire i membri della commissione prima che sia avvenuta la discussione! I ringraziamenti possono essere brevi; in questa sede è opportuno fare riferimento anche alle tesi sostenute recentemente in questa disciplina.

Marianne sottolinea, per i sociologi, le sue scelte in merito ai brani tratti da interviste. I passaggi devono essere scritti in corpo minore e rientrato: si deve mostrare che questi brani hanno uno statuto speciale ma sono indispensabili: bisogna dunque giocare sulla spaziatura del testo.

  • Quanta parte di noi può trapelare dalla tesi

La questione dell’enunciazione e dell’utilizzo dell’«io» o del «noi» si pone al momento di stabilire il coinvolgimento personale nello stile della tesi. Antoine evoca la difficoltà di far scomparire la dimensione sensibile di chi scrive, soprattutto quando si appassiona al proprio ambito di ricerca. Desiderava inserire aneddoti nell’incipit dei capitoli, ma ha preferito tornare sui propri passi ed è approdata all’idea di utilizzare il «noi». È necessario prendere atto del fatto che la redazione di una tesi è un esercizio di scrittura scientifica. Marianne non è riuscita a parlare di se stessa utilizzando il «noi», ad esempio per fare riferimento alle esperienze vissute sul campo. Per Peggy, l’impiego dell’«io» le si è in qualche modo imposto per non dare l’idea di nascondersi dietro forme impersonali: questo aiuta nella riflessione e forza ad essere più rigorosi, in particolare nell’introduzione.

  • Si devono tenere in conto le esigenze di pubblicazione?

La questione si pone prendendo in considerazione l’ipotesi della pubblicazione della tesi una volta terminata la sua redazione: bisogna tenere conto dei vincoli imposti dalla pubblicazione sin dall’inizio? Per Antoine, l’attività di ricerca sopravanza ogni questione legata alla pubblicazione ed è prematuro porsi il problema a questo punto del lavoro. Peggy sottolinea gli inconvenienti a cui si va incontro affrontando la redazione da questa prospettiva: ciò impedisce di fornire una bibliografia e una lista di fonti conseguenti. Marianne ricorda come la discussione e le osservazioni della Commissione giochino un ruolo importante nelle logiche di pubblicazione.

Sull’importanza della rilettura e dei revisori

"Two Chapters of 'Persuasion' by Jane Austen" (London British Library, MS Egerton 3038) on Jane Austen's Fiction Manuscripts Digital Edition (CC BY 3.0)

“Two Chapters of Persuasion by Jane Austen”
(London British Library, MS Egerton 3038)
on Jane Austen’s Fiction Manuscripts Digital Edition
(CC BY 3.0)

Quale revisore scegliere? Bisogna farsi rileggere da chi è pratico della propria disciplina, da altre persone esperte di discipline eventualmente evocate e, infine, da chi è estraneo al mondo universitario. Il tutor non è che uno dei revisori e Antoine ricorda che, se il nostro ritmo di stesura si velocizza progressivamente, non gli si può domandare di seguirlo.

È necessario farsi rileggere – per quanto possibile – distinguendo le revisioni della forma e quelle del contenuto, il che permette di non impegnare costantemente le stesse persone.

Le revisioni contenutistiche, nella misura in cui è possibile, devono essere fatte da persone competenti nelle tematiche trattate. Marianne suggerisce di fornire ai revisori un indice che situi il capitolo rivisto nel complesso della tesi e che evidenzi i ponti sui quali essere particolarmente attenti. Bisogna organizzare le revisioni del contenuto in modo che queste comportino un considerevole lavoro di rielaborazione. Per Antoine, basta che si tratti di persone sufficientemente vicine e che si dedichino volentieri a quest’incombenza. È da prendere in conto che le riletture possano essere “dolorose”.

Le revisioni formali intervengono in un secondo momento e richiedono qualche preaccordo: bisogna concordare le norme redazionali. È opportuno insistere con chi si occupa della rilettura perché le loro modifiche e i loro commenti siano ben visibili affinché non vadano perduti nella revisione.

Marianne ha proceduto in modo particolare per la rilettura dell’introduzione e della conclusione. Ha domandato una revisione estremamente puntuale del contenuto – per ciò che concerne l’introduzione – ad una persona che non aveva letto nessuna altra parte della tesi. Per la conclusione si è rivolta ad alcuni amici letterati per lavorare maggiormente sulla qualità letteraria del testo, nella misura in cui questo lascia l’ultima impressione alla commissione.

Peggy propone un metodo di correzione una volta giunti al termine della fase di redazione. Qualche giorno prima della consegna si può organizzare una sessione di correzione con 4 o 5 volontari. Il dottorando divide la tesi tra i presenti (ad eccezione di se stesso). I revisori fanno le loro osservazioni in modo che tutti i presenti comprendano le loro annotazioni. Questo metodo permette un lavoro di armonizzazione efficace.

Gestire il «post-redazione» della propria trattazione

Antoine sottolinea le piccole cose che bisogna prendere in considerazione dopo la redazione della tesi e che portano via tempo. Si tratta di tutte quelle cose che non riguardano lo svolgimento della tesi: le introduzioni, i passaggi da un argomento all’altro, le conclusioni e i titoli; questo può riguardare anche il titolo della tesi. Era diventato persino un gioco fra colleghi: trovare la formulazione migliore a partire da una lista di parole chiave. L’impaginazione, gli apparati cartografici e la trascrizione dei documenti annessi occupano allo stesso modo molto tempo. Antoine ha fatto la scelta di non inserire nella tesi le interviste e di immagazzinarle su CD.

L’impressione che si desterà è cruciale. Questo investe numerose variabili, dal costo della rilegatura a quello dei ritardi accumulati, passando per le pagine a colori.

Preparare la discussione

La preparazione della discussione presuppone una rilettura integrale di ciò che si è scritto, cosa tutt’altro che scontata. Marianne non è riuscita a toccare la sua tesi per più di un mese. Gli altri elementi importanti sono i pré-rapports de soutenance2. Permettono di ricevere una valutazione dall’esterno, di sapere quali domande potrebbero essere sollevate. È necessario discutere di questi pre-rapporti con il proprio tutor.

La possibilità di organizzare una “soutenance blanche3 è stata presa in considerazione. Né Peggy né Marianne ne hann1o avuto l’occasione, ma erano particolarmente allettate dall’idea. Antoine suggerisce caldamente di assistere ad altre discussioni di tesi della propria disciplina.

Tutti e tre gli intervenuti concordano sulla necessità di sdrammatizzare la discussione della tesi. È normale che ci sia un momento di apprensione: è del tutto normale. Ma non bisogna farsi prendere dallo sconforto: si è i massimi esperti del proprio tema di ricerca. Bisogna considerare questo come un momento privilegiato, nel quale si può intraprendere una discussione sul proprio tema di ricerca con degli specialisti. Non ci troviamo alla sbarra in un tribunale, ma all’interno di un dibattito!

Linea di separazione
  1. In Francia i vincoli legati alla durata della tesi dipendono da un insieme di fattori che comprendono la presenza di un finanziamento (contratto dottorale) o di altre borse e i vincoli posti dalla Scuola Dottorale di appartenenza. Per quanto si vada sempre più avvicinandosi al limite dei 3-4 anni, per le discipline umanistiche e scientifiche, le regole restano fluide. D’altro canto, nelle discipline umanistiche, difficilmente si potrà presentare una tesi la cui ricerca di archivio o lo studio di terreno durino meno di 2 anni (NdT). []
  2. Nel sistema francese, rappresentano i rapporti che due Professori, esperti del tema e diversi dal tutor, compilano per approvare la tesi e permetterne la discussione. Se l’esito dei rapporti è negativo, la tesi non può essere discussa. I rapporti, precedenti e successivi alla discussione, costituiscono un elemento centrale nella valutazione del lavoro di un dottore di ricerca, sia per ottenere la “qualification”, l’equivalente dell’abilitazione italiana, sia per i concorsi al CNRS. Devono essere obbligatoriamente presentati nelle candidature a questi concorsi e sono una sorta di “biglietto da visita” di ogni tesi di dottorato (NdT). []
  3. La soutenance blanche è una simulazione di discussione, pubblica, che ha luogo solitamente poche settimane prima della discussione. A discrezione del candidato e del suo Direttore, può essere organizzata dal laboratorio di afferenza per permettere al candidato di verificare l’efficacia della sua presentazione (NdT). []

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