ISSN: 2038-0925

Devenir historien-ne: post #12

Riprende la partnership avviata con Devenir historien-ne, il blog di informazione storica di Émilien Ruiz, Assistant Professor in Digital History presso il Dipartimento di Storia di Sciences Po a Parigi. Questo mese proponiamo la traduzione del post «Comment (et pourquoi) écrire un compte rendu de lecture ?».

La traduzione e l’adattamento dal francese sono stati curati da Ludovica Lelli, curatrice della versione italiana della rubrica.

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Come (e perché) scrivere la recensione critica di un libro
29 settembre 2011

di Clara Chevalier, Émilien Ruiz

Che si tratti di analizzare una o più opere, diverse riviste, articoli riguardanti uno stesso tema estratti da fonti differenti, etc., scrivere una recensione critica è probabilmente l’esercizio che vi capiterà di dover affrontare più spesso all’interno dei corsi che seguirete durante il vostro percorso di studi. Nel caso poi in cui decidiate di proseguire la ricerca iniziata negli anni universitari nell’ambito di un percorso di dottorato vi sarà sicuramente richiesto di scriverne almeno una per presentare il vostro lavoro in alcune riviste.

Questo articolo ha quindi un doppio obiettivo: da una parte convincervi dell’importanza che leggere e scrivere delle recensioni critiche di lettura riveste nell’ambito della pratica di una ricerca, dall’altra darvi qualche consiglio metodologico in vista della redazione di questi resoconti.

Perché leggere e scrivere delle recensioni critiche di lettura?

La lecture, XVIII secolo - Gabriel-François Doyen

“Gabriel-François Doyen (1726-1806), La lecture (1761). Olio su tavola, 72 x 57.5 cm. Collezione privata (by www.artnet.com via Wikimedia Commons ([Public Domain])

La recensione critica è sia una pratica in sé e per sé che uno strumento: imparare a scriverle è necessario, ma lo è anche abituarsi a leggerle.

  • Leggerle. Permette sia di cogliere al meglio quale sia stata l’accoglienza riservata alle opere da parte dei contemporanei, sia di mantenersi informati sull’attualità della produzione storiografica (anche al di fuori dei propri più immediati interessi). Quindi, è importante che i resoconti critici che sono stati scritti appaiano accanto alla lettura delle opere della vostra bibliografia, ma lo è altrettanto la consultazione regolare delle raccolte di letture proposte dalle vostre riviste di riferimento. In quest’ottica è importante pensare al ruolo ricoperto in questo ambito da alcune riviste o blog online come Cromohs, storiaefuturo.eu, mediterraneaericerchestoriche.it, o Officina della storia1.
  • Scriverle per altri. Le recensioni critiche oltre a far parte integrante del mestiere dello storico, rappresentano anche un modo eccellente per imparare a leggere con attenzione.
    Un piccolo aneddoto: tra il 1905 e il 1957 Lucien Febvre scrisse un totale di 1689 schede critiche.
    La lezione da imparare quindi è che un giorno o l’altro, quando sarà arrivato il momento di pubblicare, a tutti toccherà senz’alcun dubbio scrivere una propria recensione critica. Durante un corso di laurea magistrale probabilmente tutto quello che verrà richiesto sarà finalizzato esclusivamente al superamento degli esami, ma in vista del futuro è importante riuscire a non prendere queste incombenze solo come un lavoro ingrato e pesante.
  • Scriverle per se stessi. Anche al di là delle necessità strettamente legate agli esami universitari, scrivere delle recensioni critiche delle opere più importanti della propria bibliografia è sempre utile. Dal momento che la scrittura è esclusivamente una questione di pratica, compilare le proprie recensioni offre la possibilità di esercitarsi regolarmente durante tutti gli anni di studio e, in vista del termine del proprio corso di laurea, la possibilità di scrivere con frequenza sicuramente è utile per evitare un approccio troppo faticoso al lavoro di redazione della tesi. In più, prendersi del tempo per stendere delle schede critiche permette anche di lavorare sulla storiografia del proprio oggetto di studio o sulle questioni più importanti che lo riguardano (a livello sia teorico che metodologico) dando la possibilità di creare delle basi solide per la propria analisi storiografica.

Scrivere una recensione è quindi probabilmente il modo più immediato di capitalizzare il contenuto delle opere a cui si vuol fare riferimento andando ben più a fondo di quello che sarebbe possibile fare prendendo semplicemente appunti.

Il lavoro di preparazione

La prima cosa da fare ovviamente è leggere attentamente l’opera prendendo degli appunti. Perché una recensione critica non sia solo un riassunto del libro, però, ancora prima di scriverla o elaborare una scaletta è necessario cominciare un lavoro di preparazione che permetta di visualizzare l’opera in maniera globale. Questa prima tappa, che potrebbe apparire come la più fastidiosa, è in realtà molto importante perché dà la possibilità di riconoscere fin dall’inizio quali siano le informazioni fondamentali per la comprensione e l’analisi dell’opera.

A proposito dell’opera

Una tappa importante consiste nel situare l’opera nel suo contesto storico. Per poterlo fare al meglio è necessario preparare una scaletta di lavoro che comprenda:

Tutte le recensioni critiche già pubblicate a proposito

Se l’opera non è recentissima è estremamente probabile che qualcuno l’abbia già recensita. La lettura di queste recensioni vi permetterà di capire come lo scritto sia stato accolto. La ricezione di un’opera può variare a seconda di molti fattori: da un paese all’altro, a seconda del periodo di pubblicazione, di ristampe o riedizioni e in funzione dei contesti storiografici in cui va a inserirsi.

Potrebbe allora risultare utile:

  • cercare di capire se l’opera sia stata oggetto di una traduzione e quando questo sia avvenuto rispetto alla data della prima pubblicazione;
  • verificare se ne siano state pubblicate diverse edizioni e, eventualmente, consultare le ultime versioni.

A questo punto sarà necessario rintracciare tutte le recensioni critiche corrispondenti ai diversi contesti ed ai diversi periodi; per trovarle si può cominciare con una ricerca a tappeto sui portali online delle riviste storiche più conosciute (un esempio possono essere Persée, Cairn, Jstor…).

Nel fare questo bisogna stare attenti perché è possibile che le stesse recensioni siano state oggetto di un’analisi critica, in particolare se la ricezione dell’opera ha scatenato dei dibattiti. In questo caso potrebbe essere interessante integrare nella cernita del materiale che si utilizzerà per la propria recensione anche le considerazioni fatte sulle recensioni precedenti.

Le opere e gli articoli pubblicati sullo stesso tema

Nell’ottica di collocare l’opera nel giusto contesto, è importante non limitare il proprio studio. Non bisognerà quindi considerare esclusivamente l’opera in oggetto ma anche gli eventuali altri lavori che si sono occupati dello stesso tema e quelli che maggiormente si ritrovano citati tra i riferimenti più importanti. Per cercare ciò che è stato scritto su un medesimo tema può essere utile sia consultare le note e la bibliografia dell’opera che si sta studiando, sia utilizzare dei cataloghi online (come l’OPAC o quelli dei poli SBN2).
Benché sia il principio alla base della ricerca scientifica, ovviamente lo scopo non è impegnarsi in una lettura esaustiva di tutta la storiografia presente su un determinato soggetto, che darebbe il via ad un lavoro infinito, ma la necessaria esatta comprensione di quale sia il contesto storiografico all’interno del quale l’opera si inserisce. Anche in questo caso, per raggiungere il nostro obiettivo di ricerca, si potrà fare ricorso alle recensioni delle opere che abbiamo deciso di prendere in considerazione.

Le informazioni relative al percorso dell’autore

Cercare la bio-bibliografia dell’autore, in particolar modo consultandone la pagina istituzionale se si tratta di contemporanei, ricorrendo ad enciclopedie od eventuali dizionari biografici per gli altri.
Quale ruolo e posizione ricopriva l’autore al momento della pubblicazione del suo scritto? E in caso siano diversi, quali sono quelli che invece ricopre al momento della stesura della scheda critica? All’interno di quale corrente storiografica si inserisce l’autore? Benché se ne sia messa in luce l’importanza, se dovesse risultare impossibile consultare l’insieme delle opere di riferimento pubblicate sullo stesso tema, è necessario almeno avere una visione chiara della produzione dell’autore in modo da poter situare l’opera presa in esame nel complesso dei suoi lavori. Ci si potrà solo allora domandare se esista effettivamente una continuità nella produzione scientifica oppure no.

Analisi dell’opera

Lavorare su un resoconto critico vuol anche dire accordare allo studio dell’opera una grande attenzione che coinvolga ogni aspetto ritenuto degno di nota:
• la copertina (benché di norma sia indicativa più delle scelte della casa editrice che di quelle dell’autore);
• l’edizione e la collezione (la loro scelta non è neutra, a seconda di quanto siano in linea con certi orientamenti precisi – metodologici, politici, etc. – concorrono a dare una definizione dell’opera);
• la presenza di pre o postfazioni (dà un’idea di quale sia la direzione che l’edizione o la riedizione hanno voluto attribuire all’opera; anche in questo caso è utile informarsi sull’autore del testo);
• infine, le appendici (che possono eventualmente informare su fonti e metodi scelti dall’autore).

A seguire è necessario identificare la natura dell’opera e il tipo di pubblico a cui si rivolge: parliamo di un manuale, di una sintesi, di un saggio o della rielaborazione di una tesi? Si tratta di un’opera di divulgazione o si indirizza ad un pubblico di specialisti?

Nella pratica non sarà necessario integrare tutti questi elementi all’interno del resoconto finale dell’opera, esso verrà redatto sulla base della chiave di lettura che si vorrà scegliere e dello spazio concesso. Un lavoro preparatorio di questo genere permetterà però di poter disporre contemporaneamente tanto di una visione globale dell’opera quanto di una maggiormente attenta ad aspetti più specifici, creando forse i presupposti per poter cominciare ad elaborare una problematica strutturata. Solo una volta superata questa tappa ci si potrà concentrare sulla recensione ed elaborarla attivamente.

La scrittura della recensione critica di lettura

Vieux breton faisant une lecture

“Jean-Jacques Monanteuil (1785-1860), Vieux breton faisant une lecture (1850 c.ca). Olio su tela. Musée de Tessé di Le Mans (by Pymouss via Wikimedia Commons ([Public Domain])

Come per moltissimi altri tipi di testi un modello unico di riferimento per una recensione critica non esiste. Sia il formato che il contenuto possono variare in funzioni di diversi criteri: il committente, il numero di battute di cui si dispone, il punto di vista scelto, etc… Gli elementi che sono stati elencati ed analizzati in precedenza sono comunque quelli che nella maggior parte dei casi vengono comunemente trattati, quello che può cambiare è lo spazio che si vuole accordare ad ognuno di essi all’interno della struttura della recensione.

Un testo relativamente corto

A seconda di chi l’ha richiesta (una rivista cartacea, una rivista online, una presentazione ad un seminario, etc…) la lunghezza della recensione può cambiare notevolmente e il contenuto dovrà essere adattato di conseguenza. In ogni caso comunque è necessario che il testo rimanga relativamente corto: questo si ottiene attuando quello che si chiama “lavoro di sintesi”. In generale la forma in cui dovrà essere presentato viene specificata all’inizio: se si tratta della presentazione di una ricerca effettuata all’interno di un corso universitario potrebbe essere richiesta una stesura tra le dieci e le quindici pagine, per una rivista invece potrebbero bastarne tra le due e le cinque3. Spesso è proprio la lunghezza accordata ad una recensione che, all’interno di una rivista, è indice dell’importanza che viene attribuita all’opera esaminata.

L’introduzione

Utilizzando le informazioni raccolte durante il lavoro di preparazione è possibile definire l’introduzione di una recensione critica considerando, nell’ordine che più risulta pertinente, tre elementi:

  • L’autore: indicare il suo ruolo (al momento della pubblicazione dell’opera e, eventualmente, al momento della redazione della scheda di lettura), segnalare il suo campo ed oggetto di studio preferito tracciandone eventualmente il percorso di ricerca, collocare l’opera all’interno della sua produzione. La presentazione dell’autore è generalmente la variabile attraverso cui “aggiustare” la lunghezza della recensione: può essere ampliata o ridotta a seconda delle necessità, mai eliminata del tutto.
  • L’opera: presentare la natura del testo studiato (libro, numero monografico di una rivista, etc.), la sua origine (risultato di una tesi, lavoro di sintesi, etc.) e il suo pubblico di riferimento (opera di divulgazione o saggio per il grande pubblico, edizione scientifica per specialisti, manuale per studenti, etc.).
  • Il contesto storiografico: qui si tratta d’indicare l’oggetto dell’opera e collocarlo correttamente all’interno del contesto storiografico in cui va ad inserirsi, sia da un punto di vista generale che, soprattutto, considerando la specificità del soggetto trattato. È una questione totalmente inedita? L’analisi si inserisce in un continuum con le interpretazioni precedenti? etc.

È importante chiedersi se la pubblicazione dell’opera risponda alla stringente attualità (politica, sociale, economica, memoriale) perché la sua storicizzazione, in certi casi, può essere utile. È perciò utile considerare con attenzione il suggerimento di Bernard Lepetit e Jacques Revel di leggere la citatissima formula di Lucien Febvre «la storia è figlia del suo tempo» sotto una nuova ottica, interpretandola come “la storia è una modalità particolare […] dell’appropriazione che il presente fa del passato4.

In certi casi l’attualità politica e/o memoriale può avere delle conseguenze non trascurabili sulla scrittura della storia e sulla ricezione di certe opere a cui possono poi aggiungersi anche gli effetti di una traduzione tardiva di un’opera figlia delle circostanze dei tempi; è importantissimo comunque non creare dei collegamenti artificiali e distorti con l’attualità, non “forzare la mano”.

L’analisi critica

Una tale introduzione può (e deve, in presenza di spazio sufficiente) concludersi con un breve riassunto che faccia presente qual è la tesi dell’autore e l’organizzazione generale della presentazione. Tuttavia, un semplice riassunto non è sufficiente, è per questo che si parla di recensione critica. È proprio l’analisi critica quindi a costituire il cuore della recensione. La lettura dell’opera “penna alla mano” permette di identificare la tesi dell’autore e ricostituire la trama del suo ragionamento e la logica della sua dimostrazione.

A partire da questa lettura guidata e dalle informazioni raccolte durante il lavoro di preparazione è allora possibile identificare una problematica che possa essere utilizzata per il resoconto dell’opera. Quest’ultima varierà in ragione della finalità:

  • Una scheda di lettura realizzata per una rivista può lasciare spazio alla descrizione dell’opera (tenendo conto dello spazio sempre maggiore assegnato alle recensioni all’interno di riviste specializzate), soprattutto se la sua funzione è proporre una breve presentazione di un’opera di recente pubblicazione a dei lettori e delle lettrici che ancora non la conoscono.
  • Una scheda di lettura redatta al termine di un corso universitario – o con l’intento di operare una vera analisi critica – dovrà cercare di inserire una riflessione sul contributo che l’opera apporta alla propria ricerca.
  • Infine, nell’ottica di una “lettura per sé” sarà questa riflessione a guidare quasi totalmente la lettura dell’opera. Non ci si focalizzerà sugli aspetti dello scritto che sono in linea con la propria ricerca o su quelli che si rivolgono ad un altro soggetto, ma ci si interesserà quasi esclusivamente al rapporto teorico e/o metodologico che esso porta con sé.

Scrivere una recensione critica di lettura comporta allora la redazione di un resoconto della propria lettura dell’opera, in particolar modo in funzione delle questioni (storiografiche, teoriche ed epistemologiche) che saranno state identificate come principali (in relazione o meno con la propria ricerca).

È quindi possibile decidere di non trattare tutti gli aspetti dell’opera, ma scegliere di avvicinarvisi considerando un punto di vista particolare: il metodo utilizzato dall’autore; la coerenza tra il progetto dell’autore e quello che ha effettivamente scritto, etc. Per quanto riguarda la recensione di un’opera collettiva o del numero monografico di una rivista, si potrà anche scegliere di focalizzare l’analisi su una tematica particolare che risulterà essere la più importante in funzione della ricerca intrapresa, del pubblico per cui si scrive, etc.

Aufmerksame Lectüre, 1924 - Albert Josef Franke

“Albert Josef Franke (1860-1924), Aufmerksame Lektüre (1924). Olio su tela 24 x 18 cm. Collezione privata (by Auktionshaus Zeller via Wikimedia Commons ([Public Domain])

Uno studio critico serve quindi a produrre un’analisi dell’opera coerente con l’aspetto più pratico del lavoro dell’autore: in quanto a problematica, raggiungimento del proprio obiettivo, modalità di argomentazione, fonti utilizzate, metodo impiegato e conclusioni principali. Tutti questi elementi devono essere descritti e commentati al fine di sottolineare sia i contributi innovativi e originali che i limiti dell’opera analizzata.

La conclusione

Qualunque sia la natura del testo redatto, è importantissimo assicurarsi di concluderlo per il meglio. Attenzione, non è necessario produrre una conclusione definitiva, ma evitare di terminare il proprio scritto in modo troppo “brusco”.
Per concludere una recensione critica, l’ideale sarebbe: tracciare un bilancio dell’analisi dell’opera fatta fino a quel momento; ritornare sul suo apporto complessivo; sottolineare i limiti che proprio il lavoro di critica avrà portato alla luce. Tutto questo, con l’obiettivo di rendere possibile l’apertura di nuove prospettive di ricerca.

Linea di separazione
  1. Nella versione francese si fa riferimento a La vie des idées, nonfiction.fr, Recensio.net e Lectures [NdT]. []
  2. Nella versione francese viene consigliato il SUDOC [NdT]. []
  3. In Francia i parametri sono leggermente diversi, tra le cinque e le dieci pagine per la presentazione di una ricerca universitaria, tra una e cinque pagine per un contributo all’interno di una rivista. [NdT]. []
  4. «l’histoire serait une modalité particulière […] de l’appropriation du passé par le présent», LEPETIT, Bernard, REVEL, Jacques, «L’expérimentation contre l’arbitraire», in Annales. Économies, Sociétés, Civilisations, XLVII, 1/1992. pp. 261-265, p. 262 [NdT). []

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