ISSN: 2038-0925

Devenir historien-ne: post #27

Prosegue la partnership avviata con Devenir historien-ne, il blog di informazione storica di Émilien Ruiz, Assistant Professor in Digital History presso il Dipartimento di Storia di Sciences Po a Parigi. Questo mese proponiamo la traduzione del post «Des usages littéraires de l’histoire».

La traduzione e l’adattamento dal francese sono stati curati da Ludovica Lelli, curatrice della versione italiana della rubrica.

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Cosa farsene di Wikipedia
23 marzo 2016

di Émilien Ruiz

Il tema di questo post è… Wikipedia. Quel mostro digitale che ci è entrato in testa da 15 anni e di cui alcuni si divertono a denunciare le trasgressioni… a volta a ragione, altre per pura ossessione.
Quest’anno, per via di una cattedra intitolata «Ricerca e strumenti digitali» destinata a studenti e studentesse del secondo anno di laurea triennale, mi sono accorto del fastidio che certi discorsi superficiali sul «digitale» in generale e su Wikipedia in particolare mi suscitano.

Ritorno al 2016

La prima volta che ho avuto l’opportunità di insegnare qualcosa a universitari/e in triennale è stata 10 anni fa, in un corso di scienze umane e sociali. La coordinatrice, Manuela Martini riteneva fondamentale che chi insegnasse nel corso avesse seguito la stessa formazione. Sembrerebbe un’ovvietà, ma non lo era… e non lo è neanche adesso. In questo modo gli esercizi pratici potevano insistere sull’interesse per gli strumenti informatici (non si parlava ancora di digitale) in scienze umane e sociali e sulle modalità di impiegarle in campo storico per esempio. In più, uno degli argomenti del programma riguardava la «validazione delle informazioni trovate su Internet». Voleva essere un’occasione per spiegare agli studenti in cosa consistesse lo «spirito critico» così caro agli storici, il tema della critica interna/esterna delle fonti, l’importanza dell’incrocio delle informazioni, la loro gerarchizzazione, ecc… Potrei sbagliarmi, ma mi sembra di essermi trovato di fronte a studenti che, fino a quel momento, non avevamo mai usato le informazioni trovate su Internet in modo critico e, soprattutto, poiché erano al primo anno, praticavano sistematicamente il «copia-incolla» da diversi siti, tra gli altri anche Wikipedia.
In questo contesto, il corso tentava di formare gli studenti ad un miglior uso di Wikipedia. Era già molto impiegato, si trattava solo di insegnare loro come procedere ad una lettura attiva degli articoli: a comportarsi come lettrici e lettori critici e non solo come semplici consumatori.

La situazione nel 2016

Nel 2016 sono passato dalla condizione di semplice laureato ad essere assunto come docente (per qualche mese ancora stagista) di «storia contemporanea e scienze umane digitali». A questo titolo sono stato incaricato di tenere un corso di 12 ore dedicato agli strumenti digitali al secondo anno di laurea triennale. Mi sono quindi trovato a rivolgermi ad una generazione di giovani chiamati «nativi digitali», ma che, per la maggior parte, erano solo Facebook nativi (nel 2006 era ancora necessario metterli in guardia sull’importanza di filtrare le loro foto da sbronzi… penso che adesso questa fase sia passata, anche se dobbiamo ancora insistere sulla necessità di evitare di creare indirizzi e-mail tipo «bigboobs1995@hotmail.com»[]).
Dopo una lezione di introduzione generale sulle trasformazioni digitali del mestiere di storico e quello che implicano in termini di condizioni di studio mentre si è studenti, la prima lezione è stata dedicata veramente al concreto degli strumenti di ricerca più familiari – o almeno così pensavo – agli studenti: Google e Wikipedia.
Per quanto riguarda Google si trattava semplicemente di familiarizzare con l’utilizzo degli strumenti avanzati (Google Books, Google Scholar, i filtri e gli operatori di ricerca). Per Wikipedia mi sono concentrato principalmente sul suo funzionamento, che per molti rimane comunque decisamente oscuro… Ora, se è così è soprattutto per pigrizia (di tutti in generale!): tutti i criteri di accettazione di una notizia sono espliciti. Per prepararsi alla lezione ho «vivamente incoraggiato» gli studenti a considerare tre temi:

  • Identificazione delle fonti affidabili
  • Citazione delle fonti
  • Verificabilità

Ho fatto questo, oltre ad ad incitarli durante il corso ad informarsi sulle «fonti primarie, secondarie, terziarie» spiegando loro cosa sia il modello {{riferimenti necessari}} e le modalità per giudicare la qualità di un articolo per esempio controllando la presenza di menzioni quali {{riferimento da inserire}} o {{da verificare}} o le condizioni di evidenziazione di «contenuti di qualità».
Ho anche aggiunto la necessità di buttare un occhio alle discussioni nate a proposito dell’articolo e alla lista dei riferimenti inseriti in bibliografia, anche in assenza di un modello che indicasse una distorsione. Quest’ultima tappa doveva permettere loro di giudicare l’affidabilità rispetto alle aspettative (si tratta, per esempio, di fonti quasi esclusivamente giornalistiche? Si fanno riferimenti invece a lavori scientifici? In un caso come nell’altro, la pagina potrebbe essere comunque affidabile ma non corrispondere alle aspettative di chi sta effettuando la ricerca…).
Infine, ho insistito sulla necessità, a prescindere dall’enciclopedia utilizzata (che fosse uno strumento universitario, Wikipedia o altro), di non accontentarsi mai di un’unica fonte di informazioni. La necessità di incrociare le fonti non è legata solo alla volontà di evitare gli errori, ma anche al voler completare le informazioni che su un’enciclopedia o sull’altra potrebbero essere parziali.
Arrivato il giorno dell’esame una delle domande era questa:

L’enciclopedia Universalis fa parte di risorse digitali a cui voi avete libero accesso. Perché è raccomandato che incrociate le informazioni di Universalis con quelle trovate su Wikipedia (e viceversa)? Eccettuate le loro condizioni di consultazione (libera per una, su abbonamento per l’altra) qual è la principale differenza tra le due enciclopedie?

Pensavo di aver già aiutato molto gli studenti indicando «e viceversa», ma con mia grande sorpresa molti (non la maggioranza, ma comunque molti…) risposero:

Bisogna incrociare le due enciclopedie perché Wikipedia non è affidabile.

La principale differenza tra le due enciclopedie è che Universalis è scritta da esperti, e dunque affidabile, mentre Wikipedia può essere scritta da chiunque, e va quindi letta con più prudenza…

A questo punto del post immaginerete sicuramente la mia sorpresa… Maggiormente accentuata dal fatto che, nello stesso esame, figurava un’altra domanda a cui ho ricevuto risposte quanto meno singolari:

Tra le letture preparatorie alla 5° lezione veniva citato lo storico Marc Bloch che, in Apologia della storia o Mestiere di storico, afferma che «la cosa più utile di queste opere è spesso da cercare in cantina». A cosa rinvia questa metafora?

Per un numero tutt’altro che trascurabile di studenti e studentesse che non avevano completato la lettura questa metafora rinviava al fatto:

che le informazioni utili in storia si trovano all’interno di vecchi libri conservati in cantina… e sicuramente non su Internet.

Come ho ricordato agli studenti in sede di correzione dell’esame, è difficile che Marc Bloch potesse contestare l’utilità di Internet per gli storici e le storiche all’interno di un’opera pubblicata postuma alla fine degli anni Quaranta…
Se riporto queste risposte non è, sia chiaro, per deridere gli studenti in questione, ma per rilevare ciò che queste mostrano del loro rapporto con la ricerca di informazioni su Internet in generale e su Wikipedia in particolare. Dopo essermi confrontato su questo con dei colleghi, soprattutto su Twitter, mi sembra di aver individuato due diverse possibili spiegazioni al numero di studenti che condividono questo punto di vista:

  • la prima è che, dopo diversi anni in cui hanno sentito gli insegnanti screditare le enciclopedie partecipative, gli studenti abbiano davvero interiorizzato il fatto che Wikipedia (e più in generale la ricerca di informazioni su Internet) sia pericolosa;
  • la seconda è che coloro che hanno risposto così alle domande potrebbero non condividere davvero questo punto di vista, ma che abbiano cercato di conformarsi a quello che pensavano che il loro professore si aspettasse da loro.

In entrambi i casi ci si trova di fronte ad un risultato che mi sembra che rappresenti un grave errore pedagogico: la proibizione pura e semplice dell’utilizzo di Wikipedia o la messa in guardia sistematica, senza alcuna forma di spiegazione rispetto al suo funzionamento, per via della mancanza di affidabilità dei suoi articoli.

Wikipedia, il terreno ideale per la formazione alla critica storica

Cos’è che caratterizza il mestiere dello storico da un punto di vista tecnico più che il trattamento delle fonti? Critica interna, critica esterna… ecco la base della formazione di storici e storiche rispetto all’uso di una documentazione, qualsiasi essa sia.
Passiamo degli anni a formare gli studenti alla lettura «matita alla mano» di estratti di articoli e opere spiegando loro che bisogna imparare a studiare la logica interna di un testo, giudicare i contenuti di un autore a seconda del vocabolario utilizzato e degli esempi scelti, a prendere in considerazione il contesto di scrittura o di diffusione di un documento, ecc… Commenti di documenti, analisi di articoli scientifici, lettura delle fonti primarie: il cuore della formazione degli studenti e delle studentesse in storia si posa sull’apprendimento di un approccio critico ai documenti. Tale approccio critico potrebbe essere più semplicemente definito come lettura attiva: chi scrive? In quale contesto? Per quale pubblico? Con quali argomenti? È la stessa cosa che esprimersi sulla stampa, in un diario o in un trattato politico? Ecc…
Questo è sicuramente uno dei (numerosi) interessi della formazione universitaria in storia, anche per coloro che non vorranno né insegnare né occuparsi di ricerca.
Tuttavia, di fronte a Wikipedia, parecchi colleghi spiegano ai loro studenti che questa enciclopedia non deve essere utilizzata per nessun motivo. Se questo mi sembra sbagliato non è perché l’enciclopedia partecipativa sia esente da qualsiasi critica; se penso che si possa, e si debba, utilizzare Wikipedia non solo come strumento di documentazione, ma anche come strumento pedagogico è esattamente perché questa enciclopedia costituisce l’ideale terreno di formazione alla lettura attiva dei documenti (e, per gli studenti più avanzati, alla scrittura suffragata da fonti).
Qualche tempo fa annunciai il lancio di WikiMOOC sulla piattaforma France Université Numérique con questo commento: «Imparate a contribuire su Wikipedia! Per insegnare meglio agli studenti ad utilizzarla, per esempio…». Ho quasi subito ricevuto il commento seguente da parte di Eliane Daphy, contributrice regolare dell’enciclopedia.

Grazie a Wikipedia gli apprendisti storici impareranno che la Nouvelle Revue d’histoire non è una rivista di estrema destra, ma una rivista scientifica con comitato di lettura e, dunque, una «fonte» di qualità che permette di ben redigere articoli enciclopedici neutri.

Prendiamo l’esempio sul serio ed esaminiamo l’articolo in questione.

Effettivamente l’incipit è molto neutro. La Nouvelle Revue d’histoire viene presentata come «una rivista bimestrale francese dedicata alla storia e creata nel luglio 2002».
Non lascia intravedere nessuna presa di posizione politica da parte dei fondatori o degli animatori della rivista. Ciò nonostante, dato che il nostro ruolo è formare gli studenti ad andare più a fondo nella lettura della prima riga degli articoli – e mi sembra che la maggior parte di loro potrebbe leggere anche il seguito – riproduciamo qui il primo paragrafo:
«La Nouvelle Revue d’histoire succede a Enquête sur l’Histoire (1991-1999), parimenti fondata e diretta da Dominique Venner ; editore SARL Histoire et Mémoire. I principali contributori della NRH sono stati simpatizzanti della «Nouvelle Droite» (spesso membri anziani del GRECE), corrente derivata dal nazionalismo europeo, come Philippe Conrad. Sono presenti anche altre sensibilità, come quella della storica monarchica Anne Bernet, degli universitari Bernard Lugan (dottore in storia e relatore di seminari all’Università di Lione III in storia e geostrategia della francofonia) e François-Georges Dreyfus (professore emerito all’Università Paris IV-Sorbona ed ex dirigente gaullista), di Jacques Dupâquier (demografo), di Jacques Heers e di altri personaggi che partecipano regolarmente a Radio Courtoisie».
Difficile sostenere che l’orientamento politico della rivista non sia affrontato dai redattori dell’articolo. Il primo link rinvia alla pagina biografica di Dominique Venner che si apre così:
«Dominique Venner, nato il 16 aprile 1935 a Parigi e morto il 21 maggio 2013 nella stessa città è un saggista francese.
Schierato all’estrema destra, è autore di diversi libri di storia sul periodo che va dal 1914 al 1945, in particolar modo sulla Rivoluzione russa, i corpi franchi baltici, il collaborazionismo e la Resistenza in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale».
Del resto, quella che viene chiamata lettura attiva presuppone che lo studente che leggendo questo articolo incontra l’espressione «Nouvelle droite» e la sigla «GRECE» vada poi automaticamente ad informarsi su questi movimenti politici. Anche se dovesse farlo esclusivamente su Wikipedia, su questi movimenti di estrema destra troverebbe moltissime informazioni. Ma soprattutto, se ben formato, per cercare qualche informazione complementare si rivolgerà al sito di un’altra enciclopedia, a qualche piattaforma specializzata o anche alla biblioteca universitaria… Si comporterà come un lettore critico e non come un semplice consumatore di informazioni online.

Lettura critica… e se passassimo alla scrittura?


Avendo solo 12 ore per avviare gli studenti agli strumenti digitali in storia non ho potuto dedicare a Wikipedia più di una mezza lezione. Ma sono convinto della sua utilità, non solo per insegnare agli studenti ad adottare un atteggiamento di lettura attiva, ma anche per formarsi alla scrittura e alla sintesi storiografica. Mi sembra che sia importante anche affrontare la scrittura, che si tratti della creazione di note inedite, della correzione o dell’aggiornamento di informazioni già esistenti su Wikipedia, come esercizio pedagogico euristico, sia in triennale che anche, e soprattutto, in magistrale.
Giusto il tempo di sperimentare un po’ e probabilmente tornerò a parlarne…

Una lettura fortemente raccomandata per andare (veramente) avanti sul tema «Wikipedia»

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  1. È ovviamente un esempio fittizio. []

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